Siamo in bancarotta idrica: lo studio dell’UNU-INWEH mette in luce dati allarmanti
Il fallimento idrico come metafora per comunicare la gravità di un problema che sta diventando cronico in molte zone del Pianeta
Il mondo è entrato in una nuova fase critica: sempre più bacini fluviali e falde acquifere stanno perdendo la capacità di tornare alla loro normalità storica. Questi importanti e allarmanti dati sono emersi dal rapporto “Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era” pubblicato il recente 19 gennaio in occasione del 30° anniversario dell’UNU-INWEH, l’istituto accademico dell’Università delle Nazioni Unite che si dedica ad affrontare le crisi idriche globali e in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua che si terrà negli Emirati Arabi Uniti dal 2 al 4 dicembre 2026.

Secondo questo studio che porta la firma di Kaveh Madani, direttore dell’Istituto e professore di ricerca presso il City College di New York, siccità, carenze dei sistemi idrici ed episodi di inquinamento che un tempo sembravano shock temporanei, stanno diventando cronici in molti luoghi, segnalando una condizione post crisi che il rapporto chiama “water bankruptcy” ossia bancarotta idrica.

Siamo in bancarotta idrica
Il rapporto analizza il continuo depauperamento dei sistemi idrici dovuto all’eccessivo sfruttamento di flussi rinnovabili e all’accumulo naturale a lungo termine oltre i limiti di sicurezza. Rileva che molti bacini idrografici e falde acquifere sono entrati in una condizione post-crisi, in cui i valori di riferimento storici non sono più raggiungibili senza un cambiamento radicale. In un contesto di radicato esaurimento delle falde acquifere, sovrasfruttamento delle risorse, degrado del territorio e del suolo, deforestazione e inquinamento, il tutto aggravato dai cambiamenti climatici, il rapporto conclude che molte regioni stanno vivendo al di sopra delle proprie possibilità e che numerosi sistemi idrici sono già di fatto “in bancarotta”. Questa situazione richiede un adattamento basato sulla scienza e su una nuova realtà idrologica.
I sistemi idrici hanno superato le loro capacità di carico
“Crisi idrica è diventata l’etichetta predefinita per quasi ogni episodio di stress idrico, dalle siccità di breve durata allo sfruttamento eccessivo decennale di fiumi e falde acquifere. Eppure, in molte regioni del mondo, i problemi idrici non assomigliano più a una crisi nel senso convenzionale del termine. Rappresentano uno stato di fallimento post-crisi in cui i sistemi idrici umani hanno superato le loro capacità di carico idrologico e le società hanno speso oltre i loro bilanci idrologici sostenibili per così tanto tempo che le risorse idriche critiche sono esaurite, alcuni danni agli ecosistemi sono irreversibili su scala temporale umana e un ritorno alla normalità è impraticabile anche con costi economici, sociali e ambientali proibitivi. Questo articolo propone “bancarotta idrica” come termine più significativo e utile per questa condizione e fornisce la prima definizione formale e scientifica di questo concetto fondata su idrologia, ecologia e socioeconomia”.

Siamo al punto in cui alcuni danni sono irreparabili
“Il fallimento idrico viene presentato non solo come metafora per comunicare la gravità del problema e l’urgenza di un nuovo inizio trasformativo, ma anche come etichetta diagnostica per i sistemi idrico-umanitari il cui utilizzo supera costantemente la capacità di carico idrologica, erodendo il capitale naturale al punto che alcuni danni sono irreparabili. Basandosi su un’analogia con il conto bancario che paragona le acque superficiali a un conto corrente e le falde acquifere a un conto di risparmio, l’articolo spiega perché il linguaggio sia importante per la sensibilizzazione politica, il dibattito pubblico e discute perché l’inquadramento del fallimento richieda non solo la protezione dell’acqua ma anche del capitale naturale e del ciclo idrologico che la produce“.

Un forte richiamo all’azione
Il rapporto sprona all’azione, urge agire tempestivamente prima che lo stress si trasformi in perdite irreversibili; bisogna ridurre i rischi condivisi, rafforzare la resilienza e ricostruire la fiducia attraverso risultati tangibili. L’acqua non è solo una crescente fonte di rischio ma anche un’opportunità strategica in un mondo frammentato. Investimenti seri nell’acqua possono sbloccare progressi in ambito climatico, della biodiversità, del territorio, dell’alimentazione, della salute e rappresentare una piattaforma pratica per la cooperazione all’interno e tra le società.

Il rapporto esorta i governi e il sistema delle Nazioni Unite a sfruttare le conferenze ONU sull’acqua del 2026 e del 2028, la fine del Decennio d’azione per l’acqua nel 2028 e la scadenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile del 2030 per ridefinire l’agenda globale sull’acqua e posizionare l’acqua come ponte per la pace, l’azione per il clima, la protezione della biodiversità e la sicurezza alimentare.