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Cool Biz, la svolta giapponese che unisce lavoro e clima

In Giappone la campagna Cool Biz sta cambiando il modo di vestire in ufficio per ridurre consumi energetici e colpi di calore. Dalle giacche abbandonate ai pantaloncini, il lavoro si adatta al surriscaldamento globale.

Nelle estati sempre più roventi del Giappone, con ondate di caldo che sfiorano regolarmente i 35-40 gradi e aumentano il rischio di colpi di calore, la rivoluzione Cool Biz è diventata uno dei simboli dell’adattamento climatico nel mondo del lavoro. Lanciata nel 2005 dal Ministero dell’Ambiente per ridurre i consumi energetici negli uffici, la campagna invita i lavoratori a vestirsi in modo più leggero per tollerare ambienti a 28 °C, limite consigliato per i condizionatori negli edifici pubblici e nelle aziende . Questa strategia ha permesso di contenere l’uso dell’aria condizionata e di ridurre le emissioni di CO₂, trasformando un semplice cambio di abbigliamento in una risposta strutturale al cambiamento climatico .

Dalla giacca e cravatta al Super Cool Biz

La campagna Cool Biz nasce come iniziativa di politica ambientale, legata anche all’attuazione del Protocollo di Kyoto, in un contesto in cui l’“iperraffreddamento” degli uffici era considerato dannoso sia per l’ambiente sia per la salute . L’allora ministra dell’Ambiente Yuriko Koike propose di alzare il termostato degli uffici da circa 26 °C a 28 °C, consentendo in cambio l’abbandono della giacca e della cravatta e l’uso di camicie a maniche corte. La rivoluzione Cool Biz incontrò inizialmente resistenze culturali in un mondo aziendale molto formale, ma la progressiva adesione di politici e vertici societari contribuì a legittimare il nuovo dress code . Già nel primo anno si stimò un risparmio di circa 460.000 tonnellate di CO₂ grazie alla riduzione dell’aria condizionata , mentre tra il 2006 e il 2007 le misure legate a Cool Biz portarono a un taglio di circa 1,4 milioni di tonnellate di emissioni. Dopo il disastro di Fukushima del 2011 e la conseguente crisi energetica, il Giappone ha rilanciato l’iniziativa con il programma Super Cool Biz, che promuove un abbigliamento ancora più casual, come polo e capi tradizionali leggeri, e persino cambiamenti nello stile di lavoro per risparmiare elettricità.

Dal Cool Biz al Warm Biz, un modello per il lavoro sostenibile

Oggi la rivoluzione Cool Biz è anche una misura di salute pubblica contro il caldo estremo, in un Paese che registra sempre più casi di stress termico tra lavoratori e anziani. In alcune amministrazioni locali, come Tokyo, il concetto si è spinto fino ad autorizzare l’uso di t-shirt, scarpe da ginnastica e persino pantaloncini corti durante le ondate di caldo, segno di come il Giappone stia ridisegnando il lavoro contro il cambiamento climatico un capo d’abbigliamento alla volta . Il modello è stato esteso anche ai mesi freddi con la campagna Warm Biz, che incoraggia l’uso di maglioni pesanti e abiti caldi per mantenere i riscaldamenti a livelli più bassi, riducendo ulteriormente i consumi di energia e le emissioni di CO₂. Insieme, Cool BizSuper Cool Biz e Warm Biz mostrano come un cambiamento dei codici di abbigliamento possa diventare un’azione concreta di mitigazione e adattamento climatico, offrendo al mondo un esempio replicabile di integrazione tra politiche ambientali, cultura del lavoro e benessere nei luoghi di lavoro.

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