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Disastro ambientale in Sri Lanka: le spiagge paradisiache ricoperte di plastica e combustibili. Il punto della situazione

Lo Sri Lanka sta gestendo una delle più gravi crisi ambientali della sua storia da quando una nave portacontainer ha preso fuoco al largo delle sue coste occidentali: le meravigliose spiagge dell’isola sono state invase da tonnellate di detriti potenzialmente tossici.

Sulla motonave X-Press Pearl, battente bandiera di Singapore, si è infatti sviluppato un incendio settimana scorsa e ci sono voluti molti giorni perché si riuscisse a domare l’incendio, che è stato spento solo nel weekend. Ma con l’estinzione delle fiamme l’emergenza è tutt’altro che risolta: combustibili fossili e detriti, specialmente di plastica, soffocano le coste paradisiache dell’isola riversandosi fino a 75 miglia a sud dalla zona dell’incendio.

Le autorità dello Sri Lanka sospettano che l’incendio sia stato causato da una perdita dai container della nave, che trasportavano 25 tonnellate di acido nitrico, una sostanza chimica che viene utilizzata nei fertilizzanti e negli esplosivi. La nave trasportava anche 78 tonnellate di nurdles, o plastic pellet, ovvero dei piccoli granuli di plastica, con forme e dimensioni simili a quelle delle lenticchie: si tratta della materia prima che viene poi trasformata negli oggetti di plastica che usiamo quotidianamente.

Le splendide spiagge sabbiose abitualmente sognate dai turisti di tutto il mondo si sono rapidamente ricoperte di minuscoli granuli di plastica. Sono impressionanti le immagini condivise dalla Marine Environment Protection Authority dello Sri Lanka:

La biologa marina Asha de Vos, dello Sri Lanka, ha confermato al Washington Post che ci troviamo di fronte a un disastro ambientale, e che c’è il rischio che le correnti trasportino i nurdles fino ai settori opposti dell’isola, mettendo gravemente a rischio la fauna selvatica e danneggiando ecosistemi estremamente sensibili.
La scienziata ha spiegato che nonostante il lavoro incessante delle autorità e dei volontari la plastica inquinerà le spiagge dello Sri Lanka per molto tempo, e mescolandosi alla sabbia potrebbe anche modificarne la temperatura nelle zone in cui le tartarughe marine depongono le uova, influendo sulle future nidiate.
Le conseguenze appaiono già gravi anche per l’economia: il governo ha vietato la pesca lungo circa 50 miglia di costa e sulle spiagge hanno iniziato ad apparire i cadaveri di numerosi pesci vittime del disastro. Le autorità hanno avvertito le persone di non toccare i detriti della nave perché potrebbero essere contaminati da sostanze chimiche dannose e si teme anche per le conseguenze che la catastrofe potrà avere per l’industria del turismo.

 

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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