Da cava a centrale solare: a Trissino l’ex miniera Negretti diventa il più grande fotovoltaico del Veneto su un’area dismessa
Una storia di ingegneria applicata a un contesto molto diverso da quello di un tradizionale impianto a terra. AIEM ha operato come EPC contractor affrontando condizioni del sottosuolo fuori dagli standard
9 MWp di potenza installata, circa 12 GWh l’anno, il fabbisogno di oltre 4.000 famiglie e 5.000 tonnellate di CO₂ evitate ogni anno: sono questi i numeri dell’impianto entrato in funzione a fine settembre a Trissino, in provincia di Vicenza, sull’area dell’ex cava Negretti, presentato come il più grande fotovoltaico veneto realizzato su un’area dismessa. Dietro i numeri c’è una storia di ingegneria applicata a un contesto molto diverso da quello di un tradizionale impianto a terra.

Una nuova tappa significativa nell’ingegneria delle rinnovabili per AIEM
AIEM, azienda consolidata nel settore delle energie rinnovabili, specializzata nella realizzazione chiavi in mano di impianti fotovoltaici utility-scale, in qualità di EPC contractor ha affrontato condizioni del sottosuolo fuori dagli standard e un complesso sistema di opere per la gestione delle acque meteoriche. L’area Negretti era stata prima una cava di ghiaia, poi un deposito di materiali inerti, residui della lavorazione del marmo e materiali litoidi. Dopo la chiusura di queste attività, era stato realizzato uno strato di terreno di copertura con il settore Nord destinato anche a coltivazioni e quello Sud alla gestione post-operativa della discarica. Questa stratificazione ha reso il progetto tecnicamente interessante: per installare migliaia di moduli su un terreno del genere bisognava confrontarsi con caratteristiche geotecniche e stratigrafiche difficilmente assimilabili a quelle di un normale suolo.

Il terreno come variabile di progetto
L’intervento si estende su circa 10 ettari, divisi nelle sezioni Negretti Nord e Negretti Sud. Comprende circa 14.000 moduli bifacciali da 635 watt di picco, su strutture fisse inclinate a 30 gradi e orientate a sud. 26 inverter di stringa convertono l’energia e l’infrastruttura elettrica include 2 cabine utente, 2 cabine di consegna e 3 power station. Il terreno non è stato solo il luogo dell’impianto ma una delle principali variabili da governare: la presenza di materiali eterogenei nel sottosuolo ha imposto ad AIEM un approccio realizzativo capace di adattarsi alle condizioni incontrate in cantiere e le strutture metalliche di sostegno sono state articolate in diverse configurazioni dimensionali.

La seconda sfida: governare l’acqua
Su un sito già profondamente trasformato dall’uomo, la gestione delle acque meteoriche ha assunto per AIEM una rilevanza particolare. Il progetto non si è limitato a qualche fosso di guardia: è stata realizzata una rete di opere idrauliche, integrata con elementi già esistenti. Sono stati eseguiti interventi sul canale scolmatore e sul nodo idraulico di Negretti Nord, opere lungo il lato occidentale e quello orientale e la ricalibratura di un tratto del drenaggio verso Negretti Sud. Queste azioni sono particolarmente rilevanti in un territorio come quello veneto, in cui precipitazioni intense richiamano con crescente frequenza l’attenzione sulla capacità delle infrastrutture di integrarsi con il ciclo idrico. L’invarianza idraulica è così diventata parte integrante del progetto energetico: inserire una nuova infrastruttura in un sistema territoriale esistente senza peggiorarne il comportamento idraulico.

Rigenerazione invece di nuovo consumo di suolo
Il fotovoltaico utility scale apre inevitabilmente il dibattito sull’uso del territorio. Recuperare superfici già compromesse, cave dismesse, discariche esaurite, aree industriali inutilizzate, permette di aumentare la produzione rinnovabile limitando la pressione su nuovo suolo agricolo. Ma recuperare un’area compromessa è spesso più complesso che costruire su un terreno ideale: servono competenze multidisciplinari e coordinamento tra opere civili, strutturali, elettriche e idrauliche.

“Trissino rappresenta per AIEM molto più della conclusione di un importante progetto ed impianto fotovoltaico. Abbiamo lavorato su un sito con caratteristiche molto lontane da quelle di un tradizionale terreno destinato al fotovoltaico, affrontando problematiche legate alla natura e alla consistenza del sottosuolo e integrando nel progetto importanti opere per la gestione idraulica dell’area. È stato un lavoro che ha richiesto competenze diverse, capacità di trovare soluzioni sul campo e soprattutto un grande contributo di squadra. Trasformare un’area compromessa in una nuova infrastruttura per la produzione di energia rinnovabile è esattamente il tipo di sfida nella quale vogliamo mettere a valore la nostra esperienza” ha dichiarato Gianluca Miccoli, Amministratore Delegato di AIEM.

La lezione di Trissino
Dove c’erano una cava e un deposito di residui del marmo, oggi 14.000 moduli trasformano la radiazione solare in elettricità. La crescita delle rinnovabili può essere non soltanto una questione di nuovi megawatt ma un’occasione per restituire valore a porzioni di territorio già utilizzate, da eredità del passato a infrastrutture per il futuro.