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Aprile 2026 è stato per l’Italia il secondo più caldo dal 1950. Temperature del mare record. I dati Copernicus

La primavera prosegue con caldo eccezionalmente anomalo e scarsità di pioggia in quasi tutta l’Italia. Ecco cosa raccontano i dati della rianalisi climatica di Copernicus, ritagliati lungo i confini del nostro Paese.

La primavera ha cambiato strada. Dopo gli episodi di freddo tardivo, le tempeste e le abbondanti precipitazioni della seconda metà di marzo, aprile ha portato con sé tempo frequentemente stabile, temperature dell’aria e del mare tra le più elevate dalla metà del secolo scorso e poca pioggia, se si escludono le regioni direttamente esposte all’azione del ciclone Erminio.

Questo, e tanto altro, è ciò che emerge dall’elaborazione dei dati storici forniti da Copernicus dati di rianalisi sviluppati dal Copernicus Climate Change Service dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (C3S/ECMWF), resi disponibili attraverso il Climate Data Store dedicato.

Temperatura dell’aria a 2 metri dal suolo: +2,2°C

Secondo i dati ERA5-Land forniti da Copernicus, la temperatura media registrata in Italia nel mese di aprile a 2 metri dal suolo è stata di 12,81°C: ben 2,20°C in più rispetto alla media nazionale del trentennio 1991-2020. Per il nostro Paese, aprile 2026 è stato il secondo più caldo dal 1950, dietro al caldissimo aprile del 2018 (+2,38°C).
La temperatura così elevata di quest’anno è legata alla insistente presenza dell’alta pressione sul nostro Paese, in particolare al Centro Nord. Tre prolungate fasi anticicloniche associate a tempo stabile e temperature di molti gradi oltre la norma hanno infatti ampiamente sovra-compensato i pochi – seppur intensi – episodi freddi o perturbati.

Anomalie della temperatura media dell’aria a 2 metri dal suolo (°C) di ogni mese di aprile dal 1950 al 2026 rispetto alla media 1991-2020. Dati ERA5-Land (C3S/ECMWF), elaborazioni Meteo Expert.

La mappa delle anomalie termiche evidenzia quanto le temperature si siano portate su valori ampiamente al di sopra della media in tutto il territorio italiano. Il Nordovest, il Trentino, la Toscana e la Sardegna hanno sperimentato temperature di almeno 2,5°C oltre la norma, gran parte del settore alpino ha registrato anomalie localmente superiori a 3°C. Nel resto del Paese, soprattutto nell’estremo Sud, l’anomalia termica è risultata leggermente più contenuta.

Anomalia della temperatura media dell’aria a 2 metri dal suolo (°C) di aprile 2026 rispetto alla media 1991-2020. Dati ERA5-Land (C3S/ECMWF), elaborazioni Meteo Expert.

Così, l’elaborazione per settori geografici restituisce anomalie di +2,58°C al Nord, +2,20°C nelle regioni centrali, +1,75°C al Sud, +1,27°C in Sicilia e +2,3°C in Sardegna, il record storico per questa regione.

Temperatura del mare: +1,22°C

Il Mar Mediterraneo si sta riscaldando più rapidamente rispetto alla media globale. Negli ultimi anni, le ondate di calore marine sono diventate più frequenti, intense ed estese. Secondo quanto riportato nel rapporto ESOTC 2025 di Copernicus da poco pubblicato, dal 2023 al 2025, ogni anno l’intero bacino ha sperimentato ondate di calore classificabili almeno come “forti” e oltre la metà ha registrato ondate di calore “severe” o “estreme”. Nel 2025, il Mediterraneo ha complessivamente registrato il suo secondo anno più caldo di sempre, dopo il record del 2024.

Secondo le nostre elaborazioni, nei primi tre mesi del 2026 la temperatura dello strato superficiale dei mari che bagnano l’Italia, compresi nel settore 36-47°N e 6-20°E, ha continuato a mantenersi ampiamente oltre la norma, registrando un’anomalia di +0,89°C da inizio anno, la terza più elevata dopo quella del 2024 (+0,98°C) e del 2025 (+1,00°C). In aprile, le frequenti rimonte anticicloniche hanno favorito un ulteriore accumulo di calore, spingendo le acque superficiali di un mare già troppo caldo verso valori fortemente anomali, soprattutto alla fine del mese. Nel complesso, la temperatura media mensile è stata di 16,47°C: 1,22°C in più rispetto alla media 1991-2020, uno scarto che pone aprile 2026 al primo posto del ranking dei mesi di aprile più caldi per il mare dal 1950.

Anomalie della temperatura (°C) dello strato superficiale del mare (bacini compresi nel settore 36-47°N, 6-20°E) di ogni mese di aprile dal 1950 al 2026 rispetto alla media 1991-2020. Dati ERA5 (C3S/ECMWF), elaborazioni Meteo Expert.

La temperatura del mare si è mantenuta ben superiore alla media climatica in tutta l’area analizzata. A soffrire maggiormente le alte temperature sono stati soprattutto i bacini di Ponente e l’Alto Adriatico, le cui acque superficiali hanno registrato un surplus di calore superiore a 1,5°C. I mari meridionali, in particolare il Basso Adriatico, il Basso Ionio e lo Stretto di Sicilia, hanno invece sperimentato anomalie termiche meno accentuate, ma comunque molto elevate.

Anomalia della temperatura dello strato superficiale del mare (°C) di aprile 2026 rispetto alla media 1991-2020. Dati ERA5 (C3S/ECMWF), elaborazioni Meteo Expert.

Acque così calde non fanno che aumentare la vulnerabilità di un ecosistema marino già fragile e riforniscono ulteriormente l’atmosfera di umidità ed energia, favorendo eventi meteorologici più intensi.

Precipitazioni: -37%

Con il 36,6% di pioggia in meno rispetto alla media del trentennio 1991-2020, secondo i dati ERA5-Land di Copernicus, aprile 2026 è stato il settimo più secco dalla metà del secolo scorso.
L’anomalia negativa a livello nazionale, dopo tre mesi di surplus, deriva dalla scarsità di perturbazioni – solo quattro – transitate sul Paese proprio nel mese che dovrebbe essere tra i più piovosi e perturbati. Poche perturbazioni, dunque, ma quasi tutte intense.

Anomalie delle precipitazioni (%) di ogni mese di aprile dal 1950 al 2026 rispetto alla media 1991-2020. Dati ERA5-Land (C3S/ECMWF), elaborazioni Meteo Expert.

Il ciclone Erminio ha flagellato parte del Centro Sud dal 31 marzo al 3 aprile, colpendo duramente le regioni del Medio e Basso Adriatico. Abruzzo, Molise e Puglia hanno vissuto giorni drammatici, con piogge torrenziali persistenti, nevicate estreme in Appennino, esondazioni, frane, smottamenti e crolli. Tra il 12 e il 15 aprile, un ciclone mediterraneo accompagnato da intensi venti di Scirocco ha portato pioggia in buona parte dell’Italia e abbondante neve in quota sulle Alpi occidentali. Tra il 20 e il 21, un fronte freddo ha attraversato il Nord e le Marche, innescando nubifragi e grandinate, con chicchi localmente grossi in Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Aprile si è quindi chiuso con il passaggio di un nuovo fronte freddo, associato a fenomeni sparsi, localmente intensi, e ad un brusco calo delle temperature.

La mappa delle anomalie pluviometriche evidenzia il marcato surplus delle precipitazioni in Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata, e uno spiccato deficit nel resto del Paese, dove in ampie zone è caduta meno della metà della pioggia che dovrebbe normalmente cadere in aprile.

Anomalia delle precipitazioni (%) di aprile 2026 rispetto alla media 1991-2020. Dati ERA5-Land (C3S/ECMWF), elaborazioni Meteo Expert.

I dati elaborati per settore geografico riportano, così, un’anomalia media di -48% al Nord, -33% nelle regioni centrali, -14% al Sud, -8% in Sicilia e -53% in Sardegna.

Neve al suolo: -30%

Con il mese di aprile, la stagione di accumulo è giunta alla sua fase conclusiva. Come mostrano le elaborazioni di Fondazione CIMA, dopo il picco di fine febbraio, sulle Alpi ha avuto inizio una intensa fase di fusione, temporaneamente interrotta dalle nevicate della seconda metà di marzo, e poi ripresa nel caldissimo mese successivo. Tra il 12 e il 13 di aprile è tornata, abbondante, la neve sulle Alpi occidentali, ma solo al di sopra dei 2.500 metri di quota. Sugli Appennini è andata diversamente: dopo il picco dei primi giorni di febbraio e la successiva rapida fusione, le nevicate di fine marzo e quelle eccezionali di inizio aprile, associate al ciclone Erminio, hanno permesso al manto nevoso di raggiungere, a inizio mese, il picco più alto dell’intera stagione.
Tra zero termico posizionato anche 500 metri al di sopra della quota normale per il periodo (non mostrato) e accumuli “lampo” localmente eccezionali, come è andata nel complesso in termini di estensione e spessore del manto nevoso?

Per il quinto anno consecutivo, i dati della rianalisi climatica ERA5-Land di Copernicus restituiscono un quadro medio nazionale negativo. Rispetto al trentennio 1991-2020, sia l’estensione del manto nevoso, sia lo spessore della neve al suolo hanno registrato una riduzione del 30%: aprile 2026 è stato, così, il quarto più scarsamente innevato degli ultimi 76 anni, dietro ai mesi di aprile del 2025 (-31%), del 2007 (-35%) e del 2017 (-49%).

Anomalie della estensione del manto nevoso (frazione di territorio innevata, %) di ogni mese di aprile dal 1950 al 2026 rispetto alla media 1991-2020. Dati ERA5-Land (C3S/ECMWF), elaborazioni Meteo Expert.

Le mappe delle anomalie permettono non solo di notare quanto il caldo anomalo abbia, come al solito, penalizzato soprattutto le zone di media e bassa montagna, rimaste prive di neve, ma anche di quantificare l’importanza delle nevicate estreme che hanno colpito l’Appennino centrale tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile. In Abruzzo e Molise, la permanenza della neve al suolo e il suo spessore hanno superato di oltre quattro volte i valori normali per il periodo.

Anomalia della copertura nevosa ( %) e dell’altezza del manto nevoso (%) di aprile 2026 rispetto alla media 1991-2020. Dati ERA5-Land (C3S/ECMWF), elaborazioni Meteo Expert.

Laura Bertolani

Laureata in Scienze Naturali, nel 1997 è entrata a far parte del team di meteorologi di Meteo Expert. Fino al 2012, all’attività operativa ha affiancato attività di ricerca, occupandosi dell’analisi della performance dei modelli di previsione. Attualmente si dedica a quest’ultima attività, ampliata implementando un metodo di valutazione dell’abilità dei modelli a prevedere dodici configurazioni della circolazione atmosferica sull’Italia, identificate per mezzo di una rete neurale artificiale.

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