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Siamo in bancarotta idrica: lo studio dell’UNU-INWEH mette in luce dati allarmanti

Il fallimento idrico come metafora per comunicare la gravità di un problema che sta diventando cronico in molte zone del Pianeta

Il mondo è entrato in una nuova fase critica: sempre più bacini fluviali e falde acquifere stanno perdendo la capacità di tornare alla loro normalità storica. Questi importanti e allarmanti dati sono emersi dal rapporto “Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era” pubblicato il recente 19 gennaio in occasione del 30° anniversario dell’UNU-INWEH, l’istituto accademico dell’Università delle Nazioni Unite che si dedica ad affrontare le crisi idriche globali e in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua che si terrà negli Emirati Arabi Uniti dal 2 al 4 dicembre 2026.

United Nations University Institute for Water, Environment, and Health, @facebook

Secondo questo studio che porta la firma di Kaveh Madani, direttore dell’Istituto e professore di ricerca presso il City College di New York, siccità, carenze dei sistemi idrici ed episodi di inquinamento che un tempo sembravano shock temporanei, stanno diventando cronici in molti luoghi, segnalando una condizione post crisi che il rapporto chiama “water bankruptcy” ossia bancarotta idrica.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Siamo in bancarotta idrica

Il rapporto analizza il continuo depauperamento dei sistemi idrici dovuto all’eccessivo sfruttamento di flussi rinnovabili e all’accumulo naturale a lungo termine oltre i limiti di sicurezza. Rileva che molti bacini idrografici e falde acquifere sono entrati in una condizione post-crisi, in cui i valori di riferimento storici non sono più raggiungibili senza un cambiamento radicale. In un contesto di radicato esaurimento delle falde acquifere, sovrasfruttamento delle risorse, degrado del territorio e del suolo, deforestazione e inquinamento, il tutto aggravato dai cambiamenti climatici, il rapporto conclude che molte regioni stanno vivendo al di sopra delle proprie possibilità e che numerosi sistemi idrici sono già di fatto “in bancarotta”. Questa situazione richiede un adattamento basato sulla scienza e su una nuova realtà idrologica.

I sistemi idrici hanno superato le loro capacità di carico

Crisi idrica ​​è diventata l’etichetta predefinita per quasi ogni episodio di stress idrico, dalle siccità di breve durata allo sfruttamento eccessivo decennale di fiumi e falde acquifere. Eppure, in molte regioni del mondo, i problemi idrici non assomigliano più a una crisi nel senso convenzionale del termine. Rappresentano uno stato di fallimento post-crisi in cui i sistemi idrici umani hanno superato le loro capacità di carico idrologico e le società hanno speso oltre i loro bilanci idrologici sostenibili per così tanto tempo che le risorse idriche critiche sono esaurite, alcuni danni agli ecosistemi sono irreversibili su scala temporale umana e un ritorno alla normalità è impraticabile anche con costi economici, sociali e ambientali proibitivi. Questo articolo propone “bancarotta idrica” come termine più significativo e utile per questa condizione e fornisce la prima definizione formale e scientifica di questo concetto fondata su idrologia, ecologia e socioeconomia”.

Foto di Simon Hill da Pixabay

Siamo al punto in cui alcuni danni sono irreparabili

Il fallimento idrico viene presentato non solo come metafora per comunicare la gravità del problema e l’urgenza di un nuovo inizio trasformativo, ma anche come etichetta diagnostica per i sistemi idrico-umanitari il cui utilizzo supera costantemente la capacità di carico idrologica, erodendo il capitale naturale al punto che alcuni danni sono irreparabili. Basandosi su un’analogia con il conto bancario che paragona le acque superficiali a un conto corrente e le falde acquifere a un conto di risparmio, l’articolo spiega perché il linguaggio sia importante per la sensibilizzazione politica, il dibattito pubblico e discute perché l’inquadramento del fallimento richieda non solo la protezione dell’acqua ma anche del capitale naturale e del ciclo idrologico che la produce“.

Foto di svklimkin da Pixabay

Un forte richiamo all’azione

Il rapporto sprona all’azione, urge agire tempestivamente prima che lo stress si trasformi in perdite irreversibili; bisogna ridurre i rischi condivisi, rafforzare la resilienza e ricostruire la fiducia attraverso risultati tangibili. L’acqua non è solo una crescente fonte di rischio ma anche un’opportunità strategica in un mondo frammentato. Investimenti seri nell’acqua possono sbloccare progressi in ambito climatico, della biodiversità, del territorio, dell’alimentazione, della salute e rappresentare una piattaforma pratica per la cooperazione all’interno e tra le società.

Foto di Pexels da Pixabay

Il rapporto esorta i governi e il sistema delle Nazioni Unite a sfruttare le conferenze ONU sull’acqua del 2026 e del 2028, la fine del Decennio d’azione per l’acqua nel 2028 e la scadenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile del 2030 per ridefinire l’agenda globale sull’acqua e posizionare l’acqua come ponte per la pace, l’azione per il clima, la protezione della biodiversità e la sicurezza alimentare.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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