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La strada per la COP26 è tutta in salita: nei negoziati intermedi nessun progresso significativo. Il punto

Dopo 3 settimane i negoziati intermedi si sono conclusi senza i passi avanti che avrebbero potuto favorire i tavoli di discussione della COP26

Per ben 3 settimane i delegati di quasi 200 Paesi sono stati impegnati nei negoziati intermedi in vista della COP26. Avevano un compito estremamente difficile, ma altrettanto importante: spingere in avanti l’agenda, con la diplomazia del clima tornata finalmente al lavoro dopo un anno e mezzo di stop imposto dalla pandemia, per arrivare alla COP26 di Glasgow con passi avanti più concreti.

Missione fallita, avvertono gli osservatori.
In Italia a spiccare è il lavoro svolto da Italian Climate Network, che ha seguito costantemente tutte le sessioni dei negoziati con un team composto da 16 persone tra volontari ed esperti.
Come spiega il policy advisor dell’associazione, Jacopo Bencini, i delegati non sono riusciti a redigere bozze più definite verso le decisioni che dovranno essere prese durante la COP26 su quasi nessuno dei temi principali che erano sul tavolo.
In questo preoccupante stallo un ruolo importante è stato svolto ancora una volta dall’emergenza sanitaria in corso, che ha costretto gli addetti ai lavori a confrontarsi online, impedendo un contatto diretto che nella stragrande maggioranza dei casi risulta decisivo in situazioni simili. Non sono mancati anche problemi tecnici: «L’assenza di momenti informali tra i delegati e i problemi di connessione di alcuni hanno contribuito a rallentare i lavori – osserva Jacopo Bencini -, che già dalla prima settimana facevano presagire un sostanziale stallo sulle posizioni di Madrid 2019», ovvero l’ultima COP che si è svolta prima della pandemia, i cui risultati erano stati tra l’altro piuttosto deludenti.

 

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Nell’analisi redatta dopo la chiusura dei negoziati intermedi, Bencini ha fatto il punto su quelle che avrebbero dovuto essere le tematiche principali da affrontare durante i lavori, e sui cui ci si aspettavano i più importanti passi avanti.

«Nessun accordo si è intravisto tra i paesi in merito alla durata degli impegni nazionali (NDC) – spiega il policy advisor di Italian Climate Network -, con tutte le opzioni rimaste ancora sul tavolo: durata a cinque anni e conseguente monitoraggio immediato, come richiesto dai paesi in via di sviluppo, oppure durata a dieci anni, come proposto dai meno ambiziosi, oppure cinque anni più cinque, oppure formule con monitoraggi intermedi per tappe.
All’orizzonte resta lo spettro di una strada piatta che molti paesi industrializzati potrebbero voler percorrere, proponendo riduzioni di emissioni tanto lontane nel tempo (in termini di obiettivi) da poter continuare a produrre secondo gli standard attuali ancora per diversi anni».

Un sostanziale stallo congela la definizione dei meccanismi di mercato e non di mercato sotto l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, spiega Bencini, e non si vedono passi avanti nemmeno «sulle questioni legate alla trasparenza e reportistica, con il riproporsi delle consolidate dinamiche tra chi, avendone le possibilità finanziarie e tecniche, propone complessi sistemi di rendicontazione e chi, dall’altra parte, invoca quei trasferimenti di finanze e tecnologia che potrebbero fornire anche a chi è più indietro capacità altrimenti impossibili da reperire a livello nazionale».

Sul sito di Italian Climate Network sono disponibili tutti i report redatti dagli esperti che hanno seguito i negoziati intermedi nelle ultime settimane.

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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