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Le imprese italiane spingono per le rinnovabili: l’83% le vede come leva di competitività e sicurezza

Un nuovo studio del Climate Opinion Research Exchange (CORE), condotto da Norstat nell’agosto 2026 su dieci paesi europei, rivela un dato che ribalta un luogo comune: sul fronte della transizione energetica, i leader d’impresa sono spesso più convinti della necessità di investire in rinnovabili rispetto all’opinione pubblica generale.  L’Italia si distingue come uno dei mercati dove questa convinzione è più forte in assoluto.

La ricerca ha coinvolto 2.000 cittadini per ciascuno dei dieci paesi analizzati ovvero Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e un campione di business leader (500 in Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia e Paesi Bassi; campioni più piccoli negli altri paesi per ragioni demografiche).

Il caso Italia

Tra i risultati più netti, l’83% dei dirigenti d’azienda italiani ritiene che investire in energia rinnovabile rafforzerà la competitività, la sicurezza e la resilienza dell’Europa agli shock dei prezzi energetici: il dato più alto registrato tra i cinque paesi per cui lo studio riporta il confronto diretto (Italia, Paesi Bassi, Francia, Danimarca, Germania).

Anche sul fronte della dipendenza energetica dall’estero, la sensibilità italiana è tra le più marcate: l’85% dei business leader e l’83% del pubblico generale giudicano importante o molto importante ridurla nel prossimo decennio, con oltre sei intervistati su dieci, tra gli imprenditori, che la definiscono “molto importante”.

Sul piano della competitività settoriale, il 63% del pubblico italiano indica l’energia pulita come il principale terreno su cui l’Europa può conquistare la leadership globale, uno dei valori più alti rilevati insieme a Ungheria (64%). Tra le imprese italiane, energia pulita e intelligenza artificiale risultano a pari merito i settori da cui si attendono i maggiori benefici diretti per il proprio business, a differenza di Germania e Francia, dove prevale nettamente l’AI.

Il quadro europeo

A livello continentale, lo studio conferma una convergenza di priorità tra cittadini e imprese: costo della vita, ambiente/clima e immigrazione risultano ai vertici delle preoccupazioni per entrambi i gruppi, con il pubblico più sensibile ai temi sanitari e le aziende più concentrate sulla crescita economica. Su energia, l’obiettivo condiviso è ridurre bollette, aumentare la sicurezza e diminuire la dipendenza dalle importazioni.

Complessivamente, l’83% dei business leader europei considera prioritaria la riduzione della dipendenza energetica dall’estero nel prossimo decennio (contro oltre il 75% del pubblico), con punte superiori all’85% in Spagna, Danimarca e Francia.

Lo studio tocca anche il tema dei data center: una maggioranza sia di cittadini che di imprenditori ritiene che i nuovi data center dovrebbero essere alimentati da energia rinnovabile e non attingere a risorse idriche già impegnate altrove. Sul fronte normativo, i leader d’impresa si dicono inoltre più propensi del pubblico a considerare la riduzione delle emissioni fuggitive di metano una delle misure più rapide ed efficaci sotto il profilo costi-benefici per ridurre lo spreco energetico.

Metodologia

Interviste condotte tramite CAWI (computer assisted web interviewing) nell’agosto 2026. Margine di errore ±2,2% per il campione generale (95% di confidenza); per i business leader, ±4,4% nei mercati con 500 rispondenti e fino a ±9,8% nei campioni più piccoli (100 rispondenti, come Ungheria e Bulgaria).

Un mercato che può guidare la transizione

Il dato più significativo di questa indagine, forse, non è la percentuale in sé, ma la direzione in cui punta: in un contesto in cui le politiche pubbliche faticano spesso a tenere il passo dell’urgenza climatica, sono le imprese, cioè gli attori che rispondono per primi alle logiche di mercato, a mostrarsi più convinte della necessità di investire in rinnovabili. Non per ragioni ideologiche, ma perché vi individuano una leva concreta di competitività, sicurezza degli approvvigionamenti e protezione dagli shock dei prezzi. In un’economia globale sempre più governata dalle dinamiche di mercato, questo allineamento tra interesse privato e interesse collettivo potrebbe rivelarsi decisivo: se decarbonizzare conviene anche a chi fa impresa, la transizione energetica smette di essere solo un obbligo normativo e diventa una scelta strategica capace di autoalimentarsi, con le aziende nel ruolo di apripista più che di semplici esecutori.

Elisabetta Ruffolo

Elisabetta Ruffolo (Milano, 1989) produttrice Tv e Giornalista. Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico sulle reti Mediaset. Laureata in Public Management presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Milano. Ha frequentato l’Alta scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il Master in Comunicazione e gestione della sostenibilità.

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