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Coronavirus ed economia: i programmi per la ripresa ci pongono davanti a un bivio

Se da una parte dopo l'emergenza Coronavirus avremo la tragica occasione di ricostruire da zero la nostra economia evitando gli errori del passato, per molti sarà forte la tentazione di spingere la ripresa guardando solo al breve termine, in deroga anche alle norme ambientali e climatiche

Oltre alla scia di morte provocata strappando un numero spaventoso di vite umane, il Coronavirus lascerà dietro di sé anche un’economia in ginocchio in tutto il mondo. Secondo quanto riportato dal Financial Times andiamo incontro alla crisi economica più grave dai tempi della Grande Repressione del 1929. «Mai nella storia del Fondo Monetario internazionale abbiamo assistito a un arresto dell’economia mondiale» simile a quello scatenato dal Coronavirus, ha detto la direttrice Kristalina Georgieva: «è peggio della crisi finanziaria» del 2008.

Con l’emergenza Coronavirus ancora in corso, i numeri che descrivono la situazione dell’economia sono già allarmanti.

Nel mese di febbraio l’Italia – primo tra i Paesi europei a dare il via al lockdown – ha registrato un indice Pmi pari a 50,7 e a marzo è precipitato a 20,2, un livello che non era mai stato raggiunto dal 1998, quando è iniziata la raccolta dei dati. Si tratta di una notizia estremamente preoccupante perché il Pmi (purchasing managers index) monitora l’andamento dei servizi e dell’attività manifatturiera di un Paese: in pratica, un Pmi pari a 50 indica che le aziende che hanno attività in calo sono pari a quelle in crescita. La situazione è critica in tutto il Continente: in Spagna nel mese di marzo l’indice è crollato a 23, minimo storico anche per la Germania e la Francia con un Pmi che è passato, rispettivamente, a 35 e a 27,4. Per aprile, poi, ci si aspetta di registrare ovunque numeri ancora peggiori.

In Europa e negli Usa i governi e le banche centrali hanno risposto rapidamente con programmi volti a sostenere i cittadini e le aziende in difficoltà per il lockdown, ma bisogna vedere in che direzione andranno i finanziamenti stanziati in futuro per favorire la crescita.

Coronavirus ed economia, urgente ripartire ma siamo di fronte a un bivio

La crisi dell’economia scatenata dal Coronavirus ci pone di fronte a un bivio: se da una parte la tragedia può essere vista come una drammatica occasione per ricostruire evitando gli errori del passato, dall’altra sarà sicuramente forte la tentazione di accelerare la ripresa derogando le norme ambientali e climatiche.

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Se da una parte il lockdown ha finora portato a un drastico crollo delle emissioni di gas serra e a un’inedita diminuzione dell’inquinamento, non è detto che questi effetti siano davvero positivi nel lungo periodo.
Come sottolineato dal capo dell’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol, non possiamo vedere in questi dati una vittoria per il clima, perché non sono l’esito di efficaci politiche ambientali ma le conseguenze di un gravissimo tracollo economico. Inoltre è necessario ricordare che questi risultati potranno essere facilmente «spazzati via – ha detto Birol – quando l’economia tornerà a crescere».

Come ha ben evidenziato sul Guardian Patrick Suckling, ex ambasciatore australiano per l’ambiente, anche se adesso la priorità assoluta è quella di salvare vite i governi devono già pensare a come sostenere la ripresa per uscire dalla crisi massimizzando crescita economica e occupazione. E per farlo nel migliore dei modi possibili sarà necessario confrontarsi con i cambiamenti climatici. «In effetti – scrive Suckling nell’editoriale -, la pandemia di Covid-19 è un presagio delle catastrofi climatiche a venire».

«Proprio come Covid-19 ci impone di agire subito per salvare vite umane nelle prossime settimane, i cambiamenti climatici richiedono un’azione immediata per evitare una futura catastrofe globale», avverte Suckling. «Dall’accordo di Parigi la logica dell’azione per il clima è stata applicata sempre di più all’attività economica globale, e deve continuare a guidare le decisioni di investimento che i governi prenderanno anche in futuro». E per uscire dalla crisi generata dal Coronavirus, proprio gli investimenti relativi al clima potrebbero offrire le prospettive migliori per la crescita dell’economia e dell’occupazione.

Già in occasione del G20 del 2018, il rapporto OCSE Investing in Climate, Investing in Growth ha dimostrato come «un percorso di sviluppo rispettoso del clima» possa fornire benefici economici e sanitari e breve termine, ma anche «gettare le basi per una crescita forte e inclusiva nella seconda metà di questo secolo, limitando i danni fisici ed economici provocati dai cambiamenti climatici».

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C’è chi non la pensa così, in Italia e in Europa: Green Deal a rischio?

Per il Green Deal il campanello d’allarme ha iniziato a suonare dalla Repubblica Ceca, dove il primo ministro ha proposto di destinare i suoi fondi alla ricostruzione del sistema produttivo mandato in crisi dal Coronavirus. Sulla stessa linea di pensiero il governo polacco – anche se finora non con una presa di posizione ufficiale – e, in Italia, gli europarlamentari del partito guidato da Giorgia Meloni, che hanno chiesto di modificare la destinazione dei fondi.

Undici ministri dell’Ambiente europei hanno invece siglato una lettera in cui chiedono di considerare il Green Deal come centrale «per una ricostruzione resiliente nel post Covid 19». Il messaggio – firmato dal ministro italiano Sergio Costa e dai colleghi di Austria, Danimarca, Finlandia, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Francia – sottolinea che «l’attenzione attualmente è concentrata sulla lotta alla pandemia, ma dobbiamo ricordarci che la crisi climatica ed ecologica perdura». Costa e i colleghi hanno messo in guardia dal rischio di cedere «alla tentazione di mettere in campo soluzioni a breve termine in risposta all’attuale crisi, che rischiano di bloccare l’Ue in un’economia dei combustibili fossili per i prossimi decenni».

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Valeria Capettini

Sono nata a Milano nel 1991 e sono da sempre appassionata di giornalismo e scrittura. Dal 2016 lavoro con Meteo Expert, un’esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha permesso di avvicinarmi all’affascinante mondo della meteorologia e della climatologia, offrendomi l’eccezionale opportunità di lavorare fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. Dopo essermi diplomata al liceo classico, nel 2014 mi sono laureata in Lettere moderne con una tesi sul Giornalismo e sul ruolo dei social media in questo mondo. Nel 2017 mi sono laureata in Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse con una tesi sulla brand personality.

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