Energia

Emissioni, nel 2021 secondo aumento più grande nella storia. Le previsioni IEA

Nel 2021 le rinnovabili raggiungeranno il 30% del mix elettrico globale, ma una rivalsa del carbone porterà ad un aumento delle emissioni nel settore energetico di circa il 5%, secondo nella storia dopo quello seguito alla crisi del 2008

Un anno fa, mentre i paesi andavano in lockdown a causa del diffondersi del contagio da Covid-19, i combustibili fossili subivano la maggiore crisi dalla Seconda Guerra Mondiale. Grazie alla ridotta domanda di petrolio, carbone e gas, nel 2020 le emissioni globali di carbonio legate all’energia sono diminuite del 5,8%.emissioni 2021

Tale riduzione, da sola, non ha che un impatto trascurabile sulle temperature globali (dipendono dalle emissioni cumulative), ma la speranza era che la crisi del fossile potesse accelerare la transizione verso fonti energetiche più pulite o, addirittura, segnare per la domanda di combustibili fossili l’inizio del declino.

Purtroppo, una nuova relazione dell’IEA (Agenzia internazionale per l’energia), il Global Energy Review 2021, suggerisce che questa speranza potrebbe essere stata mal riposta.

La crescita delle emissioni nel 2021

Gli esperti dell’IEA stimano che nel 2021 l’aumento da un anno con l’altro delle emissioni dovute ai consumi energetici sarà del 4,8%. Verrà così recuperato l’80% della riduzione osservata nel 2020: le emissioni nel 2021 saranno inferiori rispetto a quelle del 2019 solamente dell’1,2%. Si tratta del secondo aumento annuale più grande nella storia, dopo quello che si verificò nel 2010 a seguito della ripresa – trainata dall’industria fossile – dalla crisi finanziaria del 2008, pari invece al 6%.

In un’intervista al Guardian, il direttore dell’IEA Fatih Birol ha dichiarato: “Da un lato, i governi oggi affermano che il cambiamento climatico è la loro priorità. Ma d’altra parte, stiamo assistendo al secondo aumento delle emissioni più grande nella storia. È davvero deludente”.

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Variazione di anno in anno delle emissioni di anidride carbonica per combustibile, 1990-2021. In azzurro il carbone, in viola il petrolio, in verde il gas. Fonte: IEA

Il rimbalzo dell’economia e del consumo di energia

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, grazie all’impiego dei vaccini e agli incentivi per la ripresa, nel 2021 la produzione economica globale dovrebbe rimbalzare del 6%, spingendo il PIL globale ad oltre il 2% in più rispetto al 2019. L’aumento previsto nelle emissioni di gas serra è dovuto principalmente a tali prospettive di crescita economica.

Di conseguenza, la domanda globale di energia si porterà nel 2021 allo 0,5% in più rispetto al 2019, grazie ad un rimbalzo che andrà a compensare la contrazione del 4% avvenuta fra 2019 e 2020. Tale crescita sarà concentrata nelle economie in via di sviluppo e bilanciata da un calo nelle economie avanzate.

Una “locomotiva” ancora a carbone alimenterà la crescita delle emissioni nel 2021

Alla base dell’aumento delle emissioni c’è in primo luogo l’incremento della produzione elettrica a carbone.

Si legge nel dossier: “Nel 2021, prevediamo che la ripresa dell’attività economica inverta il calo della domanda di carbone del 2020, con un aumento del 4,5% che spinge la domanda globale di carbone oltre i livelli del 2019, avvicinandosi al massimo storico del 2014. La produzione elettrica ha rappresentato poco più del 40% del calo dell’uso del carbone nel 2020 [e il resto è attribuibile agli usi industriali, soprattutto produzione di acciaio e cemento], ma il rapido aumento della produzione elettrica da carbone in Asia la vede rappresentare tre quarti del rimbalzo nel 2021”.

Oltre l’80% della crescita della domanda di carbone prevista nel 2021 dovrebbe infatti provenire dall’Asia, in particolare dalla Cina, che da sola costituirà più della metà dell’aumento mondiale.

L’utilizzo di carbone per la produzione di energia elettrica alimenterà la crescita economica prevista in questi paesi. In Cina, ad esempio, la domanda di elettricità cresce proporzionalmente al PIL e l’ampiezza della fetta di crescita coperta dal carbone dipende da quanto velocemente tecnologie quali le rinnovabili o il nucleare vengono allacciate alla rete. Grazie all’accelerazione nell’installazione delle rinnovabili, il carbone soddisferà “solamente” il 45% dell’aumento della domanda elettrica.

Anche le misure per la ripresa, insieme alla crescita economica, contribuiranno all’impennata del carbone: tali incentivi in Cina supporteranno la produzione di acciaio, cemento e altri prodotti industriali ad alto utilizzo di carbone.

A causa di un aumento dei prezzi del gas, negli Usa e nell’Unione europea si assisterà in alcuni casi a un ritorno dalla generazione a gas a quella a carbone: l’uso del carbone è destinato anche qui ad aumentare, ma rimarrà ben al di sotto dei livelli pre-crisi.

Una ripresa tutt’altro che sostenibile

Fatih Birol continua: «Le emissioni globali di carbonio quest’anno dovrebbero aumentare di 1,5 miliardi di tonnellate a causa della ripresa dell’uso del carbone nel settore energetico. […] L’anno scorso ho espresso l’auspicio che la ripresa economica dal Covid-19 fosse verde e sostenibile. Ma questi numeri indicano che questa ripresa è attualmente tutt’altro che sostenibile per il nostro clima”.

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Consumo di carbone per regione dal 2000 al 2021. Cina in azzurro, economie avanzate in verde, resto del mondo in viola. Fonte: IEA

Il gas emissioni 2021

Tra i combustibili fossili, insieme al carbone, anche il consumo di gas naturale per la produzione di energia sembra destinato a crescere.

Benché abbia subito contraccolpi meno gravi di petrolio e carbone, nel 2020 il consumo globale di gas naturale ha segnato il maggiore calo in termini assoluti ed ha eguagliato quanto accaduto nel 2009 in termini relativi.

Nelle previsioni IEA per il 2021, la domanda di gas naturale è destinata a crescere di poco più dell’1% rispetto al 2019, soprattutto in Asia, Medio Oriente e Russia. Quasi tre quarti della crescita proverrà dai settori dell’industria e dell’edilizia, mentre la produzione di elettricità dal gas naturale rimarrà al di sotto dei livelli del 2019. Negli Stati Uniti, il più grande mercato mondiale del gas naturale, l’aumento della domanda è fissato a meno del 20% del calo del 2020, schiacciato dalla continua crescita delle energie rinnovabili e dall’aumento dei prezzi del gas naturale stesso.

Il petrolio sarà ancora in crisi

Nel 2020 la domanda di petrolio ha subito un calo dell’8,8%, il più grande mai registrato sia in termini assoluti che relativi. Dal momento che i trasporti sono responsabili di circa il 60% della domanda totale di petrolio, principale causa della crisi sono stati i duri colpi inferti dalla pandemia a questo settore, in particolare il trasporto aereo.

Per il 2021 la IEA prospetta un rimbalzo della domanda globale di petrolio del 6,2% rispetto ai livelli del 2020: rimarrà cioè inferiore del 3,2% rispetto al 2019, anche a causa della ripresa particolarmente lenta del settore dell’aviazione.

Le rinnovabili rimangono “la storia di successo” dell’era Covid-19

La produzione di elettricità rinnovabile è cresciuta del 7% nel 2020, soprattutto grazie alla convenienza economica dei nuovi impianti e, durante i duri lockdown della primavera, grazie alla priorità nel dispacciamento e ai bassi costi operativi uniti a condizioni meteorologiche favorevoli. Solare ed eolico onshore sono infatti ormai la fonte di nuova energia più economica per due terzi della popolazione mondiale.

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Il rimbalzo post Covid-19 continuerà a premiare le rinnovabili. Nel 2021, si stima che la produzione di elettricità da fonti rinnovabili aumenti di oltre l’8%, tanto da costituire oltre la metà della crescita della fornitura complessiva di elettricità a livello mondiale. Il contributo maggiore dovrebbe venire da solare ed eolico, che potrebbero segnare il loro più grande aumento annuale nella storia: rispetto al 2020, la produzione di elettricità dall’eolico crescerà di circa il 17%, dal solare fotovoltaico di quasi il 18%.

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Aumento della generazione elettrica rinnovabile per tecnologia, 2019-2020 e 2020-2021. Fotovoltaico in azzurro, eolico in viola, idroelettrico in verde, bioenergia in giallo (TWh), crescita percentuale da un anno con l’altro in arancione. Fonte: IEA

Quest’anno, le energie rinnovabili dovrebbero fornire il 30% della produzione di elettricità in tutto il mondo: si tratta della quota maggiore nel mix elettrico dall’inizio della rivoluzione industriale, da confrontare con la quota di rinnovabili del 2019, poco sotto il 27%. Ancora una volta, sarà la Cina a rappresentare almeno la metà dell’aumento globale di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, seguita da Usa, Unione Europea e India.

Quali prospettive per il futuro?

Se da un lato il 2021 porterà dunque ottimi numeri per le rinnovabili, dall’altro porterà anche numeri che non avremmo più voluto vedere accostati a fonti energetiche quali il carbone; numeri non certo allineati col livello di impegno richiesto per inseguire con coerenza gli obiettivi climatici.

Birol conclude: “A meno che i governi di tutto il mondo non si muovano rapidamente per iniziare a ridurre le emissioni, è probabile che nel 2022 ci troveremo di fronte a una situazione ancora peggiore. Se i governi intraprendessero una azione chiara e rapida, con la quantità di tecnologie per l’energia pulita a basso costo di cui disponiamo, potremmo trasformare questa delusione in alcuni buoni risultati”

Elisa Terenghi

Nata a Monza nel 1994, mi sono laureata in Fisica del Sistema Terra presso l’Università di Bologna nel marzo 2019, conseguendo anche l’Attestato di formazione di base di Meteorologo del WMO. Durante la tesi magistrale e un successivo periodo come ricercatrice, mi sono dedicata all’analisi dei meccanismi di fusione dei ghiacciai groenlandesi che interagiscono con l’oceano alla testa dei fiordi. Sono poi approdata a Meteo Expert, dove ho l’occasione di approfondire il rapporto fra il cambiamento climatico e la società, occupandomi di rischio climatico per le aziende.

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