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Il cambiamento climatico nel Mediterraneo: un futuro a rischio aridità

Nell'area Mediterranea piove sempre meno, anche nel semestre freddo: cause e proiezioni future

Il periodo siccitoso che sta vivendo il nostro Paese potrebbe diventare particolarmente problematico per molte regioni, in particolare per quelle centro meridionali. Già adesso la siccità in Sicilia, dove si svolgono processioni
religiose per propiziare la pioggia, ha destato attenzione anche nelle cronache nazionali, ma la situazione potrebbe aggravarsi nei prossimi mesi se non giungeranno precipitazioni significative. E’ appena il caso di ricordare, che nella regione mediterranea le piogge sono di norma concentrate nel semestre freddo e pertanto perdere questa preziosa “finestra di opportunità” per alcune aree potrebbe significare giungere in estate senza riserve idriche e con suoli già asciutti. La domanda che sorge spontanea, che era rimasta parzialmente in sospeso in un articolo precedente, è quindi: come si inquadra questa particolare stagione nel contesto del cambiamento climatico in atto, forzato dall’aumento dei gas ad effetto serra?
La risposta ci viene suggerita dai ricercatori già da molti anni: sappiamo che perfino le prime generazioni di modelli climatici avevano individuato il Mediterraneo come un’area particolarmente sensibile al cambiamento climatico, meritandosi l’appellativo di “hot spot”. Anche i modelli più moderni e accurati, insieme a numerosi studi che sono seguiti hanno confermato questa preoccupazione e hanno mostrato che il cambiamento climatico determina e determinerà ancora di più nel prossimo futuro una diminuzione della quantità di piogge invernali sull’area mediterranea, compresa naturalmente l’Italia. Un quadro che viene definito allarmante, senza tanti giri di parole, perfino dai solitamente compassati studiosi. Questo risultato è robusto, nel senso che la totalità dei modelli prevede questa tendenza, ma con una persistente e non piccola incertezza nell’ampiezza di questa diminuzione.
Proiezioni Mediterraneo – Journal of Climate: Causes of Increasing Aridification of the Mediterranean Region in Response

La prima figura che mostriamo (*1) mostra questa incertezza attraverso la media della variazione della precipitazione (espressa in mm/giorno) e dell’intensità del vento (m/s) alla quota di 850 hPa nell’insieme dei modelli CMIP5 (Coupled  Model Intercomparison Project 5) per il semestre invernale. Senza entrare troppo negli aspetti tecnici, quello che si osserva è che per l’area mediterranea in media i modelli prevedono una diminuzione della pioggia, ma che per alcuni modelli questo calo, inteso come risposta al cambiamento climatico, è molto più forte che in altri. Parallelamente, la diminuzione delle piogge è correlata ad un aumento dell’intensità dei venti da ovest sull’Europa centro settentrionale e ad una attenuazione degli stessi su Mediterraneo meridionale e Nord Africa, ma anche la variazione di questa grandezza è soggetta a notevole “spread” tra le diverse simulazioni.

Al netto dell’incertezza, qual è l’origine di questo calo di piogge?  I principali indiziati sono due meccanismi, uno di tipo dinamico, il secondo cosiddetto “termodinamico”. Il “meccanismo termodinamico” che conduce alla diminuzione delle piogge è legato all’aumento della temperatura dell’aria e della sua umidità specifica (l’aria più calda può contenere più vapore acqueo) ed è responsabile in molte aree del mondo della crescita delle precipitazioni nelle zone piovose e dell’inaridimento di quelle già aride.  Per chi conosce la lingua inglese questo processo è riassunto efficacemente dalle frasi “wet gets wetter” e “dry gets dryer”, ma non sembra essere il caso del Mediterraneo. Qui infatti le cause sono da ricercare sopratutto nel meccanismo dinamico, come mostra l’attenuazione dei venti occidentali sul Nord Africa nella figura esposta sopra: in altre parole le piogge diminuiscono perché la circolazione dei venti sul Mediterraneo diventa più sfavorevole e sulla regione tendono a rinforzarsi gli anticicloni, anche nel semestre invernale. Si noti che al margine settentrionale della zona dove diminuiscono le piogge, grossomodo all’altezza del Nord Italia, la quantità di pioggia invernale potrebbe restare invariata: gli apporti di un numero minore di “perturbazioni” potrebbe infatti essere compensato da perturbazioni più intense e piovose, per via dell’effetto termodinamico.

Resta ancora da chiarire il motivo per cui proprio il Mediterraneo si trova in questa sfavorevole, mi sia permesso di chiamarla così, “congiuntura circolatoria”, che seppure nel residuo quadro di incertezza modellistica delineato, porterà ad un aumento dell’aridità sulla regione, che andrà a sommarsi agli effetti delle ondate di calore. Diciamo subito che su questi aspetti del problema la ricerca non ha ancora dato risposte definitive perché la circolazione a grandi scala dell’atmosfera è legata ad una moltitudine di forzanti che interagiscono tra loro, spesso in modo non lineare. In generale osserviamo ovunque una tendenza delle aree tropicali ad espandersi; inoltre sull’area atlantico-mediterranea si osserva contemporaneamente uno spostamento verso i poli dello “storm track” e, con riferimento al Mediterraneo, lo scenario è coerente con un’espansione invernale verso nord della cella di Hadley. A loro volta, queste variazioni possono essere associate al rinforzo del gradiente latitudinale (nord-sud) di temperatura in alta atmosfera (legato al rinforzo dell’attività convettiva tropicale), ai cambiamenti delle dinamiche stratosferiche e all’indebolimento del gradiente termico nord-sud nella bassa troposfera, associato all’amplificazione artica (l’Artico si scalda di più rispetto alle basse latitudini). Si tratta, come si può capire, di tematiche estremamente complesse, che però non devono farci perdere di vista i risultati e le evidenze di già disponiamo: sulla regione mediterranea piove e pioverà sempre di meno, pertanto gestire con intelligenza la risorsa idrica e pensare con lungimiranza a come adattarsi agli inevitabili cambiamenti deve diventare una priorità.

 

 

 

Per approfondire: (1) Journal of Climate: Causes of Increasing Aridification of the Mediterranean Region in Response to Rising Greenhouse Gases RICHARD SEAGER, HAIBO LIU, NAOMI HENDERSON, ISLA SIMPSON, COLIN KELLEY, TIFFANY SHAW, YOCHANAN KUSHNIR, AND MINGFANG TING; Environmental Research Letters: The dependence of wintertime Mediterranean precipitation on the atmospheric circulation response to climate change, Giuseppe Zappa, Brian J Hoskins and Theodore G Shepherd; Journal of Climate: Climate Variability and Change of Mediterranean-Type Climates , RICHARD SEAGER

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Lorenzo Danieli

Sono nato a Como nel 1971 e ancora oggi risiedo nei pressi del capoluogo lariano. Dopo la maturità scientifica ho studiato fisica all’Università degli Studi di Milano, dove mi sono laureato con una tesi di fisica dell’atmosfera. La passione per la meteorologia è nata quando ero un ragazzino e si è trasformata successivamente nella mia professione. Con il tempo sono andati crescendo in me l’interesse per la natura e per tutte le tematiche legate all’ambiente, fra le quali le cause e le conseguenze del cambiamento climatico.

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