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Biometano, ci aiuterà a decarbonizzare ma servono strategie

In Italia gli strumenti per decarbonizzare ci sono, ma servono politiche a lungo raggio per reimpostare i modelli produttivi e le fonti che li alimentano

Il biometano è una fonte di energia rinnovabile che si ottiene dagli scarti agricoli e deiezioni animali (biomasse agricole), scarti della filiera alimentare e dai rifiuti solidi organici. E’ una fonte di energia rinnovabile e programmabile, ovvero la sua disponibilità ai fini produttivi rimane costante nel tempo.

L’ottenimento del biometano avviene a partire dalla produzione di biogas, secondo il Consorzio Italiano Biogas, l’Italia è tra i maggiori produttori mondiali di biogas con oltre 2 miliardi e 800 milioni di metri cubi equivalenti di biometano prodotto ogni anno; Il suo potenziale di produzione è però più grande, si stima che entro il 2030 se ne potrà produrre fino a 10 mld l’anno.

Date le sue caratteristiche, il biogas si presta al mercato del consumo energetico, ma di particolare interesse sono le possibili implicazioni che può avere nel settore agricolo. Il comparto agricolo è per l’Italia un settore chiave: come evidenziato da Confagricoltura, l’Italia si conferma al primo posto in Europa per il valore della produzione delle attività agricole connesse (trasformazione, vendita diretta, agriturismo, etc.) e al terzo posto, dopo Francia e Germania, per il valore della produzione in generale. Anche per quanto riguarda il lavoro in agricoltura, l’Italia mantiene il primato in Europa per numero di occupati nel settore primario con 1 milione e 125.000 lavoratori, seguita da Spagna e Francia.

Data l’importanza del comparto agricolo per l’Italia è necessario investire in innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile nel settore. L’utilizzo del biometano in agricoltura offre un duplice vantaggio: riduce le emissioni dei processi produttivi perchè è CO2 neutro (vedi: SCS, Soil Carbon Sequestration) e può quindi ridurre anche le emissioni del settore agricolo italiano, si stima un 7% delle emissioni di gas serra in meno; come abbiamo visto nell’approfondimento Cambiamento climatico: il ruolo dell’agricoltura e dell’allevamento,  il biometano inserito in un circuito produttivo sostenibile è in grado di aumentare la capacità di assorbire e immagazzinare carbonio del suolo. Inoltre l’utilizzo del biometano, restituisce al terreno sostanza organica: la sostanza organica “di scarto” che fa parte del processo produttivo del biometano è un ottimo fertilizzante naturale utilizzabile in alternativa a quelli di origine fossile. 

L’utilizzo di questa fonte rinnovabile è considerata anche la via italiana per la decarbonizzazione della mobilità.
Se l’Italia è leader in Europa per veicoli a gas naturale compresso, il biometano renderebbe la mobilità ancora più “verde”. Questa risorsa, ottenuta dalla frazione organica dei rifiuti urbani o da scarti agricoli e agroalimentari, emette livelli quasi nulli di polveri, andando a mitigare l’impatto dei trasporti su terra sulla qualità dell’aria.
Secondo SNAM, una delle principali società di infrastrutture energetiche al mondo, “le possibilità di utilizzo e di ulteriore sviluppo della mobilità sostenibile in Italia sono concrete e lo dimostra la presenza di una rete distributiva di circa 1.250 impianti, in costante aumento, un parco circolante di oltre un milione di veicoli leggeri che possono usare fin da subito biometano, oltre ai 3.300 autobus a metano. Le proiezioni di Snam a lungo termine vedono il biometano coprire almeno un terzo dei consumi di combustibili per autotrazione, con la parte restante coperta da altre tecnologie alternative, come biocarburanti liquido ed elettrico.”

Per far sì che il biometano e le altre energie rinnovabili diventino elementi su cui far perno in una transizione energetica sostenibile, c’è bisogno di strategie attuative concrete. Sul tema, il Consorzio Italiano Biogas, aveva proposto un position paper, redatto insieme a SNAM e Confagricoltura, dal titolo “Lo sviluppo del biometano e la strategia di decarbonizzazione in Italia”. L’elaborato, oltre ad analizzare i vantaggi produttivi e ambientali dati dallo sviluppo del biometano, pone la necessità di una vera e propria agenda del biometano con gli obiettivi elencati di seguito:

  • ridefinire l’intervallo temporale utile per l’accesso agli incentivi previsti per il biometano, tenuto conto dei ritardi nella definizione della regolazione tecnica nonché della tempistica per procedere effettivamente alla sua immissione nella rete del gas;
  • prevedere, entro il 2030, un target annuo minimo di immissione di biometano in rete pari ad almeno il 10% del metano immesso in rete nello stesso periodo, tenendo conto che l’Italia è in grado di produrre in maniera sostenibile circa 8 miliardi di metri cubi di gas considerando esclusivamente la tecnologia della digestione anaerobica da matrici agricole e da rifiuti;
  • procedere all’aggiornamento della normativa nazionale vigente sui biocarburanti avanzati (DM 10 ottobre 2014) coerentemente con le disposizioni introdotte dalla Direttiva (UE) 2015/1513 in vigore da ottobre 2015;

  • prevedere un sistema di contabilizzazione che sia idoneo a valorizzare il ruolo svolto dalla imprese agricole negli assorbimenti di CO2 nelle diversi fasi di produzione del biometano che sia utile anche ad una ricalibratura del sistema di incentivazione del biometano secondo un approccio Life-Cycle Assessment;
  • prevedere l’istituzione di un Registro delle Garanzie di Origine del biometano che consenta lo sviluppo di un mercato attivo di scambi in grado di far emergere il legame di valore tra biometano ed emissioni evitate di carbonio;
  • prevedere una modifica della regolazione del mercato dei certificati di immissione in consumo (CIC) volta a rendere trasparenti le transazioni e dunque il prezzo dei titoli;
  • prevedere l’istituzione di un meccanismo di fissazione di un prezzo minimo del carbonio (Carbon Price Floor) che complementi il prezzo dell’Emission Unit Allowance che si forma sull’Emission Trading System.

Recentemente l’attenzione del Governo al settore del biogas si è tradotta nell’introduzione nella Legge di bilancio 2020 di  nuovo sistema incentivante per l’agricoltura legato all’utilizzo di rifiuti e deiezioni prodotti dagli allevamenti. In particolare, la norma prevede che gli impianti di produzione alimentati a biogas possano godere di nuovi sussidi, purché facciano utilizzo “di almeno il 40% in peso di effluenti zootecnici, e che riconvertano la loro produzione giornaliera secondo un nuovo regime programmabile”. Senz’altro un segnale politico forte verso un cambiamento, ma perché si arrivi alla possibilità di attuare una strategia concreta di transizione è necessario un quadro normativo stabile sulla base del quale si possano convertire i sistemi produttivi in maniera socialmente sostenibile.

 

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Elisabetta Ruffolo

Nata a Milano, classe 1989, laureata in Management Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, conclude il suo percorso accademico con un elaborato in diritto dell'economia su "La normativa europea sull'equity crowdfunding: problemi e prospettive". Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico, per le quali è responsabile di produzione. E' responsabile editoriale dei contenuti di IconaClima e IconaMeteo. Studia gestione e comunicazione della sostenibilità presso l'Alta scuola per l'Ambiente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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