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I gas vietati responsabili del buco dell’ozono continuano a fare danni

Vecchi sistemi di raffreddamento e sistemi per l'isolamento termico obsoleti producono alti livelli di clorofluorocarburi (CFC). L'appello all'azione in un editoriale di Nature

In un nuovo editorale della rivista Nature arriva un appello alle nazioni perché agiscano di nuovo contro i clorofluorocarburi (CFC), una classe di sostanze chimiche contenute nei sistemi di raffreddamento, tra i maggiori responsabili, come è risaputo, della distruzione del buco dell’ozono. Queste sostanze continuano a essere prodotte da vecchi sistemi di raffreddamento, frigoriferi obsoleti e dai sistemi per l’isolamento termico in schiuma degli edifici.

L’esempio virtuoso del protocollo di Montreal

E’ ormai noto dagli anni Ottanta che i CFC sono stati i maggiori responsabili della distruzione della fascia di ozono, un gas fondamentale per la vita e che ci protegge dai raggi solari ultravioletti. Dopo uno studio del 1985 pubblicato proprio su Nature sulla pericolosità di queste sostanze, utilizzate per decenni soprattutto nelle bombolette spray e nei sistemi di raffreddamento, arrivò la svolta attraverso il protocollo di Montreal. Nel 1987, dopo soli due anni dalla pubblicazione delle studio, la comunità internazionale approvò così linee guida e regole per interrompere la produzione dei CFC, sostituendoli con altri gas meno pericolosi per la fascia di ozono. Il protocollo fu ratificato nel 1989 e ha funzionato: il buco dell’ozono si è via via ridotto, arrivando al minimo storico nell’ottobre scorso, e quell’atto ancora oggi è un fulgido esempio di come le nazioni possano, se lo vogliono, attuare politiche realmente efficaci per la difesa dell’ambiente.

ozono gas CFC
Fonte NASA

Ma i CFC non hanno semplicemente esaurito l’ozono. Hanno anche effetti climatici in quanto gas a effetto serra, e avrebbero cambiato il modo in cui l’aria circola nell’emisfero meridionale. Un team guidato da ricercatori del Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences di Boulder, Colorado, ha confermato su Nature che il Protocollo di Montreal ha anche contribuito a mettere in pausa – o in alcuni casi invertire – i recenti cambiamenti nella circolazione atmosferica causati dall’assottigliamento dello strato di ozono.

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I vecchi sistemi di raffreddamento producono danni anche oggi

I benefici del protocollo di Montreal e degli accordi ambientali internazionali sono dunque duraturi nel tempo su più livelli. Ma la guerra ai CFC non è ancora stata vinta e il protocollo deve ancora raggiungere tutti i suoi obiettivi. Un nuovo report, pubblicato solo qualche giorno fa su Nature Communications ha destato preoccupazioni nella comunità scientifica. Nel protocollo di Montreal, infatti, non fu stabilito di smaltire le vecchie fonti di CFC, perché l’accordo riguardava le fonti future di clorofluorocarburi.

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge hanno evidenziato che due tipologie di CFC (CFC-11 e CFC-12) stanno fuoriuscendo dalle vecchie apparecchiature di raffreddamento e dagli obsoleti sistemi di isolamento a schiuma degli edifici in quantità maggiori di quanto stimato. Gli scellerati comportamenti del passato continuano dunque a produrre effetti negativi anche oggi.

Secondo quanto riporta Nature, questi depositi di CFC potrebbero potenzialmente ritardare di sei anni il recupero dell’ozono, aggiungendo anche l’equivalente di nove miliardi di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera.
Sono stati riscontrati anche livelli più alti del previsto di CFC-113, una sostanza chimica precedentemente utilizzata in solventi la cui produzione è vietata. Occorre dunque un passo in più da parte di tutte le nazioni affinché gli obiettivi del protocollo di Montreal siano definitivamente raggiunti.

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Judith Jaquet

Mi sono laureata con lode in Letterature straniere, indirizzo in Scienze della Comunicazione, con una Tesi in Linguistica generale, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Sono iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia (Albo dei professionisti) dal 2008, dopo aver frequentato il Master in Giornalismo Campus Multimedia dello Iulm. Lavoro nella redazione di Meteo Expert dal 2011 e mi occupo della gestione dei contenuti editoriali sul web e sui social network. Conduco le rubriche di previsioni meteo in onda sui canali Mediaset e sulle principali radio nazionali.

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