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BioEconomia: tassello dell’economia circolare e della mitigazione climatica

La BioEconomia può essere un fattore chiave per salvaguardare le risorse naturali ma solo se rigenerativa e circolare

La BioEconomia è presente nelle strategie di crescita di oltre 50 paesi nel Mondo, Italia inclusa, e si applica a tutti i settori e i sistemi che producono o dipendono da risorse biologiche. La BioEconomia interconnette le risorse provenienti dagli ecosistemi terrestri e marini con i settori produttivi che usano e producono risorse biologiche, che diventano input per tutti i settori economici ed industriali che utilizzano prodotti e processi biologici per produrre cibo, prodotti bio-based, energia e servizi.

La BioEconomia rappresenta un tassello efficiente dell’economia circolare solo se le attività produttive ad essa riconducibili vengono praticate in maniera sostenibile. In questo caso si parla di BioEconomia vitale, ovvero un’economia in grado di rigenerarsi utilizzando risorse rinnovabili in modo durevole. L’aspetto “rigenerativo” è condizione preliminare perché la BioEconomia sia a tutti gli effetti circolare e sostenibile. Il rapporto della BioEconomia con il capitale naturale è virtuoso solo se le risorse naturali vengono utilizzate con modalità che favoriscono la loro resilienza, ovvero che mantengono la fertilità dei suoli permettendone la rigenerazione.

Come si può adottare un nuovo paradigma economico che si basa sulla rinnovabilità e la disponibilità di risorse biologiche che sono, per loro caratteristica, limitate? Stabilendo modalità e priorità del loro impiego.

Il rapporto sull’economia circolare 2020, elaborato da CEN-Circular Economy Network in collaborazione con ENEA, da come priorità assoluta la sicurezza alimentare e per quanto riguarda le modalità, pone l’accento sulla generazione di biomassa in modo rigenerativo, ovvero una generazione che considera non solo gli effetti diretti e immediati delle attività anche quelli indiretti e a medio-lungo termine.

La generazione sostenibile di biomassa agricola deve evitare l’uso di sostanze chimiche inquinanti e nocive e deve assicurare il mantenimento della fertilità dei suoli. L’utilizzo di biomassa forestale deve essere fatto secondo i criteri della gestione forestale sostenibile, attenta non solo alla funzione produttiva di lungo termine, ma al mantenimento delle funzioni ecosistemiche e di regolazione fornite dalle foreste.

Il capitale naturale al quale si deve prestare particolare attenzione è il suolo. Si stima che il 33% dei suoli, a livello mondiale, si degradato. A livello europeo ogni anno viene impermeabilizzata un’area di 348 chilometri quadrati (in media). L’erosione del suolo è un altro punto critico, diminuisce lo strato fertile con conseguente abbassamento della produttività e perdita di biodiversità. Un indicatore di impoverimento del suolo è il carbonio organico e risulta in costante perdita; una delle principali cause dell’impoverimento di carbonio organico è l’uso di fertilizzati chimici. Un modo per invertire la tendenza e favorire l’aumento di carbonio organico nel suolo è l’utilizzo di compost generato dal trattamento dei rifiuti organici, o compost digestato frutto del procedimento di produzione di energia rinnovabile da biometano. Una migliore gestione del suolo, che rispetti priorità e modalità della BioEconomia rigenerativa, favorirebbe l’aumento di carbonio organico, a vantaggio della mitigazione della crisi climatica, della fertilità dei terreni e della conseguente sicurezza alimentare.

La BioEconomia risente, come tutto il resto del sistema, della crisi climatica ma, se rigenerativa e circolare, può essere utilizzata come fattore di contrasto, da un lato attraverso l’utilizzo di biomassa come fonte di energia rinnovabile e dall’altro, come appena visto, favorendo l’aumento di carbonio organico nei suoli e nelle foreste.

 

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Elisabetta Ruffolo

Nata a Milano, classe 1989, laureata in Management Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, conclude il suo percorso accademico con un elaborato in diritto dell'economia su "La normativa europea sull'equity crowdfunding: problemi e prospettive". Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico, per le quali è responsabile di produzione. E' responsabile editoriale dei contenuti di IconaClima e IconaMeteo. Studia gestione e comunicazione della sostenibilità presso l'Alta scuola per l'Ambiente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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