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Coronavirus, rischio pandemie più alto a causa dei cambiamenti ambientali provocati dall’uomo

Uno studio rivela come il rischio di insorgenza di pandemie possa essere ridotto attraverso piani di sviluppo sostenibile

Ebola, Sars, Zika, MERS, H1N1 e, ultimo, il Covid-19, meglio noto come Coronavirus: tutte queste pandemie sono di origine zoonotica, ossia sono trasmesse dagli animali selvatici. L’attività dell’uomo e i cambiamenti ambientali da noi provocati hanno un ruolo nell’aumento del rischio di insorgenza di pandemie simili? Un recente contributo, pubblicato sulla rivista PNAS, con il coordinamento di Moreno Di Marco del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, ha cercato di rispondere a questo quesito.

Lo studio evidenzia che il rischio di insorgenza di pandemie non dipende di per sé dalla presenza di aree naturali o di animali selvatici, ma piuttosto dal modo in cui le attività antropiche influiscono su queste aree e queste specie.

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L’attività dell’uomo, pensiamo alla produzione di cibo o di energia, ha un impatto notevole sull’ambiente e sulla biodiversità. E tali cambiamenti ambientali possono favorire l’insorgenza di pandemie come quella del Coronavirus. I ricercatori, infatti, sostengono che il rischio di insorgenza di malattie infettive rappresenti un punto cieco (blind spot) nei piani di sviluppo sostenibile, cui non vengono dedicate sufficienti misure di prevenzione. Occorre stabilire dei compromessi tra gli obiettivi di sviluppo socio-economico, il loro impatto sull’ambiente e i rischi che tali cambiamenti comportano.

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Il rischio di insorgenza di malattie infettive è un componente chiave per i piani di sviluppo sostenibile.
Crediti Pixabay/Pexels/KlausAires, Flickr/DFID licensed under CC BY 2.0, and Pixabay/12019/3005398/paislie.

I recenti focolai di malattie infettive, come il Covid-19, infatti, sono stati associati alle alte densità di popolazione umana, ai livelli insostenibili di caccia e di traffico di animali selvatici, alla perdita di habitat naturali (soprattutto foreste) che aumenta il rischio di contatto tra uomo e animali selvatici e all’intensificazione degli allevamenti di bestiame (specie in aree ricche di biodiversità).

«L’interazione tra cambiamento ambientale e rischio di pandemie – afferma Moreno Di Marco – non ha ricevuto sufficiente attenzione. Auspichiamo che tale aspetto diventi una parte integrante e prioritaria dei piani di sviluppo sostenibile – prosegue Di Marco – affinché sia possibile prevenire, piuttosto che reagire a potenziali conseguenze catastrofiche per l’umanità».

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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