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Neve chimica? Meglio chiamarla neve da nebbia: ecco perché

In caso di nebbia persistente possono avvenire delle precipitazioni anche in assenza di perturbazioni. Il commento di un chimico

Neve chimica: questa espressione è tornata in auge qualche giorno fa, dopo essere stata rilanciata da vari siti di informazione e quotidiani. In nessun manuale di meteorologia troviamo una definizione di “neve chimica” e questa espressione non ha un corrispettivo in altre lingue. Il termine “chimica” associato alla neve può generare inoltre confusione se non allarmismo. In inverno, prolungati periodi di alta pressione favoriscono la formazione di nebbie anche persistenti in Val Padana, con ventilazione quasi assente e notevoli episodi di “inversione termica“, cioè ristagno di aria fredda al suolo e presenza di aria più calda alle quote di collina e montagna. Sotto la cappa di nebbia e di smog le temperature sono piuttosto basse e oscillano spesso intorno agli zero gradi.

neve chimica
La Pianura Padana immersa nella nebbia in uno scatto dei satelliti Nasa dell’8 gennaio 2020

In queste condizioni si possono verificare delle precipitazioni (deboli piogge o pioviggini) e anche delle vere e proprie nevicate o meglio, come affermano anche gli esperti di Arpa Lombardia, “deposizioni di cristalli di neve sulle superfici. Il termine neve chimica è fuorviante, perché lascia intendere che all’origine di questo evento meteorologico o all’interno dei fiocchi, ci sia qualche sconosciuta e pericolosa sostanza chimica. In questi cristalli di “neve da nebbia” è possibile trovare tracce di inquinanti che stazionano sulla Valpadana, sia naturali che prodotti dalle attività umane, ma non in qualità o quantità diversa da quelli che si riscontrerebbero in una normale pioggia o neve”.
Non si tratta dunque di una tipologia di neve particolarmente inquinata o composta da pericolose sostanze chimiche ma mentre risulta composta sostanzialmente d’acqua, con gli stessi inquinanti presenti nella pioggia o nella comune nebbia da cui si origina. Uno degli effetti negativi della persistenza dell’alta pressione è infatti l’accumulo delle polveri sottili nei bassi strati, con numerosi episodi di superamento delle soglie limite del PM10 soprattutto in Pianura Padana.

Così come per le pioviggini da nebbia queste nevicate avvengono per la presenza di uno spesso strato nebbioso al suolo. Le minuscole particelle di particolato possono agire in determinate condizioni da nuclei di condensazione, favorendo questo tipo di precipitazione. Si tratta comunque di fenomeni estremamente localizzati e irregolari con accumuli molto esigui da non confondere con la galaverna che avviene invece quando minuscole goccioline fluttuanti di una nebbia sopraffusa (cioè una nebbia che si trova a temperatura negativa) ghiacciano depositandosi in forma di aghi, scaglie o superfici continue dall’aspetto opaco-biancastro.

L’opinione di un chimico

Abbiamo chiesto un parere a  Simone Angioni, chimico ed esperto di comunicazione scientifica e di indagine su complotti e pseudoscienze.
Che cosa pensa del termine “chimica” associato alla neve?

L’uso dell’aggettivo “chimica” viene sfruttato per spaventare le persone ed è utilizzato come sinonimo di neve inquinata, tossica, pericolosa. Questo è dovuto ad una diffusissima percezione del termine “chimico” come qualcosa di negativo ed artificiale, generalmente nocivo per l’ambiente. Mi rendo conto che in passato, la chimica non si sia fatta ben volere e, come tante altre pratiche umane, abbia contribuito a sviluppare processi inquinanti. Tuttavia, da ormai molti anni, i chimici hanno maturato una forte responsabilità nei confronti dell’ambiente. C’è una intensa attività di ricerca mirata allo sviluppo di nuove reazioni sostenibili e rispettose del nostro pianeta. I motori ad idrogeno, i pannelli solari, i biocombustibili, le bioplastiche sono solo alcuni esempi di applicazioni derivanti dalla ricerca chimica che oggi, e in futuro, ci aiuteranno a mantenere un alto livello di benessere senza per forza devastare gli ecosistemi. Continuare ad associare la chimica a qualcosa di sporco e inquinante, non solo è sbagliato, ma è anche una mancanza di rispetto nei confronti dei tanti ricercatori che lavorano tutti i giorni per migliorare il mondo in cui viviamo”.

A livello comunicativo la “neve chimica” richiama purtroppo anche una delle bufale più conosciute e pericolose, ovvero le scie chimiche. Utilizzare il termine “neve chimica” potrebbe a tuo avviso generare confusione e avvalorare in parte le assurde tesi dei sostenitori di questa folle teoria complottista?

Penso sia difficile creare una stretta connessione causa-effetto tra l’uso del termine “neve chimica” e il complotto delle scie chimiche. Sicuramente entrambe le definizioni giocano sulla paura della chimica, che per altro, è talmente diffusa da essersi guadagnato un termine: la “chemofobia”.
Su questa paura non giocano solo i sostenitori del complotto, ma anche molte aziende che contrappongono l’uso di additivi chimici ai prodotti naturali, anche se i prodotti naturali sono necessariamente chimici. Tutto quello che ci circonda è fatto da atomi che interagiscono tra loro, quindi tutto è chimica.
Considerato che il fenomeno delle precipitazioni in presenza di nebbia ha un nome ufficiale che è “fog precipitation”, non si capisce perché in Italia si debba usare il termine “neve chimica”. Sembra un po’ un modo per prendere in giro le persone, che invece di essere spaventate, forse dovrebbero essere responsabilizzate. Chiariamo quindi che neve da nebbia è un fenomeno davvero agevolato dalla presenza di inquinanti, ma la neve intrappola tutte le particelle in sospensione, sia gli inquinanti che la normale polvere. La neve che ne risulta, quindi, non è particolarmente tossica o nociva, anzi tendenzialmente nessuno si mette a mangiare neve raccolta per terra, mentre tutti, fino al giorno prima, respiravamo l’aria piena dello stesso inquinamento. Il fatto che l’inquinamento incentivi un fenomeno visibile come la neve da nebbia, non deve farci spostare l’attenzione dal problema che ci riguarda tutti i giorni, anche se non lo vediamo perché le polveri inquinanti sono disperse nell’aria”.

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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