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Pubblicata la prima analisi del rischio climatico di 6 città d’Italia: il rapporto CMCC

La Fondazione CMCC ha realizzato la prima analisi integrata del rischio climatico in Italia focalizzata sulla condizione di Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia

Il clima sta cambiando anche in Italia, e non ce ne stiamo accorgendo solo dai dati che emergono sulla situazione a livello globale, continentale o nazionale: lo stiamo vedendo con i nostri occhi anche nelle nostre città. Ondate di caldo sempre più frequenti e intense e alluvioni sono e saranno gli impatti principali con cui le nostre città dovranno fare i conti.

Il rapporto “Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in sei città italiane”, realizzato dalla Fondazione CMCC, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, è la prima analisi integrata del rischio legato al clima in Italia. Il rapporto ha analizzato la situazione e le prospettive future di 6 città italiane (Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia) e le azioni di adattamento intraprese finora a livello locale. Per realizzare questo studio, il primo di questo genere, sono stati utilizzati strumenti scientifici ad alta risoluzione (2Km), in particolare per le informazioni inerenti la tendenza dell’ultimo trentennio. I risultati sono stati presentati in un evento online il 21 settembre da Donatella Spano, Strategic Advisor della Fondazione CMCC e professoressa all’Università di Sassari.

La climatologa Serera Giacomin ha sottolineato durante la presentazione come “la crisi climatica stia avendo un impatto enorme sull’economia, sulla società e sulla salute”.

Senza politiche per il clima entro fine secolo avremo temperature fino a 6 gradi più elevate d’estate: l’analisi realizzata per 6 città d’Italia

I cambiamenti di cui negli ultimi anni stiamo già facendo esperienza, in futuro diventeranno ancora più evidenti, intensi e frequenti, con conseguenze dirette sulla salute delle persone, sulla mortalità e sugli episodi di dissesto idrogeologico.

Negli ultimi 30 anni è stato rilevato un trend crescente delle temperature in ognuna delle 6 città esaminate, con una serie consecutiva di anni più caldi a partire dal 2014, dal 2011 a Roma, e temperature annuali più elevate delle media di un massimo di 0,8°C a Roma, di 0,9°C a Bologna, Milano, Napoli e Torino e fino a 1,1°C a Venezia. È aumentato il numero di notti tropicali (ovvero con temperature minime mai sotto la soglia dei 20 gradi) in tutte e sei le città, insieme a un aumento dei giorni di caldo intenso a Venezia e Napoli. Nell’analisi sono state individuate delle variazioni anche nelle precipitazioni, che tendono ad estremizzarsi con un aumento dei giorni consecutivi senza pioggia (Venezia e Milano) e con precipitazioni massime giornaliere in crescita (Roma).

Il fenomeno delle ondate di calore è comune a tutte le città, con una tendenza di crescita che appare già in atto e con incrementi significativi ma diversificati nelle diverse realtà: 50 giorni in più di caldo intenso l’anno negli ultimi decenni del secolo per Napoli rispetto a inizio secolo. Ma è un fenomeno che interessa in maniera significativa anche Milano (+ 30 giorni), Torino (+ 29) e Roma (+28).

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Foto d’archivio di Venezia. Crediti Luigi Brugnaro

Gli scenari futuri dipendono molto dalla presenza o assenza di politiche climatiche. Entro il 2100, senza politiche climatiche, la temperatura potrebbe aumentare tra i 4 e i 6 gradi a seconda delle stagioni: a Venezia estate e autunno potrebbero diventare più caldi di 5 gradi, inverno e primavera di 4 gradi; a Milano potremmo avere estati 6 gradi più calde delle attuali e stagioni autunnali 5 gradi più calde; a Napoli fino a 5 gradi in più in estate e autunno; a Roma 6 gradi in più in estate e autunno e 5 gradi in inverno e primavera; a Torino estati 6 gradi più calde, autunni e inverni 5 gradi più caldi e primavere 4 gradi più calde. Con politiche climatiche le temperature e i giorni di caldo intenso comunque aumenteranno, ma non oltre i 2 gradi in tutte le città esaminate.

Le piogge entro metà secolo senza politiche climatiche tendenzialmente dovrebbero aumentare (tranne quelle estive a Milano e quelle estive e primaverili di Napoli e Roma), ma al contempo aumenteranno i giorni molto piovosi, quelli in cui lo stato del suolo, dei fiumi e della città fa la differenza. I problemi legati agli allagamenti da piogge intense sono esacerbati dall’ambiente urbano a causa della densità dell’ambiente costruito, dell’impermeabilizzazione del suolo e di specifiche caratteristiche delle singole città.

Ad esempio a Napoli, piogge intense che fino ad oggi si sono verificate ogni 10 anni, potrebbero verificarsi ogni 4. A Bologna, invece, mentre la rete di drenaggio protegge la città dal rischio idraulico, secondo le proiezioni climatiche ci si aspetta per il futuro un aumento di intensità e frequenza di fenomeni di allagamento.

Lo studio sulle politiche per fronteggiare la crisi climatica e le criticità locali

Nel rapporto sono state analizzate anche le principali criticità legate al clima per ogni città: ad esempio a Venezia la subsidenza, l’innalzamento livello del mare e il fenomeno dell’acqua alta, che insieme hanno provocato 40 volte negli ultimi 10 anni il superamento della soglia critica 120 cm. A Napoli l’alta densità del abitazioni con una impermeabilizzazione del suolo hanno dato vita a 12 fenomeni calamitosi dal 2010 ad oggi; a Torino la città copre un territorio quasi completamente antropizzato molto esteso con pendenze importanti, in cui sono state fatte molte modifiche ai corsi d’acqua, con aumento dei rischio di esondazioni e allagamenti.

A Venezia il livello del mare rischia di aumentare di oltre un metro entro la fine del secolo. I ricercatori avvertono: “dobbiamo essere pronti ad agire”

Viste le principali criticità locali e le prospettive climatiche a cui ogni città va incontro, sono state analizzate le politiche climatiche adottate e i principali strumenti di cui le città dispongono per fronteggiare i rischi climatici considerando il quadro normativo e procedurale, e la capacità delle città di valutare, identificare, analizzare e comunicare i rischi. Oltre ad una analisi degli strumenti adottati dalle autorità locali il rapporto valuta anche quali sono le azioni di adattamento intraprese e le eventuali mancanze rispetto allo schema definito dall’IPCC.

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Foto IconaClima.it

In alcuni casi, come Milano, Bologna, Torino, la macchina amministrativa è dotata di elevate competenze e capacità tecniche, in altri casi, invece, come a Roma, Napoli, Venezia, mentre si procede alla formazione delle capacità necessarie, si punta a collaborazioni con Università e centri di ricerca del territorio. In tutti i casi risultano determinanti per la buona riuscita delle attività inerenti la valutazione del rischio da cambiamento climatico, la partecipazione in network nazionali o internazionali di città impegnate in azioni per affrontare i cambiamenti climatici e l’attivazione di pratiche partecipative che coinvolgano cittadini e stakeholders.

«Questo lavoro è una assoluta innovazione nell’ambito dell’analisi e della gestione del rischio da cambiamenti climatici su scala urbana», ha spiegato Donatella Spano che ha curato il rapporto con Valentina Mereu (CMCC). «L’obiettivo è quello di fornire uno strumento che, fondato sulle più recenti conoscenze scientifiche, possa contribuire rendere le nostre città più pronte e preparate agli anni che stiamo vivendo e che vivremo, nel segno della sostenibilità e della resilienza. Per raggiungere questo obiettivo, il rapporto mette a disposizione un’integrazione di dati climatici originali con una rassegna approfondita sullo stato dell’arte della conoscenza sugli impatti da cambiamenti climatici e sugli strumenti e i metodi che le città hanno a disposizione per valutare, analizzare e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici».

Un momento della presentazione del rapporto CMCC

Nel corso della presentazione del report, avvenuta in una diretta online martedì 21 settembre, è intervenuta anche la climatologa Serena Giacomin, presidente di Italian Climate Network, che ha auspicato che i dati raccolti dagli scienziati vengano recepiti e utilizzati nel corso del processo decisionale delle istituzioni. «Il rapporto offre informazioni molto preziose su come l’emergenza globale del cambiamento climatico si declini a livello locale – ha detto Giacomin -, con un impatto enorme sull’economia, sulla società e anche sulla salute: è fondamentale che questi dati prodotti dalla comunità scientifica siano utilizzati come strumenti per una gestione del rischio il più possibile efficace».

Tra gli interventi anche quello di Matteo Leonardi, di Ecco Think Thank, che ha sottolineato quanto sia importante che «adattamento e mitigazione vadano di pari passo». Perché questo succeda serve che la questione climatica sia centrale nelle policy, sia a livello locale che a livello nazionale, ha detto.

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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