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Crisi climatica, i leader mondiali stanno ignorando il “codice rosso” dell’IPCC?

Climate Action Tracker ha analizzato le politiche che le nazioni del mondo stanno portando avanti per contrastare il cambiamento climatico: le notizie non sono buone

L’ultimo rapporto sul cambiamento climatico pubblicato dall’IPCC nel mese di agosto ha lasciato poco spazio a dubbi e titubanze: l’emergenza climatica sta per mettere a rischio l’equilibrio del nostro Pianeta, ed è fondamentale un’azione immediata e concreta.

Peccato che, almeno per il momento, chi ha il potere (e il dovere) di passare all’azione non sembri aver recepito il messaggio. È quanto emerge dall’analisi di Climate Action Tracker, che monitora le azioni portate avanti per contrastare il cambiamento climatico e l’ambizione degli obiettivi posti da ogni governo.

Il quadro che emerge dal rating dei paesi è sconfortante: gli esperti hanno scandagliato obiettivi, politiche e azioni, finanziamenti e altre misure volte a proteggere l’ambiente e contrastare il cambiamento climatico secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi, ed è emerso che praticamente nessuna delle nazioni del mondo sta facendo abbastanza, né sembra intenzionata a cambiare rotta.
Dei 37 paesi valutati da Climate Action Tracker solo una nazione, il Gambia, risulta essersi dotata di un’azione climatica compatibile con l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C.
Pochi altri paesi ci si avvicinano: non hanno ancora politiche del tutto in linea con l’obiettivo di 1,5°C ma potrebbero arrivarci con «miglioramenti moderati», affermano gli esperti. Tra questi c’è il Regno Unito, l’unica delle nazioni più sviluppate che si qualifica al di sopra degli “insufficienti”: i suoi obiettivi nazionali sono in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, spiegano gli esperti, ma non sono allo stesso livello le politiche internazionali.
Tra le realtà che hanno di recente aggiornato i propri obiettivi ci sono anche l’Unione Europea (ne abbiamo parlato qui) e gli Stati Uniti: le loro politiche sono più ambiziose di prima, osserva Climate Action Tracker, ma ancora non compatibili con la volontà di mantenere l’aumento delle temperature entro 1,5°C.

In totale, tre quarti dei paesi valutati nell’analisi hanno mostrato lacune particolarmente significative nell’azione per il clima, con politiche insufficienti non solo per l’obiettivo di 1,5°C ma anche per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi.

cambiamento climatico
Crediti: Climate Action Tracker | Global update September 2021

Ad agosto «l’IPCC ha pubblicato un “codice rosso” avvertendo il mondo sui pericoli del cambiamento climatico e sottolineando l’urgente necessità di dimezzare le emissioni entro il 2030», ha detto Bill Hare, CEO di Climate Analytics, partner di Climate Action Tracker. «Un numero crescente di persone in tutto il mondo soffre gli impatti sempre più gravi e frequenti del cambiamento climatico, ma l’azione dei governi continua a restare indietro rispetto a ciò che è necessario. Sebbene molti governi si siano impegnati a raggiungere le zero emissioni nette, senza un’azione a breve termine raggiungere la neutralità climatica sarà praticamente impossibile».

Il nuovo rapporto IPCC è un “codice rosso” per l’umanità: l’emergenza climatica riguarda ogni regione del Pianeta

Le azioni più urgenti per contrastare il cambiamento climatico

Manca pochissimo ai negoziati sul clima in programma per questo autunno: tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre i riflettori saranno puntati su Milano, che ospiterà la Youth COP e la Pre-COP, poi l’appuntamento più importante sarà a Glasgow, dove tra il 31 ottobre e il 12 novembre i potenti del mondo si riuniranno per la COP26. Abbiamo davanti settimane cruciali per la lotta al cambiamento climatico, e soprattutto la COP26 rappresenterà un momento chiave per le politiche climatiche e gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 per poi centrare il goal stabilito a Parigi entro la metà del secolo.

C’è molto lavoro da fare, avverte Climate Action Tracker: tra i punti più caldi ci sono le tematiche relative all’energia.
Quella del carbone è ancora una questione spinosa, soprattutto in Asia dove i governi nazionali appaiono determinati a continuare a utilizzarlo nonostante i costi inferiori delle energie rinnovabili.
La Cina aveva annunciato di volersi allontanare dal carbone, ma solo nel 2020 ha costruito 3 quarti delle nuove centrali elettriche a carbone che sono sorte in tutto il mondo. Anche l’India continua a costruire nuove centrali a carbone e non si è dotata finora di programmi concreti per eliminarlo gradualmente. Non si vedono passi avanti nemmeno nel sud-est asiatico: il carbone continua a essere molto usato soprattutto in Indonesia e in Vietnam, seguiti da vicino dal Giappone e dalla Corea del Sud.
Secondo gli esperti, se il mondo vuole seguire un percorso compatibile con l’obiettivo di 1,5°C deve eliminare gradualmente la produzione di energia con il carbone entro il 2040.

In Europa migliaia di vittime per le centrali a carbone

Sul tavolo anche la questione gas, che come riferiscono gli esperti di Climate Action Tracker viene ancora proposto «falsamente come un “combustibile ponte“, mentre resta un combustibile fossile e dev’essere eliminato il prima possibile». In questo ambito è particolarmente preoccupante la situazione dell’Australia, che è già prima al mondo per l’esportazione di gas e sta continuando a investire nella ricerca di nuove fonti. Anche l’Europa sta pianificando di stanziare fondi pubblici destinati a nuove infrastrutture del gas.

In tutto il mondo sta crescendo esponenzialmente anche l’interesse per l’idrogeno, ma come avverte Climate Action Tracker è fondamentale fare attenzione alle fonti di energia utilizzate per produrlo: non sempre si tratta di idrogeno “verde”, prodotto con energie rinnovabili.

Gli esperti richiamano l’attenzione anche sul tema dei trasporti, «indissolubilmente legato» a quello dell’energia: molte case automobilistiche e gran parte dei governi si stanno infatti muovendo verso l’elettrico, con politiche volte alla promozione di veicoli elettrici e alla graduale eliminazione di quelli a combustione. Decarbonizzare il settore dei trasporti richiede una decarbonizzazione del settore dell’energia, mette in guardia Climate Action Tracker.

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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