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Spiagge libere sempre più rare: in alcune zone d’Italia le concessioni sottraggono il 90 per cento del territorio balneabile, intanto avanza l’erosione

AAA spiagge libere cercasi: lo scenario fotografato dall’ultimo rapporto di Legambiente mostra che una parte sempre maggiore dei litorali italiani viene ceduta alle concessioni balneari.

In alcune zone i numeri sono piuttosto impressionanti, e si arriva addirittura a registrare oltre il 90 per cento delle spiagge occupato da stabilimenti balneari. Nel Comune di Gatteo, in Provincia di Forlì e Cesena, tutte le spiagge sono in concessione, e siamo sopra il 90% anche a Pietrasanta (LU), Camaiore (LU), Montignoso (MS), Laigueglia (SV) e Diano Marina (IM), dove rimangono liberi solo pochi metri spesso in prossimità degli scoli di torrenti in aree degradate.
E ci sono anche intere regioni in cui quasi il 70 per cento delle spiagge è occupato da stabilimenti balneari, con dei veri e propri record europei: è il caso della Liguria, dell’Emilia Romagna e della Campania.

Invece di migliorare, la situazione sta peggiorando: in questi anni le concessioni balneari hanno continuato a crescere.

Tra i nodi da sciogliere subito, segnala Legambiente, ci sono la scarsa trasparenza sulle concessioni balneari, i canoni per buona parte ancora irrisori, la non completezza dei dati sulle aree demaniali e soprattutto l’assenza di un regolare e affidabile censimento delle concessioni balneari ed in generale di quelle sul Demanio marittimo. Quest’ultimo punto emerge chiaramente dal rapporto: il dato sui canoni di concessioni è fermo al maggio 2021 con la quota di 12.166 concessioni per stabilimenti balneari.

Legambiente ha lanciato un pacchetto di cinque proposte affinché nella prossima legislatura si arrivi ad avere finalmente una legge nazionale per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge e allo stesso tempo un quadro di regole e un quadro di regole certe che premino sostenibilità ambientale, innovazione e qualità. Cinque i pilastri su cui si dovrà concentrare il lavoro: garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge, premiare la qualità dell’offerta nelle spiagge in concessione, ristabilire la legalità e fermare il cemento sulle spiagge, definire una strategia nazionale contro erosione e inquinamento e un’altra per l’adattamento dei litorali al cambiamento climatico. «Sarà fondamentale per questo dare gambe ai decreti attuativi del Decreto Concorrenza per far sì che le prossime procedure di affidamento delle concessioni siano finalmente trasparenti».

«In Italia non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione», dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. «È un peccato che non si sia riusciti a definire le nuove regole in questa legislatura, in modo da togliere il tema dalla campagna elettorale. Occorre, infatti, dare seguito alle innumerevoli sentenze nazionali ed europee, altrimenti si arriverà presto a multe per il nostro Paese per violazione delle direttive comunitarie e, a questo punto, anche di una legge nazionale che stabilisce di affidarle tramite procedure ad evidenza pubblica a partire dal primo gennaio 2024».

spiagge private legambiente

«Trovare spiagge libere lungo le coste italiane è sempre più complicato», denuncia Legambiente. E avverte che non sono solo le concessioni balneari a sottrarre spazio che dovrebbe appartenere a tutti. Continua infatti ad avanzare l’erosione costiera, che di anno in anno divora i nostri litorali: sono coinvolte circa la metà delle coste sabbiose, con i tratti di litorale soggetti a erosione che sono triplicati dal 1970. E poi c’è l’inquinamento, responsabile dell’interdizione alla balneazione per il 7,2 per cento della costa sabbiosa.

«Parlare di spiagge significa anche parlare di sostenibilità ambientale – spiega Sebastiano Venneri, responsabile territorio e innovazione di Legambiente –. Occorre accelerare nella direzione della qualità e sostenibilità ambientale, replicando quelle esperienze virtuose e green messe in campo già da molti lidi e apprezzate sempre più dai cittadini che cercano qualità e rispetto dell’ambiente».

Nel report “Spiagge 2022” si segnalano le buone pratiche contro l’erosione costiera per la gestione dei litorali e poi alcune storie di stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità. Per citarne alcune, si va dalla Sardegna con il riforestamento della Posidonia nel Golfo degli Aranci al Piano Comunale delle Coste di Lecce che prevede tra i vari aspetti il monitoraggio permanente dell’erosione costiera, la protezione e ricostruzione dei cordoni dunali, la trasformazione degli edifici degradati in strutture leggere in armonia con il paesaggio. Da Rimini arriva l’esempio del progetto “Parco del Mare” (parte del più ampio progetto Rimini Venture 2.0) che si pone come obiettivo quello di rigenerare i 16 km costieri creando un corridoio ambientale e funzionale, dedicato al fitness, alla qualità della vita, alla alimentazione sana.
In Veneto l’Associazione Unionmare Veneto, fra gli operatori balneari, ha avviato da tempo percorsi virtuosi che interessano le spiagge di Bibione, Jesolo, Caorle, Venezia, Eraclea, Sottomarina e Rosolina. I progetti sono i più vari, dalla prima spiaggia smoke-free (quella di Bibione) che ha fatto da esempio per tante altre realtà in giro per l’Italia, alla Spiaggia di Nemo, un riferimento per tutti coloro che lavorano sui temi dell’accessibilità, al progetto Sentinelle del Mare, in collaborazione con biologi marini che monitorano la situazione della biodiversità, al riutilizzo del legname degli schianti della tempesta Vaia per la realizzazione degli stabilimenti stessi. Inclusività è la parola chiave della Terrazza “Tutti al mare!” di San Foca, nel comune di Melendugno in Salento, è una spiaggia accessibile per persone con gravi patologie neuromotorie di San Foca.  L’iniziativa, nata nel 2015, è parte del progetto “Io Posso” di Gaetano Fuso, poliziotto salentino, colpito nel 2014 dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Il rapporto completo è disponibile a questo link.

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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