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Luglio 2019: il quinto più caldo degli ultimi 60 anni

Si è trattato di un mese decisamente piovoso: +47% di precipitazioni rispetto alla norma

Il mese centrale dell’estate evidenzia anomalie positive sia dal punto di vista termico che pluviometrico: è stato, infatti, un luglio in generale più caldo e più piovoso rispetto alla norma. Con uno scarto di 1.3°C sopra la media del trentennio 1981-2010, si pone al 5° posto fra i mesi di luglio più caldi degli ultimi 60 anni dopo il notevole luglio del 2015, saldamente al comando della classifica con +2.7°C di anomalia, e quelli del 2006, del 2003 e del 2012. Il surplus di piogge, pari a +47%, pur non essendo particolarmente rilevante nell’ambito della serie storica degli ultimi 60 anni, rappresenta un dato in controtendenza rispetto al trend in discesa dei quantitativi di pioggia in luglio, e nello stesso tempo anche uno fra i più alti valori degli ultimi tre decenni.

luglio 1

Nel corso del mese si sono avvicendate due fasi molto calde nella prima e terza decade, intervallate da una fase fresca durante la seconda decade, seguite da un ritorno a condizioni pressoché normali negli ultimi giorni. Il primo periodo caldo non è stato altro che la lunga coda dell’intensa ondata di calore di fine giugno, costellato anche di svariati episodi di instabilità soprattutto al Nord dove il notevole accumulo di energia ha favorito lo sviluppo di forti temporali, grandinate e raffiche impetuose di vento.
L’interruzione di questa fase calda è stata causata da un fronte freddo che ha dato origine a fenomeni di forte intensità particolarmente evidenti lungo il versante adriatico dove sono stati riscontrati anche diversi danni a cose e persone. Questo primo tracollo termico, che ha fatto piombare improvvisamente le temperature anche al di sotto della media, è stato seguito da altre irruzioni fredde che, per alcuni giorni, hanno mantenuto condizioni di instabilità in molte regioni, accompagnate da livelli piuttosto contenuti delle temperature. In particolare spicca l’intensa perturbazione a carattere di goccia fredda transitata fra il 14 e il 15, un rapido impulso che si è accanito soprattutto sul settore di Nord-Ovest dove sono state osservate precipitazioni anche oltre i 100 mm in 24 ore, un vero e proprio record storico per molte zone fra Piemonte, Liguria e Lombardia. Durante questo stesso episodio, il notevole abbassamento dello zero termico ha favorito nevicate sulle Alpi oltre i 2400 metri e in qualche caso anche verso i 2000 metri: un fatto sicuramente insolito anche se non eccezionale.

luglio 2

Terminata questa fase fresca e perturbata, è ricominciata una graduale risalita termica culminata nella terza ondata di calore della stagione, determinata da una nuova incursione del promontorio anticiclonico nord-africano il quale, come è avvenuto nella precedente ondata di calore, si è esteso con notevole efficacia sull’Europa centro-occidentale. Infatti, in alcuni Paesi europei sono stati osservati nuovi record assoluti come i 42.6°C di Parigi e di Lingen (Germania) e i 40.7°C di Beitem (Belgio) e di Gilze Rijen (Olanda), e il nuovo record nazionale di luglio in Inghilterra a Cambridge
con 38.1°C, stabiliti tutti il giorno 25. Il gran caldo, che tuttavia in Italia non è stato caratterizzato da nuovi primati storici, è terminato bruscamente fra il 27 e il 28 a causa del transito della settima e ultima perturbazione del mese accompagnata da aria più fresca, che ha dato il via a un’altra fase di forte maltempo con intensi temporali, grandinate, nubifragi e venti burrascosi; anche in questo caso non sono mancate situazioni critiche e danni soprattutto al Nord-Est e sulle regioni centrali tirreniche, con anche due vittime, una in Alto Adige a causa di un fulmine, l’altra nel Lazio per via di una tromba d’aria.
Nonostante le abbondanti piogge di luglio, il bilancio pluviometrico dei primi due mesi estivi rimane negativo (-23%) a causa del mese di giugno che è stato estremamente siccitoso. Il quantitativo medio di precipitazioni dall’inizio dell’anno a livello nazionale, invece, resta intorno ai valori normali con l’anomalia che risale leggermente portandosi a +1%. Per quel che riguarda le temperature, l’anomalia complessiva di giugno e luglio, pari a +1.9°C, mette in risalto questa stagione estiva che per il momento resta una fra le più calde, mentre lo scarto da inizio anno, pari a +0.6°C al momento ricopre il 9° posto fra i periodi gennaio-luglio più caldi.
Un’altra anomalia da segnalare è quella relativa alla circolazione atmosferica alle alte latitudini. In particolare l’anomalia anticiclonica presente oltre il Circolo Polare Artico che denota la persistenza di masse d’aria calda proprio a ridosso della calotta polare. Questa situazione ha favorito temperature talmente elevate da stabilire il record assoluto di massima a latitudini oltre gli 80 gradi nord, con 21°C nella base militare di Alert posizionata nel nord-est del Canada alla latitudine di 82° e 28’ (esattamente il giorno 14). Chiaramente questo rappresenta un campanello d’allarme per tutto l’Artico che continua ad essere soggetto ad anomalie termiche estremamente ampie con conseguente sofferenza dei ghiacci della calotta la cui estensione, pari a 7.6 milioni di chilometri quadrati, ha raggiunto il minimo storico relativo al mese di luglio nell’ambito della serie di rilevamenti satellitari, cominciata nel 1979.

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Simone Abelli

È meteorologo presso il Centro Epson Meteo – Meteo Expert dal 1999. Nel 1995 consegue la laurea a pieni voti in Fisica con una tesi sull’analisi statistica delle situazioni meteorologiche legate agli eventi alluvionali che hanno interessato l’Italia. Dal 1996 al 1998 svolge attività di ricerca nell’ambito del progetto europeo MEDALUS sul problema della desertificazione nel Mediterraneo. Dal 2008 al 2015, diviene uno dei meteorologi di riferimento delle reti televisive Mediaset. Principali pubblicazioni: “Il clima dell’Italia nell’ultimo ventennio” e “Manuale di meteorologia”.

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