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Covid-19 e cambiamento climatico? Le risposte dell’OMS

Le conoscenze di oggi costruiranno il futuro di domani. Quello che sappiamo sul rapporto tra COVID-19 e cambiamento climatico

L’epidemia causata dal Covid-19 è ancora in corso nonostante tutti i paesi abbiano adottato misure di distanziamento sociale per contenerla. Gli studi scientifici sul nuovo Coronavirus continuano a progredire, ma su alcune possibili correlazioni con i fattori ambientali non è ancora possibile dare risposte definitive. Molte domande restano aperte, tra cui le modalità di diffusione del Covid-19 nell’aria, sulle quali abbiamo fatto il punto delle conoscenze finora acquisite nell’articolo “Quello che sappiamo (o NON sappiamo!) su Coronavirus e diffusione nell’aria” e la correlazione più generale con il cambiamento climatico.

Su quest’ultimo punto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha predisposto una pagina Domande&Risposte per raccogliere in modo schematico tutto quello che ad oggi, 24 aprile, si conosce sul Covid-19 e il cambiamento climatico. 

Una delle prime domande emerse già all’inizio del contagio in Italia è legata al meteo e al clima e ai loro possibili effetti sul COVID-19. Sull’argomento avevamo cercato di fare chiarezza, per evitare comportamenti controproducenti, false speranze e decisioni inconsapevoli, già ad inizio Marzo insieme alla climatologa Serena Giacomin e alla scrittrice e giornalista scientifica Roberta Villa, nell’articolo “Coronavirus: la situazione meteo ci aiuterà? dal quale era emerso che no, la situazione meteo non ci avrebbe aiutato.

Stessa risposta arriva dall’OMS che alla domanda “meteo e clima sono due fattori determinanti per la trasmissione del Covid-19?” risponde negativamente.  Al momento non ci sono prove che il meteo o il clima abbiano una influenza sulla trasmissione. Il virus SARS-CoV-2 che causa la malattia COVID-19 è stato trasmesso in tutte le regioni del mondo, da climi freddi e secchi, a climi caldi e umidi.

L’OMS ricorda che la SARS-CoV-2 è principalmente trasmessa direttamente da persona a persona attraverso uno stretto contatto o attraverso goccioline respiratorie prodotte quando una persona infetta tossisce o starnutisce. Le persone possono infettarsi toccando le superfici esposte, ma non si ritiene che questa sia una delle principali vie di trasmissione. La temperatura e l’umidità potrebbero influenzare la durata della sopravvivenza del virus al di fuori del corpo umano, ma questo effetto verrebbe comunque ridotto diminuendo il contatto tra le persone. Sulla base di queste considerazioni, le misure di distanziamento fisico e le precauzioni igieniche restano le operazioni essenziali per spezzare la catena di trasmissione, rappresentano il modo più efficace per proteggersi, in tutti i luoghi e in tutte le stagioni dell’anno.

Se su clima e meteo è stata fatta chiarezza, resta l’incognita della crisi climatica: il cambiamento climatico favorisce l’emergere e la trasmissione del COVID-19? 

Attualmente non ci sono prove di una connessione diretta tra i cambiamenti climatici e l’emergere o la trasmissione della malattia COVID-19. Ciò nonostante i cambiamenti climatici possono essere fonte di stress per gli ecosistemi, per la salute umana e di conseguenza per i sistemi sanitari, quindi possono influenzare negativamente, seppur in modo indiretto, la pandemia. Inoltre, dev’essere considerato il fatto che quasi tutte le pandemie recenti hanno origine nella fauna selvatica e ci sono prove che l’aumento della pressione umana sull’ambiente naturale favorisca l’emergere di nuove malattie.

Tra le conseguenze del cambiamento climatico troviamo l’emergenza legata alla scarsità d’acqua che colpisce un numero sempre maggiore di paesi, anche questo fattore può influenzare le malattie infettive come il COVID-19.

Le pratiche igieniche e gli standard igienico-sanitari sono essenziali per prevenire, contenere e curare malattie infettive come il COVD-19: tutto questo è impossibile senza un adeguato accesso all’acqua. Attualmente, circa l’80% della popolazione mondiale è esposto a carenze idriche e una struttura sanitaria su quattro è priva di servizi idrici di base. I cambiamenti climatici mettono maggiormente sotto stress la disponibilità e l’accesso all’acqua utile per prevenire e curare le malattie infettive come il COVID-19.

Il cambiamento climatico potrebbe essere la principale minaccia per la salute pubblica del 21 ° secolo, una minaccia globale che, proprio come il COVID-19, avrà le potenzialità per mettere in ginocchio i nostri sistemi e in pericolo la nostra vita. Per questo motivo, sulla base dell’esperienza maturata a causa della crisi sanitaria, l’OMS pone dei punti chiave per evitare nuove emergenze, improvvisazioni e disuguaglianze. Pone l’accento sulla predisposizione di sistemi equi di copertura sanitaria universale che tengano conto di tutti i pericoli per la salute: dalle epidemie causate da malattie infettive, agli eventi meteorologici estremi e alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

L’OMS stima che i rischi ambientali evitabili causino circa un quarto del carico sanitario globale, per questo è necessaria una azione di prevenzione degli impatti che il cambiamento climatico potrà avere sulle nostre società. Affrontare gli effetti del cambiamento climatico tardivamente, ovvero in situazioni di emergenza, porterebbe danni maggiori in termini economici e di perdita di vite umane rispetto a quelli ipotizzabili con interventi preventivi. Se il COVID-19 ha trovato società impreparate, la crisi climatica può non avere lo stesso destino, abbiamo strumenti e conoscenze sufficienti per prevenire future catastrofi globali, ma dobbiamo iniziare a predisporre i nostri sistemi politici, economici, finanziari e produttivi in questa direzione.

 

 

 

Per restare aggiornati sulle ultime informazioni riguardanti il Covid-19 e non incappare in fake news o informazioni emesse da fonti non ufficiali, potete sempre consultare la pagina dedicata dell’Organizzazione Mondiale della Santità dedicata all’epidemia di Coronavirus.

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Elisabetta Ruffolo

Nata a Milano, classe 1989, laureata in Management Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano. Grazie ad una esperienza lavorativa nel Venture Capital entra in contatto con il mondo dell'innovazione e delle start-up, conclude il suo percorso accademico con un elaborato in diritto dell'economia su "La normativa europea sull'equity crowdfunding: problemi e prospettive". Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo, radiofonico ed editoriale. Studia gestione e comunicazione della sostenibilità presso l'Alta scuola per l'Ambiente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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