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Mega oleodotto in Africa, vittoria degli attivisti: si sfila l’italiana SACE. È ancora possibile fermare EACOP?

L’italiana SACE non supporterà finanziariamente la realizzazione di quello che sarebbe l’oleodotto riscaldato più lungo del mondo.

Si tratta del cosiddetto EACOP, East African Crude Oil Pipeline, un progetto portato avanti dal colosso francese Total insieme alla China National Offshore Oil Corporation. Un gigante che – se realizzato – si estenderà per 1.445 chilometri.

L’oleodotto nascerà nella zona del Lago Alberto – uno dei maggiori laghi africani, dentro il parco nazionale più grande del Paese – per poi tagliare in due l’Uganda e la Tanzania fino a raggiungere il porto di Tanga, sull’Oceano Indiano, vicino al confine meridionale del Kenya.

oleodotto eacop
La mappa dell’oleodotto. Fonte: eacop.com

L’impatto devastante dell’oleodotto per diritti, ambiente e clima

Secondo i dati resi noti dall’organizzazione BankTrack il progetto comporta conseguenze molto gravi per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e l’impatto sulle comunità locali, l’ambiente e la crisi climatica.
Si stima che saranno in tutto 86 mila le persone coinvolte, e che 13 mila famiglie in Uganda e in Tanzania perderanno il proprio terreno e la propria casa.

Gruppi di attivisti hanno denunciato che almeno in parte le comunità locali sono già state cacciate dai propri territori, ma attualmente è molto difficile avere dati certi e informazioni verificate per gli ostacoli che deve affrontare chi cerca di diffondere notizie relative alla questione. BankTrack riporta che giornalisti e difensori dei diritti umani sono stati intimiditi in diverse occasioni, e in qualche caso anche arrestati.

Anche chi non perderà la casa dovrà fare i conti con l’impatto dell’oleodotto, che desta preoccupazione soprattutto per chi dipende dall’agricoltura, dall’allevamento e dalla pesca nel lago Alberto, dove verrà estratto il petrolio. Gravi i rischi anche per quanto riguarda le riserve idriche. L’oleodotto attraverserà il Lago Vittoria, il lago più grande del continente e fonte importante per la sussistenza di oltre 40 milioni di persone nella regione, riferisce BankTrack. Saranno coinvolti anche numerosi fiumi e zone umide estremamente preziose per la sussistenza di chi vive in quelle regioni e per la biodiversità.
Se dovessero verificarsi fuoriuscite di petrolio – e la storia ci insegna che si tratta di un rischio concreto – le conseguenze potrebbero essere drammatiche.

Per quanto riguarda il clima, a destare preoccupazione sono le emissioni di gas serra legate all’utilizzo del petrolio. Secondo le stime, le emissioni derivanti dalla combustione del petrolio trasportato da EACOP ammonterebbero ad almeno 34 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Si tratta di una quantità pari a circa l’8 per cento di tutte le emissioni annuali dell’Italia.

Per l’ambiente sono molti gli aspetti che destano preoccupazione. Tra la distruzione di aree protette, l’impatto su fauna e biodiversità, l’inquinamento e la contaminazione dell’acqua, gli effetti dell’oleodotto si profilano disastrosi.

oleodotto eacop
Lago Alberto

Secondo quanto riferisce il sito stesso del progetto, sul piatto ci sono investimenti per 3,5 miliardi di dollari. Miliardi che come si può immaginare fanno gola a molti, e infatti realtà provenienti da Paesi diversi hanno deciso di salire a bordo. Anche alcune società italiane hanno espresso interesse.

Il ruolo di SACE

Nello scorso autunno era emerso che SACE, assicuratore pubblico italiano controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, stava valutando la possibilità di sostenere finanziariamente il progetto dell’oleodotto.

La notizia ha scatenato la mobilitazione pressoché immediata di diverse associazioni e movimenti che hanno chiesto che SACE non prendesse parte al progetto.
Tra i protagonisti della campagna c’è l’associazione italiana ReCommon, che da alcuni anni era già attiva per informare, coinvolgere e sensibilizzare sul progetto EACOP. L’azione di ReCommon si concentra «soprattutto in ambito finanziario», ci ha spiegato Daniela Finamore, Campaigner Finanza e Clima: l’obiettivo è quello di «interrompere l’apporto finanziario al progetto».

Diverse realtà nazionali sono state coinvolte nella campagna. Anche Unicredit, ci dice Daniela, ha deciso di tirarsi indietro. Mercoledì 18 maggio, poi, è arrivata la notizia della ritirata dell’assicuratore pubblico nostrano: l’ha riportata per primo Il Fatto Quotidiano, e al momento non sono arrivate smentite.

«Una vittoria particolarmente significativa», commenta Finamore. E sottolinea: parliamo di «un soggetto pubblico, significa che le operazioni che garantisce vengono coperte con i soldi dei cittadini italiani».
È anche una questione di politica e credibilità: «è importante che l’Italia non sia coinvolta in operazioni di questo tipo anche per gli impegni che ha assunto sul clima».

Resta accesa la speranza di fermare l’oleodotto

Grazie a una sensibilità sempre maggiore nell’opinione pubblica, il danno reputazionale di operazioni di questo tipo spaventa sempre di più banche e società, specialmente private.

Al momento solo tre grandi banche sono ancora coinvolte nel finanziamento del progetto. Si tratta di Standard Bank (Sudafrica), Sumitomo Mitsui Banking Corporation (Giappone) e Industrial and Commercial Bank of China (Cina). Gli altri istituti di credito si sono tirati indietro, ci spiega Daniela Finamore, e «con questa ritirata del supporto finanziario c’è la speranza che il progetto si arresti».

Restano poi da vedere le mosse delle grandi società alla guida del progetto. Sul gigante cinese le sollecitazioni della società civile potrebbero essere poco influenti, ma la francese Total è soggetta a forti pressioni.

«Noi continueremo a fare pressione – promette Finamore -, e a dare voce alle attiviste e agli attivisti locali che stanno cercando di sensibilizzare più persone possibili su quello che sta succedendo».

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Dal 2021 sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. La crisi climatica avanza, con conseguenze estremamente gravi sull’economia, sulla sicurezza e sulla vita stessa di un numero sempre maggiore di persone. Un'informazione corretta, approfondita e affidabile è più che mai necessaria.

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