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La transizione ecologica dipende dal recupero delle materie prime critiche

Il nuovo studio dell’European House Ambrosetti commissionato da Erion evidenzia come la raccolta e il riciclo dei prodotti tecnologici sia una “miniera” di materie prime critiche e possa divenire un settore strategico per l’Italia

Iniziamo questo breve articolo di approfondimento rispondendo a tre domande, tanto semplici quanto fondamentali: cosa sono le materie prime critiche? Da dove arrivano? E perché la loro disponibilità è così importante, anche per l’Italia? Lo studio dell’European House – Ambrosetti Gli scenari evolutivi delle materie prime critiche e il riciclo dei prodotti tecnologici come leva strategica per ridurre i rischi di approvvigionamento per l’Italia commissionato da Erion (sistema multi-consortile per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici e la valorizzazione delle materie prime che li contengono) fornisce un quadro preciso in cui compaiono sia criticità da superare che opportunità da cogliere.

Cosa sono le materie prime critiche?

La materie prime critiche sono quelle materie prime di strategica importanza economica, ma caratterizzate da un alto rischio di fornitura. La lista è in continuo aggiornamento da parte della Commissione Europea: l’ultimo censimento (datato 2020) ne comprende 30, tra cui le terre rare pesanti e leggere che mostrano il più alto rischio di fornitura, ma ci sono anche il Litio, il Cobalto, il Magnesio, il Platino, la Grafite naturale, etc. Purtroppo questa lista si sta sempre più allungando.

Da dove arrivano le materie prime critiche?

Nella maggior parte dei casi l’UE dipende dalle importazioni da altri Paesi: ad esempio, la Cina fornisce all’Unione Europea circa il 98% delle terre rare, la Turchia il 98% del borato, il Sudafrica il 71% del platino e una percentuale ancora più alta per i materiali del gruppo del platino: iridio, rodio, rutenio, mentre il litio è fornito per il 78% del totale dal Cile.

Da questi dati appare chiara la necessità per l’Europa di rafforzare la propria autonomia soprattutto rispetto alle tecnologie chiave per la transizione. L’economia circolare è la strategia principale, che vuole una raccolta, un recupero e un riutilizzo delle risorse, sostenendo l’innovazione e promuovendo specifici progetti di ricerca in questa direzione.

Perché la disponibilità di materie prime è così importante?

Le materie prime critiche sono essenziali per lo sviluppo di settori strategici quali le rinnovabili, la mobilità elettrica e le tecnologie digitali: dallo studio emerge che 24 materie prime critiche su 30 sono indispensabili per l’industria ad alta intensità energetica (80% del totale), 21 per l’elettronica e l’automotive (70% del totale) e 18 per il settore delle energie rinnovabili (60% del totale). In questo quadro, le terre rare sono presenti nei principali ecosistemi industriali e mostrano, al contempo, il più alto rischio di fornitura.

In Italia ci sono, dunque, delle produzioni industriali fortemente dipendenti dalle materie prime critiche e dai dati risulta che il loro valore  – in termini di produzione dipendente – ammonti a 564 miliardi di euro, quasi un terzo del PIL. Oltre ai dati sul presente, ancora più importate è analizzare il trend delle produzioni industriali future, specie quelle legate alla transizione ecologica: sempre più materie prime critiche, infatti, saranno necessarie per tecnologie come turbine eoliche, pannelli fotovoltaici e batterie.

Le aggravanti del conflitto russo-ucraino e della dipendenza Cinese

L’Italia importa dalla Russia il 35% del Palladio, il 33% del Rodio, il 28% del Platino e l’11% dell’Alluminio primario; queste materie prime critiche permettono una produzione industriale italiana pari a quasi 107 miliardi di euro. La Cina, invece, è il principale fornitore di materie prime critiche in Europa (44% del totale) contribuendo a una fornitura al 98% per quanto riguarda le terre rare. Queste forti dipendenze rendono vulnerabili sia l’Italia che l’Europa, esposte a rischi quali l’aumento del prezzo, a uno sbilanciamento tra domanda e offerta, e all’interruzione parziale della produzione industriale per possibili ritardi logistici.

La soluzione è nascosta dentro ai prodotti tecnologici 

Un contributo significato per allentare il nodo tra la produzione industriale europea e l’importazione di materie prime critiche dall’estero è dato dal riciclo dei prodotti tecnologici: nel 2020 a livello globale abbiamo prodotto 55,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con l’Europa in cima alla classifica (pro capite 16,2 kg l’anno). Di tutte queste tonnellate, quelli che vengono raccolti (per essere poi sottoposti a recupero e riciclo) sono ancora troppo pochi: l’EU spinge verso il 65%, l’Italia è al 39,4%.

Brutte notizie da cui dobbiamo far emergere il potenziale: lo studio Ambrosetti evidenzia come il recupero di materie prime critiche, comporti benefici economici, ambientali e sociali, stimando che se l’Italia raggiungesse l’obiettivo europeo (best performer 70-75%) di riciclo si potrebbero recuperare circa 7,6 mila tonnellate di materie critiche. Si potrebbe così trasformare il costo dello smaltimento in valore di risorse che altrimenti sarebbero da importare, con una riduzione di oltre 1 milione di tonnellate di CO2.

Occorre agire su tre dimensioni

Aumentare i volumi e le dotazioni impiantistiche, e migliorare la normativa sono le tre dimensioni su cui occorre agire per un miglioramento del sistema. Sempre nel rapporto in esame si fa riferimento a un cambio normativo che possa – ad esempio – ampliare la raccolta dei prodotti tecnologici, sviluppare punti di raccolta più a portata di mano del cittadino, oltre a una semplificazione delle procedure autorizzative (attualmente ci vogliono in media 4,3 anni per realizzare un impianto di trattamento rifiuti, di cui 2,7 assorbiti da tempi di progettazione e autorizzazione).

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Energia, le Terre Rare sono il nodo cruciale per la transizione verso le rinnovabili

 

Serena Giacomin

Fisica, con specializzazione in Fisica dell’Atmosfera. Meteorologa certificata di Meteo Expert, climatologa e presidente dell’Italian Climate Network, il movimento italiano per il clima. Conduce le rubriche meteo in onda sui canali Mediaset e tramite le principali radio nazionali. Oltre alle attività di analisi previsionale, è impegnata nel Progetto Scuole per portare meteo e clima tra i banchi dei bambini e dei ragazzi. Autrice del libro ‘Meteo che Scegli, Tempo che Trovi’.

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