Clima

Al Gore critica l’influenza dell’OPEC alla COP30 sui combustibili fossili

Al Gore critica duramente l’influenza di OPEC, Russia e Arabia Saudita sulle negoziazioni COP30, denunciando la mancanza di impegni chiari verso l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili e la transizione energetica. Il dibattito internazionale si infiamma mentre cresce la richiesta di una roadmap concreta per affrontare la crisi climatica.

Durante le fasi decisive della COP30, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore ha lanciato un appello accorato contro la proposta avanzata da OPEC, sostenuta da Arabia SauditaRussia e Donald Trump. Gore denuncia che questa posizione non solo elimina qualsiasi riferimento a una roadmap per la transizione dai combustibili fossili, ma cancella anche l’impegno a eliminare i sussidi che favoriscono il settore petrolifero, definendoli “ridicoli e autodistruttivi”. Secondo Gore, la bozza presentata rappresenta un testo imposto come proposta “prendere o lasciare”, mettendo a rischio la credibilità e l’efficacia del processo negoziale globale sul clima.

La posizione di Al Gore e la critica all’influenza dei petrostati

Al Gore sottolinea come l’influenza delle grandi potenze produttrici di petrolio abbia condizionato pesantemente il risultato delle trattative, accusando OPECRussia e Arabia Saudita di aver “bullizzato” altri paesi per sostenere una proposta che ignora la necessità di abbandonare i combustibili fossili. Gore evidenzia che il testo non solo omette la menzione di una roadmap per la transizione energetica, ma elimina anche la proposta di eliminare i sussidi dannosi, perpetuando un modello economico che è la principale causa della distruzione degli equilibri ecologici e della crescita della crisi climatica. Il leader ambientalista invita i paesi contrari a questa impostazione a mantenere la propria posizione e a esigere realismo e buon senso nelle scelte per il futuro del pianeta.

Il ruolo delle nazioni e delle organizzazioni ambientaliste nel processo COP

Durante le negoziazioni, ben 36 nazioni, tra cui Regno Unito, Francia, Germania e numerosi Stati insulari vulnerabili come PalauMarshall Islands e Vanuatu, hanno espresso forte opposizione alla proposta del presidente della conferenza brasiliana, André Corrêa do Lago. Questi paesi ritengono che il testo non fornisca una guida esplicita per la transizione dai combustibili fossili e non rafforzi i piani presentati per combattere il riscaldamento globale. La Unione Europea ha dichiarato di non poter accettare una bozza che non soddisfi i requisiti minimi per un risultato credibile della COP. Le organizzazioni ambientaliste e i negoziatori hanno avvertito che i colloqui sono “sull’orlo del collasso”, alimentando un clima di tensione e urgenza.

La richiesta di riforma del processo COP e la sfida della volontà politica

Al Gore propone una riforma del processo COP, criticando il sistema di consenso che assegna un potere sproporzionato ai grandi produttori di petrolio e gas. Gore sottolinea che l’obiettivo immediato deve essere il ripristino di un impegno concreto verso una roadmap per la transizione energetica e l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, offrendo speranza nella lotta contro la crisi climatica. Il leader ambientalista ricorda che la volontà politica è una risorsa rinnovabile e invita i partecipanti a rinnovare il proprio impegno nei giorni conclusivi della conferenza a Belem, affinché il processo COP possa realmente contribuire alla soluzione della crisi globale.

Il dibattito internazionale e le prospettive per la transizione energetica

Il confronto globale sulla transizione energetica e la riduzione delle emissioni di gas serra rimane acceso. La pressione esercitata dai petrostati e dagli interessi delle lobby dei combustibili fossili rischia di compromettere gli obiettivi fissati dagli accordi internazionali e ostacola il raggiungimento dei limiti di riscaldamento globale previsti dall’Accordo di Parigi. Secondo Gore e numerosi delegati, solo una riforma profonda del processo negoziale e una maggiore mobilitazione della volontà politica potranno garantire una reale transizione verso un futuro sostenibile, tutelando la salute del pianeta e delle generazioni future.

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