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Il dissesto idrogeologico in Italia: 1,28 milioni di abitanti a rischio frane

Secondo l’Ispra, il 94,5% dei comuni italiani si trova in aree a rischio per frane, alluvioni e valanghe. Un milione e 280mila persone vivono in zone a pericolosità elevata, mentre il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore rischio.

L’Italia affronta una situazione critica legata al dissesto idrogeologico, con dati allarmanti forniti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Secondo il rapporto più recente, il 94,5% dei comuni italiani si trova in aree a rischio per franealluvionivalanghe e/o erosione costiera. Questo significa che praticamente l’intero Paese è esposto a fenomeni di instabilità geomorfologica e idraulica, con conseguenze significative per la popolazione e il territorio.

Il quadro emerge chiaramente dall’analisi dei dati Ispra relativi al 2024, che fotografa una situazione di vulnerabilità diffusa su scala nazionale. Il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, mentre circa il 23% dell’intero territorio ricade in aree a pericolosità da frana e attenzione. Questi numeri evidenziano come il rischio idrogeologico non sia confinato a specifiche regioni, ma rappresenti una problematica trasversale che interessa tutto lo Stivale.

La popolazione esposta al pericolo

Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda il numero di abitanti che vivono in zone a rischio. 1 milione e 280mila abitanti risiedono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata, categoria che comporta i vincoli d’uso più restrittivi. A questi si aggiungono 6 milioni e 800mila cittadini esposti al rischio delle alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media, con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni. In totale, quasi 8 milioni di italiani vivono in condizioni di vulnerabilità idrogeologica significativa.

Le regioni maggiormente colpite da aree a rischio frana includono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria. Tuttavia, il fenomeno non risparmia nessuna area geografica: dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia, passando per il Molise, il rischio da frana rappresenta una minaccia costante. Le province di Napoli, Salerno e Genova registrano il maggior numero di famiglie esposte a pericolosità elevata e molto elevata.

L’aumento del territorio vulnerabile

Un dato particolarmente significativo riguarda l’incremento della superficie a rischio. Nel triennio 2022-2024, il territorio italiano a pericolosità per frane è aumentato del 15%, passando dai 55.400 chilometri quadrati del 2021 ai 69.500 chilometri quadrati del 2024. Parallelamente, le aree classificate a maggiore pericolosità (elevata e molto elevata) sono passate dall’8,7% al 9,5% del territorio nazionale, un incremento attribuibile sia a studi di maggior dettaglio condotti dalle autorità competenti sia agli effetti del cambiamento climatico.

L’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), realizzato da Ispra in collaborazione con Regioni e Province autonome, ha censito oltre 636.000 frane sul territorio nazionale. Un dato ancora più preoccupante emerge dal fatto che circa il 28% di questi fenomeni è caratterizzato da una dinamica estremamente rapida e da elevato potenziale distruttivo, con conseguenze spesso drammatiche per le comunità locali.

Il ruolo della pianificazione territoriale

L’intero territorio italiano è classificato secondo quattro livelli di rischio (R1, R2, R3, R4) secondo la legge 183 del 1989. I distretti idrografici, che hanno sostituito le ex autorità di bacino, hanno perimetrato le aree a rischio idrogeologico e individuato le zone dove implementare interventi di prevenzione e mitigazione. L’Ispra mette a disposizione del Paese tutti i dati cartografici per supportare le decisioni di pianificazione territoriale e ridurre la vulnerabilità delle comunità esposte al rischio da frana e ad altri fenomeni di dissesto.

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