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Con il Coronavirus esplode il consumo di plastica

L'emergenza Coronavirus ha innescato un'impennata dei rifiuti plastici: le conseguenze sono serie per l'ambiente, ma anche per la nostra salute

Mentre il Coronavirus terrorizza il mondo assistiamo a una corsa alla plastica che, è innegabile, è drammaticamente necessaria: mascherine, guanti usa e getta e vari dispositivi di protezione sono tra i simboli indiscussi di questa crisi senza precedenti. La protezione è fondamentale, ma è importante anche tenere a mente che tutta questa plastica non scompare nel nulla e in tanti, troppi, casi, viene addirittura gettata per strada senza la minima cura.

I rifiuti che in queste settimane stiamo producendo a ritmi forsennati potranno comportare anni di problemi per i nostri oceani, già drammaticamente inquinati. A suonare il campanello d’allarme sulla CNN è Nick Mallos, dell’Ong statunitense Conservancy Ocean: «Sappiamo che l’inquinamento da plastica è un problema globale che esisteva prima del Covid-19», ha detto Mallos, ma «dobbiamo essere cauti sulla strada che si prenderà dopo la pandemia».

Al momento, l’impatto sul territorio è già evidente in tutto il mondo: «Ci sono guanti e maschere gettati in tutto il quartiere», ha detto alla CNN John Hocevar, direttore della campagna per gli oceani a Greenpeace USA, che vive a Washington DC. «Qui ha piovuto per due giorni, quindi molto rapidamente questi rifiuti sono finiti nelle fogne. Da lì vanno nel fiume Anacostia, fuori nella baia di Chesapeake, e poi nell’Oceano Atlantico».

Con il Coronavirus il ritmo è aumentato in modo esponenziale, ma la plastica stava già soffocando gli oceani. Uno studio del 2019 aveva rilevato che la produzione di plastica nel mondo era quadruplicata negli ultimi quarant’anni e i ricercatori avevano avvertito che entro il 2050, se la tendenza fosse continuata, la produzione di materie plastiche avrebbe rappresentato il 15% delle emissioni di gas serra. Si tratta dello stesso livello a cui attualmente troviamo tutte le forme di trasporto messe insieme.

Secondo le stime, ogni anno riversiamo negli oceani circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica e nel tempo questa mole continua ad aumentare. I dispositivi di protezione individuale  – come i guanti e le mascherine che gettiamo ogni giorno in quantità esorbitanti – rappresentano un problema davvero serio. Come ha spiegato John Hocevar, la loro struttura li rende particolarmente pericolosi per la vita marina: «per esempio, i guanti possono sembrare meduse o altri tipi di alimenti per le tartarughe marine e le cinghie sulle maschere possono intrappolare gli animali». Con il tempo, poi, questi rifiuti si rompono contribuendo alla quantità spaventosa di microplastiche che inquinano i nostri mari (e il nostro cibo).

Mentre produciamo e scartiamo plastica per combattere una crisi di salute pubblica, potremmo contribuire lentamente a crearne un’altra, avverte la CNN. «Questo è un momento in cui la salute e la sicurezza pubblica sono la priorità principale – ha sottolineato Mallos -, ma dobbiamo anche renderci conto che la questione dei rifiuti più ampia che viene evidenziata da questa pandemia è davvero importante». Come ha affermato lo scienziato, in molti casi non c’è la «capacità di gestire questi rifiuti, e questo è estremamente dannoso per gli oceani e l’ambiente, ma anche per la salute umana».

Una luce di speranza arriva dalla possibilità di disinfettare i dispositivi di protezione individuale, in modo da allungarne il ciclo di vita e produrre meno rifiuti: in alcuni casi si sta sperimentando questa opzione, resa necessaria anche dal fatto che non esistono abbastanza dispositivi.

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Valeria Capettini

Sono nata a Milano nel 1991 e sono da sempre appassionata di giornalismo e scrittura. Dal 2016 lavoro con Meteo Expert, un’esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha permesso di avvicinarmi all’affascinante mondo della meteorologia e della climatologia, offrendomi l’eccezionale opportunità di lavorare fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. Dopo essermi diplomata al liceo classico, nel 2014 mi sono laureata in Lettere moderne con una tesi sul Giornalismo e sul ruolo dei social media in questo mondo. Nel 2017 mi sono laureata in Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse con una tesi sulla brand personality.

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