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Siccità, milioni di persone alla fame nel Corno d’Africa: crescono anche violenze e abusi

Milioni le persone coinvolte dalla peggiore siccità della storia recente. Le conseguenze sono drammatiche per l'aumento della fame, ma anche per la sicurezza e il rispetto dei diritti umani

La siccità peggiore degli ultimi decenni sta soffocando il Corno d’Africa da mesi. I raccolti sono stati spazzati via, il bestiame è morto per la mancanza di acqua e di pascoli. Secondo le stime, tra Somalia, Kenya ed Etiopia sono quasi 15 milioni le persone in condizioni di grave insicurezza alimentare.

Molte riserve idriche si sono prosciugate: spesso è necessario percorrere a piedi distanze enormi per accedere all’acqua, che in molti casi è sporca e provoca il rischio di malattie e infezioni. Aumentano anche tensioni e conflitti, avvertono le Nazioni Unite, dovuti alla mancanza d’acqua e alla necessità di spostarsi in territori diversi per procurarsela o per far pascolare il bestiame sopravvissuto.

Come accade quasi sempre, le conseguenze più gravi ricadono sulle categorie più vulnerabili: cresce il rischio di violenze, abusi e sfruttamento per donne e bambini. In alcune comunità si è registrato un aumento dei matrimoni precoci e un minor accesso all’istruzione per i bambini.

In Somalia la situazione più grave

La Somalia è uno dei Paesi più colpiti, e specialmente nelle regioni meridionali della nazione il paesaggio è disseminato dei resti di capre, cammelli, pecore, mucche, asini. Li ha uccisi la siccità peggiore degli ultimi 40 anni, privando le comunità pastorali della loro unica fonte di reddito e sussistenza.

Milioni di persone hanno già abbandonato le proprie case per riversarsi nei campi per gli sfollati interni. Ma anche qui la situazione è sempre più drammatica: non c’è abbastanza cibo e l’acqua, che arriva con dei camion, scarseggia.

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Credit: OCHA/Ahmed Fais

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) circa 4,5 milioni di somali sono direttamente colpiti dalla siccità e circa 700.000 persone sono state sfollate. I bambini sono in una posizione particolarmente vulnerabile.

Adam Abdelmoula, coordinatore umanitario per la Somalia, ha riferito che si stima ci siano 1,4 milioni di bambini sotto i 5 anni gravemente malnutriti. «Se non intensifichiamo il nostro intervento – avverte – si prevede che 350 mila di loro moriranno entro l’estate di quest’anno».

Non ci sono cambiamenti significativi in vista, e anzi gli esperti si aspettano che la situazione continui ad aggravarsi nelle prossime settimane. Entro il mese di maggio, secondo le previsioni delle Nazioni Unite, saranno 4.6 milioni le persone che in Somalia non avranno abbastanza cibo.

Le locuste, la pandemia e poi la siccità. Adesso anche la guerra in Ucraina è una minaccia

La popolazione e l’economia di tutta l’Africa orientale sono state messe a dura prova, negli ultimi anni, dalle conseguenze di una invasione senza precedenti di locuste e dall’impatto della pandemia di Covid-19. Dopo l’attuale crisi scatenata dalla siccità, nuovi rischi derivano anche dalla guerra in Ucraina.

Secondo quanto ha riferito di recente Al Jazeera, più della metà del cibo che l’anno scorso è stato ricevuto in Somalia dal World Food Programme arrivava dall’Ucraina. A causa della guerra e della chiusura del porto di Odessa, ora la popolazione rischia di dover affrontare anche un aggravamento della scarsità di cibo e prezzi destinati a schizzare alle stelle per prodotti fondamentali come il grano.

La crisi ucraina influisce sulla situazione anche dirottando quasi completamente l’attenzione e l’impegno della comunità internazionale in un momento in cui, anche in queste zone, il bisogno di sostegno è massimo. Per il Piano di risposta all’emergenza in Somalia le Nazioni Unite stimano che siano necessari quasi 1,5 miliardi di dollari, solo nel 2022, destinati a fornire assistenza umanitaria alle persone più vulnerabili. Al momento, però, è stato ricevuto solo il 4 per cento circa della somma.

Con la crisi climatica le situazioni di emergenza di questo tipo sono molto più frequenti, e riprendersi diventa sempre più difficile

La siccità che sta soffocando il Corno d’Africa è una delle peggiori emergenze legate alla crisi climatica che abbiano mai colpito la zona. La criticità della situazione, però, non è legata solo all’intensità estrema di questo fenomeno: gli esperti hanno sottolineato che negli ultimi anni queste stesse regioni hanno già dovuto affrontare delle ondate di siccità particolarmente gravi, e che anche la frequenza di questi fenomeni contribuisce a rendere ancora più difficile la resistenza delle persone e dell’economia.

«Solo negli ultimi dieci anni il Corno d’Africa ha subito tre gravi siccità», hanno fatto sapere le Nazioni Unite in un rapporto. La prima si è verificata tra il 2010 e il 2011, la seconda tra il 2016 e il 2017, la terza tra il 2020 e il 2021. «La crescente frequenza degli shock nella regione ha fatto sì che i più vulnerabili avessero poco spazio per riprendersi, e ha portato a un aumento del numero di sfollati».

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Valeria Capettini

Laurea triennale in Lettere e magistrale in Comunicazione, dal 2021 sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. La crisi climatica avanza, con conseguenze estremamente gravi sull’economia, sui diritti e sulla vita stessa delle persone. Un'informazione corretta, approfondita e affidabile è più che mai necessaria.

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