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Oltre un miliardo di persone vive nel timore di perdere i propri diritti di proprietà su terre e abitazioni

Un adulto su quattro nel mondo teme di perdere i diritti di proprietà dei suoi terreni entro cinque anni a causa del rischio climatico. Le terre consuetudinarie, ricche di carbonio, sono minacciate da cambiamenti climatici e attività umane. Il rapporto FAO e ILC sollecita politiche inclusive per proteggere queste risorse vitali.

Nel mondo, oltre un miliardo di persone, ovvero quasi un adulto su quattro, vive nel timore di perdere i propri diritti di proprietà su terre e abitazioni entro i prossimi cinque anni. Questo allarme emerge dal rapporto The Status of Land Tenure and Governance, pubblicato dalla FAO, International Land Coalition (ILC) e CIRAD, che evidenzia come il rischio climatico stia esacerbando vulnerabilità globali legate alla tenure fondiaria. In un contesto di crescenti pressioni ambientali, la sicurezza dei diritti di proprietà sui terreni diventa cruciale per la sicurezza alimentare, la lotta al clima e la biodiversità.

Terre consuetudinarie: il 32% della Terra a forte esposizione

Le terre consuetudinarie, gestite da comunità indigene secondo tradizioni non scritte, coprono 4,2 miliardi di ettari, pari al 32% della massa terrestre globale esclusa l’Antartide. Queste aree detengono il 37% del carbonio irrecuperabile mondiale, circa 50,63 gigatonnellate, concentrate nei biomi forestali che assorbono fino al 30% delle emissioni annue di CO2. Praterie e torbiere, che trattengono il 12% del carbonio terrestre e l’80% delle torbiere globali, sono altrettanto vitali, ma minacciate da urbanizzazione, agricoltura industriale, estrazione di petrolio, gas e miniere. La gestione indigena regola la gestione idrica e il clima, rendendo queste terre pilastri contro il rischio climatico.

Il rapporto sottolinea che gli Stati detengono legalmente oltre il 64% delle terre mondiali, inclusi regimi consuetudinari con diritti d’uso non documentati. Donne e giovani sono i più esclusi, compromettendo uguaglianza di genere e trasformazione rurale. Marcy Vigoda, direttrice ILC, avverte: “Diritti fondiari sicuri sono fondamentali per sicurezza alimentare, azione climatica e biodiversità”.

Differenze geografiche e vulnerabilità dei gruppi a rischio

I sistemi di possesso variano per regione: in Africa subsahariana prevalgono tenures consuetudinarie, mentre in Asia e America Latina coesistono con titoli formali. Gruppi indigeni e pastorali affrontano il massimo rischio climatico, con terre esposte a eventi estremi come siccità e alluvioni, comuni in Italia secondo la documentazione parlamentare. L’Italia, vulnerabile a questi fenomeni, vede intrecciarsi diritti di proprietà terreni con responsabilità ambientali, come sancito dalla Costituzione agli articoli 9 e 41 post-riforma 2022.

Donne e giovani subiscono esclusione maggiore, aggravando disuguaglianze. Il rischio climatico amplifica queste disparità, con comunità indigene custodi di riserve carbonio essenziali per mitigare il riscaldamento globale.

Questioni legali: contenziosi e obblighi statali

Il rischio climatico sui diritti di proprietà terreni sta generando cause giudiziarie. In Italia, la Cassazione del luglio 2025 ha affermato la giurisdizione su danni climatici, aprendo a responsabilità di aziende fossili come ENI per impatti su salute e proprietà. La Corte Costituzionale, con sentenze 58/2018 e 240/2022, priorità tutela ambientale su economica, legandola a salute e generazioni future. La Corte Internazionale di Giustizia rafforza obblighi statali, imponendo riparazioni e stop emissioni, in linea con CEDU.

Questi sviluppi legali proteggono i diritti di proprietà sui terreni dal rischio climatico, promuovendo transizione ecologica e giuridica. In Italia, la Pubblica Amministrazione può rispondere per inerzia su misure preventive, come la manutenzione degli argini. Il 2026 segna una svolta per i contenziosi climatici, con emissioni da deforestazione e suolo al centro.

Minacce antropiche e urgenza di politiche inclusive

Le attività umane accelerano il rischio climatico sulle terre consuetudinarie mentre la FAO sollecita delle politiche inclusive per formalizzare diritti di proprietà sui terreni, integrando consuetudini con governance moderna. Biodiversità, diritti umani, richiedono una governance pubblica efficace in Italia.

Proteggere queste terre non è solo un discorso ambientale, ma questione di giustizia sociale contro il rischio climatico. Le comunità indigene, con antiche pratiche sostenibili, offrono dei modelli per un futuro resiliente.

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