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Caldo e tasso di mortalità: nelle città pesa anche il contesto sociale

II caldo non uccide allo stesso modo non solo nelle città ma anche nei singoli quartieri. Pianificazione urbanistica, svantaggio sociale, traffico: il contesto influenza la vulnerabilità dei singoli alle ondate di calore. Lo studio da CMCC con l'Università Ca’Foscari

Le temperature estremamente elevate sono, tra tutti i disastri naturali, la principale causa di morte legata al clima. L’articolo “The heat-health nexus in the urban context: A systematic literature review exploring the socio-economic vulnerabilities and built environment characteristics”, pubblicato di recente sulla rivista Urban Climate e condotto dalla Fondazione CMCC in collaborazione con l’Università Ca’Foscari Venezia, ha analizzato la letteratura scientifica esistente sul tema per identificare quali siano i fattori fondamentali nella relazione tra calore e salute in un contesto di ambiente urbano. L’analisi ha selezionato quaranta articoli dall’ampia letteratura sul tema, estratti da due note banche dati (Scopus e PubMed).

Nelle città, il fenomeno dell’isola di calore determina temperature più elevate rispetto alle aree verdi o a quelle aree non edificate. Ogni città, però, è diversa dalle altre sia in termini di “contesto fisico urbano sia in relazione alle caratteristiche degli abitanti”. Non tutte le parti delle aree urbane, dunque, sono ugualmente vulnerabili alle ondate di calore. Diventa fondamentale quindi “identificare le zone più vulnerabili allo stress da calore per poter attuare interventi mirati a livello locale, destinati a migliorare la capacità di affrontare l’impatto delle ondate di calore sulla salute dei cittadini”.

La città comprende una maggiore concentrazione di persone e attività economiche: le aree urbane sono così particolarmente vulnerabili ai rischi per la salute dovuti al caldo. Questo nuovo studio illustra come la vulnerabilità insieme ai parametri urbani creino un nesso tra il caldo e l’esito sanitario, denominato nesso caldo-salute.

Dapprima sono state analizzate le informazioni relative all’area di studio, successivamente, sono stati valutati i parametri di pericolosità specifici, suddivisi in indici meteorologici semplici o combinati. Per gli aspetti di sensibilità e capacità di adattamento, lo studio ha considerato quattro categorie distinte di determinanti: salute mentale e fisica, demografia, stato sociale ed economico.

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Unsplash/Victor He

 

Attraverso il concetto di “enhanced exposure” (esposizione rinforzata), lo studio rileva come diversi aspetti dell’ambiente fisico possano aggravare (o mitigare) gli impatti dei cambiamenti climatici in aree cittadine diverse, anche all’interno della medesima città.

“L’esposizione della popolazione è sicuramente legata all’esposizione fisica del quartiere al calore: lo spazio costruito all’interno dell’area urbana incamera energia solare durante la giornata e la rilascia nel corso della notte, facendo sì che le aree cittadine si riscaldino e restino calde molto più delle aree verdi circostanti anche durante la notte, e lo facciano in misura più o meno grave in base alla loro forma e progettazione”, afferma Margaretha Breil, urbanista e ricercatrice al Cmcc.

Lo svantaggio sociale aumenta la letalità

Oltre al fenomeno dell’isola di calore, ci sono altre condizioni che possono rendere un contesto più difficile da vivere, addirittura “più letale”. Secondo lo studio sono situazioni di svantaggio sociale ad aggravare maggiormente l’esposizione al rischio di calore. La mortalità associata alle ondate di calore è infatti risultata più elevata nelle zone in cui sono maggiormente presenti alti livelli di criminalità e bassa coesione sociale. È invece risultata minore per le comunità caratterizzate da legami familiari estesi che permettano una cura reciproca anziché forzare all’isolamento.

Un importante fattore che aumenta la qualità della vita in città è anche l’accessibilità agli spazi verdi. Con l’accessibilità ad uno spazio verde, la vita migliora. E questo vale sia durante una pandemia, come stiamo constatando tutti in questo periodo, sia durante un’ondata di calore – afferma Breil – Se però l’area verde è territorio di criminalità, o impattata da un eccessivo traffico, è come se non esistesse: chi ha paura di uscire o non trova gusto nell’uscire resta a casa, e lì, i più vulnerabili, di caldo possono anche morire”.

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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