Country Overshoot Day: oggi l’Italia entra in debito ecologico
Questa giornata è la misura concreta della distanza tra il nostro modello di sviluppo e i limiti biofisici. Viviamo al di sopra delle capacità rigenerative della Terra
Da oggi l’Italia ha esaurito le risorse naturali che il Pianeta può rigenerare in un intero anno, per cui da lunedì 4 maggio saremo in debito ecologico, consumando più di quanto la Terra sia in grado di ricostituire. In soli 123 giorni abbiamo già esaurito il “budget ecologico” 2026 e da domani in poi vivremo in deficit utilizzando capitale naturale invece degli interessi, accumulando un debito che si traduce in crisi climatica, perdita di biodiversità, degrado del suolo e impoverimento degli ecosistemi.

Oggi è il Country Overshoot Day
Questo 3 maggio quindi è il Country Overshoot Day italiano: se tutta l’umanità adottasse il nostro modello di consumo, avremmo esaurito le risorse naturali che il Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Il concetto di Overshoot Day è stato proposto da Andrew Simms del New Economics Foundation, un think tank indipendente britannico che ha come finalità l’individuazione e la promozione del reale benessere economico. Nel 2006 insieme al Global Footprint Network, l’organizzazione che lo calcola ogni anno, hanno lanciato la prima campagna globale per rendere visibile un problema altrimenti invisibile: il fatto che l’umanità sta vivendo al di sopra delle capacità rigenerative della Terra.

Rispetto allo scorso anno la data è arrivata 3 giorni prima (nel 2025 ricorreva il 6 maggio), un segnale preoccupante legato soprattutto all’impronta carbonica e al nostro modello di consumo insostenibile. La sostenibilità non è più un ideale ma una necessità concreta: ridurre gli sprechi alimentari, favorire la mobilità sostenibile, investire in energie rinnovabili e adottare uno stile di vita più consapevole sono azioni che possono spostare questa data verso il futuro.

Come denuncia il WWF l’anticipo di 3 giorni non è un dettaglio da poco: è un segnale politico, economico e culturale. Significa che nonostante la crescente consapevolezza per le problematiche ambientali, la nostra impronta ecologica complessiva sta continuando a peggiorare. Se tutti vivessero come noi italiani, sarebbero necessari quasi 3 Pianeti Terra per sostenere la domanda annuale di risorse.
Sessant’anni di stili di vita sbagliati
A livello globale l’Overshoot Day negli anni Settanta cadeva alla fine di dicembre: nel 1971 il superamento avveniva il 25 dicembre. Nel 1990 era già a metà ottobre. Nel 2000 alla fine di settembre e nel 2019 il 29 luglio. Oggi l’umanità consuma l’equivalente di circa 1,7 Pianeti ogni anno: abbiamo anticipato il giorno del sovrasfruttamento di quasi 5 mesi in poco più di cinquant’anni.
Una trasformazione profonda nei modelli di consumo
Le serie storiche ISTAT parlano chiaro: tra metà anni ’90 e oggi, nella spesa familiare la quota destinata ad alimentari e bevande è scesa dal 18% al 15%, quella destinata ad abbigliamento e calzature dal 7% al 5%. Le spese per la casa, incluse le utenze, si attestano intorno al 29%, mentre viaggi e vacanze sono raddoppiati, passando dal 2% a circa il 4%. In sintesi: c’è una riduzione della quota di spesa destinata ai beni essenziali, viviamo in case che consumano più energia, ci muoviamo di più e compriamo più servizi legati alla qualità della vita rispetto al passato.

Case più attrezzate, consumi più alti
La trasformazione è evidente anche nei beni durevoli che usiamo ogni giorno. Dalla fine degli anni Novanta a oggi la diffusione dei condizionatori è più che raddoppiata tanto che oggi sono presenti in circa una famiglia su due, aumento coerente con la maggiore frequenza e intensità delle ondate di calore dovute alla crisi climatica. I computer raggiungono il 70% delle famiglie, mentre la lavastoviglie, un tempo considerata un bene accessorio, è oggi installata in circa il 55% delle abitazioni. Ogni elettrodomestico e dispositivo comporta consumo di materie prime, energia per la produzione ed elettricità per l’uso quotidiano.

Il Paese delle automobili
Anche l’evoluzione della mobilità ha avuto un impatto considerevole. Negli anni Cinquanta in Italia circolavano meno di 50 vetture ogni 1.000 abitanti. Con il boom economico questo mezzo è diventato sempre più diffuso. Secondo i dati ISTAT, oggi circa 7 italiani su 10 possiedono un’automobile, il valore più alto dell’intera Unione europea, pari a circa 6 auto ogni 10 abitanti. L’aumento dell’utilizzo dell’automobile è uno dei fattori che più hanno inciso sull’aumento della nostra impronta ecologica, anche per le emissioni di gas serra, in particolare anidride carbonica, responsabili della crisi climatica attuale e per il rilascio di inquinanti atmosferici come il particolato (PM10 e PM2.5) e gli ossidi di azoto che compromettono la qualità dell’aria e hanno impatti diretti sulla salute pubblica.

Il paniere alimentare si è appesantito dal punto di vista ecologico
Anche l’alimentazione ha subito un cambiamento profondo negli ultimi decenni. Il consumo di carne è quadruplicato in pochi decenni: da circa 20 kg pro capite l’anno negli anni Sessanta a circa 80 kg, o valori vicini a questa soglia, nel 2025. A ciò si aggiunge l’aumento di salumi, formaggi stagionati, prodotti pronti e snack che comportano maggiori lavorazioni industriali, refrigerazione, packaging e trasporto.

Crescita smodata delle superfici urbanizzate
A partire dagli anni Sessanta l’Italia ha visto una crescita continua e consistente delle superfici urbanizzate, che oggi rappresentano una delle trasformazioni territoriali più profonde del Paese. Secondo le serie storiche ISPRA, nel 2024 le superfici artificiali hanno superato i 21.500 km², oltre il 7% del territorio nazionale, un valore molto superiore alla media europea (pari al 4,4%). Tra il 2023 e il 2024 il consumo del suolo ha raggiuto quasi 3 m² al secondo, il ritmo più alto degli ultimi dodici anni. L’aumento di questo fenomeno è preoccupante: erode ecosistemi, aumenta la frammentazione del territorio e riduce la capacità del Paese di assorbire acqua, regolare il clima e contenere i rischi idrogeologici.
Un paese più anziano, consumi diversi
Anche la demografia è cambiata profondamente. Rispetto agli anni ’70 quando gli over 65 erano circa il 10% della popolazione, oggi la quota è più che raddoppiata a causa della combinazione tra aumento della longevità e crollo delle nascite. Una società più anziana e composta da nuclei familiari più piccoli, consuma in modo diverso: più abitazioni per meno persone e più energia domestica pro capite (riscaldamento, raffrescamento e apparecchiature).

Il 3 maggio misura la distanza tra il nostro modello di sviluppo e i limiti biofisici
Cinquant’anni di crescita materiale, urbanizzazione, motorizzazione e trasformazione dei consumi ci hanno portato fin qui. Invertire la rotta è possibile ma richiede un cambiamento sistemico: energia pulita, mobilità sostenibile, diete a minore impatto, tutela del suolo, economia circolare. Spostare in avanti l’Overshoot Day significa riportare l’Italia entro i limiti ecologici, garantendo benessere e sicurezza alle generazioni future. Ogni scelta quotidiana conta: non abbiamo più tempo da perdere.
