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Disgelo del permafrost in un video dell’ESA: ecco perché è un problema

Le mappe elaborate dal progetto mostrano l'evoluzione del permafrost nell'arco degli ultimi 14 anni

L’Esa ha appena rilasciato un video che mostra l’impressionante disgelo del permafrost nella regione artica del Pianeta. Secondo l’ultimo report dell’IPCC la temperatura del permafrost è aumentata su livelli record dagli anni ’80 ad oggi. La conseguenza principale – e più inquietante –  di questo fattore è il rilascio di una notevole quantità di gas serra in atmosfera, con pesanti ricadute sui cambiamenti climatici. Il disgelo del permafrost, infatti, fa sì che vengano rilasciati in atmosfera gas serra come metano e anidride carbonica.

Con il termine permafrost ci si riferisce ad un terreno che, per almeno due anni, rimane costantemente ghiacciato. Si può trovare alle alte latitudini, ad esempio, in Alaska o Siberia, o in alta quota, come sulle Ande o sull’Himalaya.

Il video è il risultato di un progetto dell’Agenzia Spaziale Europea, nato all’interno del CCI (Climate Change Initiative) e dedicato proprio al monitoraggio del permafrost. Grazie ad osservazioni in situ e all’uso di dati satellitari è stato possibile osservare la dinamicità del permafrost e iniziare a comprendere le possibili ricadute che il suo disgelo potrebbe avere nel futuro.

Le mappe elaborate dal progetto dell’Esa mostrano l’evoluzione del permafrost nell’arco degli ultimi 14 anni, ossia dal 2003 al 2017. Ancora difficile però comprendere l’impatto che avrà sui cambiamenti climatici. Annett Bartsch, responsabile scientifica del progetto ha infatti commentato che «sebbene le mappe siano interessanti per capire le anomalie annuali nell’arco di 14 anni, non è ancora possibile trarre delle conclusioni sulle tendenze climatiche». Probabilmente, come suggerisce Bartsch, sarà possibile farlo solo con un database di 30 anni.

Silvia Turci

Ho conseguito una laurea specialistica in Comunicazione per l’Impresa, i media e le organizzazioni complesse all’Università Cattolica di Milano. Il mio percorso accademico si basa però sullo studio approfondito delle lingue straniere, nello specifico del francese, inglese e russo, culminato con una laurea triennale in Esperto linguistico d’Impresa. Sono arrivata a Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995) nel 2014 e da allora sono entrata in contatto con la meteorologia e le scienze del clima: una continua scoperta che mi ha fatto appassionare ogni giorno di più al mio lavoro.

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