Gennaio 2026 a tinte forti per l’Italia: tre tempeste, record di pioggia sulle Isole e “vero inverno” a inizio anno. I dati Copernicus
Partenza movimentata per il nuovo anno, tra grandi quantitativi di pioggia scaricati da 14 perturbazioni, il ciclone Harry e un assaggio di inverno nella prima decade di gennaio. Ecco cosa raccontano i dati storici della rianalisi climatica ERA5 di Copernicus, ritagliati lungo i confini dell’Italia.
La temperatura media globale del primo mese del 2026 è stata la quinta più alta mai registrata, mentre l’Europa ha sperimentato il gennaio più freddo dal 2010 , con temperature dell’aria di molti gradi al di sotto della media nella Penisola Scandinava, in Finlandia, negli Stati Baltici e nell’Europa orientale. Nel Vecchio Continente le precipitazioni sono state particolarmente abbondanti nei settori occidentale, meridionale e orientale, soprattutto in parte del Regno Unito e dell’Irlanda, nella Penisola Iberica, nei Balcani occidentali e nell’area mediterranea.
E l’Italia? Il nostro Paese si inserisce in questo quadro con un evento di portata storica ed una situazione che per qualche giorno ci ha riportati agli anni ’80-’90 del secolo scorso: il ciclone Harry, con i suoi effetti devastanti in Sardegna, in Sicilia e in parte della Calabria, e il “vero inverno” nella prima decade del mese. Nel complesso, dopo il passaggio di 14 perturbazioni e una breve parentesi artica, gennaio 2026 si è chiuso con un notevole surplus di precipitazione e temperature, come al solito, superiori alla media.
Questo, e tanto altro, è ciò che emerge dall’analisi dei dati storici del territorio italiano prodotti da ERA5 ed ERA-Land, la rianalisi climatica sviluppata dal Copernicus Climate Change Service (C3S) del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF), disponibile attraverso il Climate Data Store di Copernicus.
Si tratta di dati uniformemente distribuiti su griglie 3D, derivati dai rilievi di stazioni meteorologiche, palloni sonda, boe, navi, aerei e satelliti: uno strumento ampiamente utilizzato dalla comunità scientifica internazionale per studiare il clima della Terra e i suoi cambiamenti.
Temperatura dell’aria a 2 metri dal suolo: anomalia +0,72°C
Secondo i dati ERA5-Land di Copernicus, la temperatura media dell’aria registrata in Italia lo scorso gennaio è stata di 4,29°C: 0,72°C in più rispetto al valore del trentennio 1991-2020. Per il nostro Paese, il primo mese del 2026 è stato il diciassettesimo gennaio più caldo dal 1950, ben lontano dai record del 2007 (+2,2 °C) e, soprattutto, del 1963 (-3,9°C).
L’anomalia positiva a livello nazionale è il risultato dell’avvicendamento di una breve fase molto fredda nella prima parte del mese e di una fase decisamente più mite nelle ultime due decadi. Durante l’ondata di freddo di inizio anno, generata e alimentata dalla discesa verso il Mediterraneo di masse d’aria artica, il Nord Italia e parte del Centro hanno sperimentato temperature di diversi gradi al di sotto della media, gelate diffuse e nevicate fino a bassa quota, localmente anche in pianura: un episodio che qualche decennio fa sarebbe rientrato nella normalità e che negli inverni miti attuali è percepito come eccezionale.
Il “vero inverno” è terminato il 13 gennaio, con il ripristino di correnti prevalentemente occidentali e meridionali, spesso perturbate, che hanno riportato le temperature entro e oltre i valori climatici.

La distribuzione delle anomalie termiche sul territorio italiano evidenzia, così, temperature medie mensili leggermente inferiori alla media in gran parte delle Alpi e del Nord Est, temperature abbondantemente oltre la norma al Centro Sud, con anomalie localmente fino a +2°C soprattutto in Sicilia, regione che ha registrato il suo quarto gennaio più caldo dal 1950 (anomalia +1,55°C). Ancora una volta, temperature per un breve periodo molto basse, confinate solo in alcuni settori del Paese, sono state ampiamente compensate da temperature per lunghi periodi diffusamente troppo elevate.

La famosa ondata di gelo del 1985 non è paragonabile all’ondata di freddo della prima decade del 2026 per durata, intensità ed estensione. Fu un evento eccezionale anche per l’epoca: l’Italia fu investita da aria artica continentale proveniente dalla Siberia che portò gelo in tutto il Paese per oltre due settimane. L’ondata di freddo di inizio anno, prevalentemente legata alla discesa di aria artica dal Nord Europa, è stata più breve e frammentata, meno intensa e limitata solo ad una parte del Paese.
Temperatura del mare: anomalia +0,83°C
Secondo i dati della rianalisi climatica ERA5 di Copernicus, la temperatura media mensile delle acque superficiali dei mari che circondano l’Italia, compresi fra 36-47°N e 6-20°E, nel gennaio 2026 è stata di 15,45°C: 0,83°C in più rispetto alla media climatica 1991-2020. Si tratta, come al solito, di un’anomalia elevata, che ha spinto il primo mese dell’anno al quarto posto del ranking dei mesi di gennaio più caldi per il mare dal 1950, dietro a 2024 (+0,87°C), 2007 (+0,92°C) e 2023 (*1,20°C), l’anno record.

Il settore tirrenico della Sardegna e il Basso Ionio hanno accumulato un notevole surplus di calore, presentando anomalie in alcuni punti superiori a +1,5°C. La temperatura delle acque superficiali degli altri bacini si è invece mantenuta leggermente meno lontana dai valori climatici, soprattutto in corrispondenza dell’Alto e del Medio Adriatico, dove, vicino alla costa, ha registrato anche valori lievemente al di sotto della media.

Tre anni fa, lo strato superficiale di tutti i mari raggiunse temperature molto più elevate, in particolare in corrispondenza del Mar di Sardegna e di tutto l’Adriatico, dove si registrarono anomalie fino a +2°C in ampie aree.
Precipitazioni: anomalia +65%
Secondo i dati ERA5-Land di Copernicus, gennaio 2026 ha registrato un quantitativo medio nazionale di precipitazione di 117,61 mm, il 64,5% in più rispetto al dato di riferimento del trentennio 1991-2020, che pone il primo mese del 2026 al nono posto dei mesi di gennaio più piovosi dal 1950.
L’anomalia così marcatamente positiva a livello nazionale è frutto delle abbondanti precipitazioni scaricate soprattutto sul Centro Sud del Paese da ben 14 perturbazioni, tre delle quali vere e proprie tempeste: Francis (la tempesta dell’Epifania), Harry e Kristin.

In particolare, il ciclone mediterraneo Harry ha colpito il Sud Italia, Malta e la Tunisia tra il 19 e il 22 gennaio, lasciando dietro di sé danni enormi, centinaia di persone disperse in mare e il ricordo di un evento dalla portata storica amplificato dal cambiamento climatico.
Accompagnato da venti tempestosi di Scirocco, nel suo lento movimento da ovest verso est Harry ha generato onde alte 6/7 metri (con record di ben 16,6 metri nello Stretto di Sicilia il 20 gennaio, dato rete ondametrica ISPRA) , ha innescato mareggiate eccezionali e rilasciato quantitativi di pioggia localmente superiori a 300 mm lungo i settori esposti della Sardegna, della Sicilia e della Calabria.
Quest’anno la Sardegna ha così ricevuto un quantitativo di pioggia mai registrato prima in gennaio dal 1950 (anomalia +194%), mentre la Sicilia, con un surplus del 117%, si è avvicinata al record del 2009 (anomalia +158%).

Le regioni centrali hanno registrato un eccesso di precipitazione dell’88% (quarto gennaio più umido), mentre al Nord l’anomalia pluviometrica è stata solo di +4%. In alcune zone del Settentrione le precipitazioni sono risultate scarse, in particolare nel settore centrale delle Alpi, tra Lombardia e Alto Adige, dove è caduto meno di un terzo del totale atteso. La neve, inizialmente abbondante solo sul settore alpino occidentale, è infatti caduta sui settori alpini centrale e orientale solo nell’ultima settimana di gennaio, dopo una fase secca di numerose settimane.
Nel 2014 andò diversamente per il Nord, in particolare per il Trentino e il Triveneto, che ricevettero quantitativi di precipitazione almeno quattro volte superiori a quelli normali per il periodo.