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Auto elettriche: hanno già fatto risparmiare 20 miliardi di dollari ai Paesi importatori di petrolio

Secondo la nuova analisi del think tank Ember, nei sei mesi di crisi di Hormuz le flotte elettriche hanno spostato 200 milioni di barili di greggio. Quindici Paesi, tra cui India, Brasile e Italia, hanno superato gli Stati Uniti per quota di vendite di auto a batteria

Da quando è iniziata la crisi energetica legata allo stretto di Hormuz, le auto elettriche si stanno rivelando uno scudo concreto contro l’instabilità dei mercati petroliferi. Tra marzo e agosto 2026, secondo l’analisi di Ember pubblicata il 14 ottobre, le flotte elettriche dei Paesi importatori hanno evitato il consumo di circa 200 milioni di barili di greggio, per un valore di 20 miliardi di dollari.

Chi ha risparmiato di più

La parte del leone la fa la Cina, la cui flotta elettrica ha spostato petrolio per 14 miliardi di dollari. Gli Stati membri dell’Unione europea hanno risparmiato altri 3,1 miliardi, con Germania e Francia in testa. Il caso più eclatante su base annua è la Danimarca, dove le auto elettriche già sostituiscono petrolio pari al 13% dei consumi nazionali.

«I Paesi che hanno investito nei veicoli elettrici prima della crisi sono oggi meglio protetti, e un numero crescente li sta seguendo», ha spiegato Euan Graham, Senior Energy Analyst di Ember. «Ogni auto elettrica su strada riduce l’esposizione ai mercati petroliferi volatili, e al crescere delle flotte cresce anche la protezione contro futuri shock di approvvigionamento». Per Graham i benefici vanno oltre il taglio delle emissioni: toccano sicurezza energetica, resilienza economica e posizionamento strategico di Paesi per cui la dipendenza dal petrolio importato è un rischio enorme.

Il sorpasso sugli Stati Uniti

L’analisi accompagna il lancio dell’EV sales tracker di Ember, che copre 56 Paesi: oltre il 90% delle vendite di auto elettriche e più dell’80% del mercato auto mondiale. I dati mostrano un divario sempre più netto con gli USA, dove, dopo il ritiro degli incentivi federali nel 2025, le auto a batteria (BEV) hanno rappresentato appena il 6% delle vendite di veicoli leggeri nei primi otto mesi del 2026.

Dei 56 Paesi monitorati, 49 hanno ormai una quota BEV superiore a quella statunitense. Quindici l’hanno superata per la prima volta quest’anno, tra cui India, Brasile, Italia, Malesia e Nuova Zelanda. L’India registra una quota più alta degli USA ogni mese da aprile; il Brasile ha raggiunto lo stesso traguardo grazie alla crescita del mercato interno e a nuova capacità produttiva. Anche il Giappone, dove le vendite di BEV sono raddoppiate nel 2026 grazie a una misura a sostegno dei costi iniziali, si avvicina.

Un mercato in crescita, nonostante tutto

Il quadro globale è in espansione anche in presenza di cambi di politica in Cina e negli Stati Uniti. Nei primi otto mesi del 2026 le vendite di BEV sono cresciute dell’11% su base annua, mentre quelle di ibride plug-in sono calate del 12% e quelle di auto a combustione interna del 6%. Escludendo Cina e Stati Uniti, la crescita delle BEV è stimata al 45%. Le auto a batteria pesano ora per il 18% delle nuove immatricolazioni mondiali, contro il 16% dello stesso periodo del 2025.

Le interruzioni dell’offerta di petrolio stanno spingendo gli acquisti in Paesi come India, Cile, Australia e Nuova Zelanda, mentre cresce anche la produzione locale: in India Tata e Mahindra hanno coperto oltre il 60% delle vendite elettriche nel primo semestre, il Brasile si sta affermando come hub regionale e la vietnamita VinFast allarga la sua presenza produttiva all’estero.

Pesano infine le politiche di sostegno di lungo corso: il leasing sociale francese ha portato per la prima volta la quota BEV oltre il 30%, mentre in Germania le vendite sono state rafforzate dai nuovi incentivi introdotti a inizio 2026.

 Oltre il petrolio

I numeri di Ember raccontano una verità che la crisi di Hormuz ha reso evidente: l’elettrificazione è prima di tutto una questione di sicurezza. Chi guida un’auto elettrica non dipende dal prezzo del barile, dalle rotte di una petroliera o dall’umore di un governo a migliaia di chilometri di distanza. Ogni veicolo a batteria sottrae un pezzetto di mobilità agli shock geopolitici, e quando le flotte diventano milioni quel pezzetto diventa una difesa collettiva.

L’indipendenza energetica è però solo il primo vantaggio. L’elettricità si produce sempre più in casa, con sole, vento e acqua, e il denaro che resta nel Paese al posto di finire agli esportatori di greggio alimenta l’economia locale, la filiera industriale e l’occupazione. I casi di India e Brasile mostrano che l’elettrico può diventare anche una leva di sviluppo e di politica industriale. Un motore elettrico è molto più efficiente di uno a combustione e ha meno parti soggette a usura, quindi la manutenzione costa meno. Non produce emissioni di scarico in città, con meno smog, meno polveri sottili e meno rumore, e dunque effetti positivi sulla salute pubblica. E se la rete si alimenta da fonti rinnovabili, il bilancio climatico migliora ancora. La lezione è che l’elettrificazione unisce clima, economia e sicurezza in un’unica scelta. I Paesi che l’hanno intrapresa per ridurre le emissioni stanno scoprendo di aver costruito anche una rete di protezione contro le crisi future.

Elisabetta Ruffolo

Elisabetta Ruffolo (Milano, 1989) produttrice Tv e Giornalista. Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico sulle reti Mediaset. Laureata in Public Management presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi di Milano. Ha frequentato l’Alta scuola per l’Ambiente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il Master in Comunicazione e gestione della sostenibilità.

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