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Scomparsi in Brasile un giornalista e un attivista: da tempo ricevevano minacce per il loro impegno a favore dell’ambiente e delle popolazioni indigene

Greenpeace denuncia: il governo brasiliano non sta facendo abbastanza. Da giornali e organizzazioni per la libertà di stampa una lettera aperta a Bolsonaro per chiedere di intensificare le ricerche

Da domenica 6 giugno non si hanno notizie di Dom Phillips e Bruno Araújo Pereira, scomparsi in Amazzonia in Brasile, in una valle al confine con il Perù. Phillips è un giornalista britannico, collaboratore del quotidiano Guardian e di altri giornali come il Washington Post e il New York Times; Pereira è un attivista brasiliano, esperto delle popolazioni indigene.

I due erano in viaggio insieme nella Valle del Javarj, in Brasile, una regione abitata da comunità indigene che sono vessate da estrattori illegali di minerali preziosi, taglialegna e bracconieri.
Entrambi ricevevano da tempo minacce per la loro attività in difesa delle tribù indigene e dell’ambiente nella regione dell’Amazzonia.

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Organizzazioni nazionali del Brasile e molte realtà internazionali che si occupano della difesa dell’ambiente e della tutela della società civile si sono immediatamente mobilitate per chiedere che sia fatta chiarezza su quanto sta accadendo. A suscitare proteste e indignazione è soprattutto la reazione del governo di Bolsonaro.

Secondo quanto ha riferito Greenpeace Italia in una nota, nella giornata di mercoledì i militari brasiliani hanno affermato di essere ancora in attesa di un ordine da parte del governo federale per impegnarsi in una missione di ricerca e salvataggio. Secondo le foto pubblicate martedì 7 su Twitter dal Ministro della Giustizia e della Pubblica Sicurezza del Brasile, Anderson Torres, la ricerca comprende attualmente un gruppo di sei uomini su una barca. «Un chiaro segnale di come il governo brasiliano sia impreparato e non stia dando al caso la necessaria urgenza e importanza», commenta Greenpeace.

Il giorno dopo, il Ministro ha rimediato pubblicando delle immagini con alcuni militari e un elicottero.

Descrivendo la situazione dell’Amazzonia e delle popolazioni indigene del Brasile, Greenpeace delinea uno scenario allarmante. Negli ultimi 3 anni la quantità di attacchi subiti dai popoli indigeni del Paese è cresciuta molto: nel settembre 2022 il rapporto “L’ultima linea di difesa” di Global Witness ha inserito il Brasile al quarto posto nella classifica dei Paesi più pericolosi per chi difende l’ambiente, con venti omicidi di attivisti legati alla causa ambientale nel 2020, dietro solo a Colombia, Messico e Filippine.
Allo stesso modo, l’ultima edizione del rapporto “Violenza contro i Popoli Indigeni in Brasile”, curato dal Consiglio Missionario Indigenista (CIMI), mostra che gli omicidi nelle terre indigene sono aumentati del 61%, con 182 casi registrati nel 2020, e che anche i conflitti per il controllo delle terre sono aumentati, con 96 casi nel 2020: il 174% in più rispetto all’anno precedente.

Per il portavoce di Greenpeace Brasile per l’Amazzonia, Danicley de Aguiar, la scomparsa di Dom Phillips e Bruno Pereira è l’ennesimo capitolo dell’agenda che il governo Bolsonaro sta promuovendo con forza nelle aree protette: «Silenziare attiviste e attivisti, leader sociali e giornaliste e giornalisti è la punta dell’iceberg di una politica di sterminio al servizio dell’economia della distruzione, che consuma la foresta e viola i diritti umani».

«È urgente che il governo brasiliano faccia tutti gli sforzi necessari» per ritrovare Bruno Araújo e Dom Phillips, afferma Greenpeace. «Altrimenti, darà il chiaro segnale che non ha alcuna intenzione di invertire l’attuale contesto di insicurezza diffuso dalla politica del “tutto è permesso” che si è instaurata in Amazzonia».

Anche dalle redazioni dei giornali e dalle organizzazioni dei media in tutto il mondo arriva la richiesta che il governo del Brasile faccia di più per trovare il collega scomparso.
Guidati dal Guardian e dal Washington Post, due giornali per cui Phillips ha lavorato come corrispondente, i redattori di oltre venti tra le più grandi testate giornalistiche e organizzazioni per la libertà di stampa hanno firmato una lettera aperta indirizzata a Bolsonaro per chiedere di «intensificare urgentemente e sfruttare appieno lo sforzo» per trovare il collega e Pereira.

 

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Dal 2021 sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. La crisi climatica avanza, con conseguenze estremamente gravi sull’economia, sulla sicurezza e sulla vita stessa di un numero sempre maggiore di persone. Un'informazione corretta, approfondita e affidabile è più che mai necessaria.

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