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Draghi e la transizione ecologica: Ministero o no, la discussione politica sull’ambiente è salita di livello

La direzione di Mario Draghi per l'ambiente è ben distante dai messaggi al sapore di borracce e monopattini elettrici che negli anni hanno riempito la politica. Pragmatismo, apertura alle parti sociali ma anche politica industriale e visione di lungo periodo. 

Il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi, ha inserito nelle consultazioni con le parti sociali della giornata di mercoledì 10 febbraio, le associazioni ambientaliste quali Wwf, Greenpeace e Legambiente. Al termine delle consultazioni, Donatella Bianchi, presidente del Wwf, ha annunciato che “La buona notizia su cui abbiamo insistito tutti è che ci sarà il ministero della Transizione ecologica dove le competenze saranno concentrate”.

Come sarà strutturato questo Ministero della Transizione ecologica al momento non è chiaro, la notizia non è stata né confermata né smentita dal presidente incaricato Mario Draghi ma, dopo la dichiarazione di Donatella Bianchi, è stata immediatamente commentata su Facebook da Luigi Di Maio. La notizia è stata accolta con entusiasmo anche da Rossella Muroni, deputata di Liberi e Uguali, che già una settimana fa aveva pubblicato un comunicato dicendo che “All’Italia servirebbe un ministero della transizione ecologica”.

Attualmente esiste già un dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi, all’interno del Ministero dell’Ambiente, ed è guidato da Mariano Grillo. Il dipartimento in questione, come si legge dal sito, si occupa di politiche per la transizione ecologica e l’economia circolare e la gestione integrata del ciclo dei rifiuti; strategie nazionali di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; mobilità sostenibile; azioni internazionali per il contrasto dei cambiamenti climatici, efficienza energetica, energie rinnovabili, qualità dell’aria, politiche di sviluppo sostenibile a livello nazionale e internazionale, qualità ambientale. 

Secondo la deputata di LeU Rossella Muroni, l’istituzione di un apposito Ministero per la Transizione ecologica, snellirebbe gli iter burocratici attualmente troppo complessi, come ha ricordato questa mattina ospite a CoffeeBreak di La7.

Anche se non è ancora chiaro come verrà strutturato un eventuale Ministero per la Transizione ecologica, se seguirà ad esempio i modelli di quelli esistenti in Spagna, Francia e Svizzera, e se e come integrerà il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico, è chiara la nuova visione del binomio Politica e Ambiente di Mario Draghi. 

Nel suo asset, come da lui stesso dichiarato, l’ambiente «innerverà» tutti gli ambiti degli investimenti, nell’ottica di una «riconversione ambientale» del sistema produttivo. 

Anche Ivan Novelli, presidente di Greenpeace Italia, gruppo presente alle consultazioni, ha dichiarato che Mario Draghi sta dimostrando di avere «un approccio in tutt’altra direzione» sulla questione ambientale, approccio che considera l’emergenza climatica come una priorità. 

La visione di Mario Draghi sull’ambiente è quindi ben distante dai messaggi al sapore di borracce e monopattini elettrici che negli anni hanno riempito i discorsi politici sulla questione ambientale, l’ex presidente della BCE ne fa da tempo una questione di politica industriale e di visione di lungo periodo. 

La protezione dell’ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che è il più grande disastro sanitario dei nostri tempi. La digitalizzazione, imposta dal cambiamento delle nostre abitudini di lavoro, accelerata dalla pandemia, è destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società. È divenuta necessità: si pensi che negli Stati Uniti la stima di uno spostamento permanente del lavoro dagli uffici alle abitazioni è oggi del 20% del totale dei giorni lavorati. Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani.

Un estratto del discorso di Mario Draghi al Meeting di Rimini

Protezione dell’ambiente, digitalizzazione, istruzione e investimento nei giovani, tra le priorità del pensiero di Mario Draghi per la ripartenza dell’Italia. Un pensiero perfettamente in linea con l’accordo per accedere alle risorse del Next Generation Eu che, lo ricordiamo, dedica il 37% delle risorse stanziate alla transizione verde e prevede che il  Piano nazionale di Ripresa e Resilienza debba essere molto dettagliato e in linea con gli obiettivi del Green Deal Europeo (primo tra tutti la transizione ambientale) indicando quali riforme saranno attuate e quali misure verranno finanziate per raggiungere il target di riduzione del 55% delle emissioni al 2030. 

 

Elisabetta Ruffolo

Nata a Milano, classe 1989. E' responsabile di produzione e coordinatrice delle attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico di Meteo Expert. E' responsabile editoriale dei contenuti di IconaClima. Studia Gestione e Comunicazione della sostenibilità all'Alta scuola per l'Ambiente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove sta sviluppando un paper scientifico sulla Sostenibilità del Giornalismo. E' iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Laureata in Economia & Management Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, ha concluso il suo percorso accademico con un elaborato in diritto dell'economia su "La normativa europea sull'equity crowdfunding: problemi e prospettive".

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