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Transizione ecologica in Italia, a che punto siamo? I dati dell’Ispra

Secondo il nuovo rapporto dell'Ispra, “TEA-Transizione ecologica aperta. Dove va l’ambiente italiano?”, in molti settori si registrano notevoli passi avanti ma c'è ancora molto da fare

La transizione ecologica è decisamente iniziata per l’Italia, anche se qualche settore risulta in ritardo. È questo ciò che racconta il nuovo rapporto dell’Ispra, “TEA-Transizione ecologica aperta. Dove va l’ambiente italiano?”. Il documento, presentato ieri alla Camera dei Deputati, descrive ed interpreta la situazione italiana alla vigilia della realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l’intento di sottolineare le trasformazioni in corso ed indicare la strada futura.

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Transizione ecologica in Italia, dove è iniziata e dove è ancora in ritardo: i dati dell’Ispra

Il nuovo rapporto dell’Ispra fotografa una situazione in linea generale positiva per quanto riguarda la transizione ecologica. L’Italia ha infatti visto aumentare le aree protette di terra e di mare, le emissioni di gas serra sono diminuite così come tutte le principali fonti di inquinamento atmosferico. Avanza anche la transizione energetica, dove però c’è ancora molto da fare per quanto riguarda trasporti e usi residenziali. Tra gli elementi più sotto stress c’è il mare a causa della pesca eccessiva e della troppa plastica.

“Dall’ultimo rapporto Ispra emerge un quadro che ci indica come il Paese sia già sulla strada per raggiungere obiettivi per uno sviluppo più sostenibile“, sottolinea Alessandro Bratti, direttore generale dell’Ispra. “Oggi assistiamo ad un’accelerazione di questo percorso. Emergono anche situazioni quale il consumo di suolo, dissesto idrogeologico, inquinamento delle matrici ambientali che devono continuare ad essere costantemente monitorate anche attraverso le nuove tecnologie per l’osservazione della terra”.

TEA-Transizione ecologica aperta, la situazione dell’Italia: i boschi coprono quasi il 40% del territorio nazionale con emissioni di gas serra diminuite del 19% negli ultimi 30 anni. Preoccupa la Pianura Padana

Il territorio dell’Italia è ricoperto per il 37% da boschi, un valore superiore a quello di due paesi europei “tradizionalmente” forestali come Germania e Svizzera, entrambi al 31%. Le foreste, dal dopoguerra a oggi, hanno mostrato un aumento costante passando da 5,6 a 11,1 milioni di ettari. L’incremento si è notevolmente accelerato negli anni più recenti: +28% dal 1985 al 2015. L’Ispra sottolinea però come occorra prestare molta attenzione nella conservazione di alcune tipologie, come i boschi umidi e quelli lungo le rive dei fiumi, le foreste vetuste e quelle di pianura. Queste ultime, infatti, sono sempre più compromesse e minacciate dagli incendi, dall’edilizia e dalle infrastrutture.

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Le emissioni di gas serra dell’Italia negli ultimi 30 anni si sono ridotte del 19% rispetto al 1990. Nello stesso arco di tempo è inoltre aumentata la quantità di anidride carbonica assorbita dalle foreste e dai suoli. La riduzione delle emissioni è avvenuta soprattutto grazie ai grandi utilizzatori, che dispongono delle risorse necessarie per investire in nuove tecnologie più efficienti: diminuite le emissioni del 46% nell’industria manifatturiera e del 33% nelle industrie energetiche.

Risultati meno soddisfacenti nei trasporti e negli edifici, dove i costi ricadono sulle spalle dei cittadini. In costante calo anche tutte le principali fonti di inquinamento atmosferico come monossido di carbonio, ossidi di azoto, anidride solforosa, composti organici volatili e polveri sottili, ma continua a preoccupare l’area della Pianura Padana dove l’orografia e le condizioni meteo rendono complicata la dispersione degli inquinanti.

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Aumentano le aree protette: manca solo un 10% per raggiungere il target europeo del 30% fissato al 2030. Il mare è in grande difficoltà

L’estensione e il numero delle aree protette di terra e di mare sono notevolmente aumentati dagli settanta a oggi. La superficie protetta a terra tocca il 20% di quella nazionale mentre quella marina copre oltre il 19% delle aree di mare a giurisdizione italiana: cifra che comprende, oltre a quelle protette, le aree sottoposte a speciali misure di conservazione. Per raggiungere il target europeo del 30%, fissato al 2030 manca ancora un 10% ma sono già previste 23 nuove aree marine protette.

Tra le matrici ambientali maggiormente sotto stress, sottolinea l’Ispra, c’è il mare. Le attenzioni o le leggi non mancano, ma è altresì vero che si tratta di un elemento più costoso e complesso da monitorare e controllare. Tra le principali cause di stress troviamo la pesca, con il 90% delle popolazioni di pesci sovrasfruttate e un’intensità tra le due e le tre volte quella sostenibile. Altro grande problema è la plastica in mare e sulle spiagge: in Italia ne abbiamo in media più di 300 ogni 100 metri (per l’UE non devono essere più di 20).

Clima, anomalie di temperatura sempre positive dal 1985: decennio 2010-2020 il più caldo di sempre

Per quanto riguarda il clima, il rapporto dell’Ispra evidenzia come le anomalie annuali di temperatura media siano sempre stato positive a partire dal 1985 rispetto al trentennio climatologico 1961-1990, ad eccezione del 1991 e del 1996. Il decennio 2010-2020 si è rivelato il più caldo di sempre, con anomalie medie annuali comprese tra +0,9 e +1,71°C. Anche la temperatura superficiale dei mari italiani negli ultimi 22 anni è stata sempre superiore alla media. Le precipitazioni cumulate non mostrano invece variazioni degne di nota.

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Transizione ecologica, il consumo del suolo è ancora forte: 60 chilometri quadri l’anno

Nonostante una leggera flessione a partire dal 2012, il consumo del suolo è ancora forte: 60 chilometri quadri l’anno. È pesante anche il dato accumulato: il 7,11 della superficie nazionale, contro il 4,2% della media europea. L’obiettivo europeo di azzeramento entro il 2050 appare difficile – afferma l’Ispra -, anche perché le altre transizioni richiederanno nuove infrastrutture: dai nuovi campi fotovoltaici per la transizione energetica ai nuovi impianti per il recupero e il riciclo dei materiali per la transizione all’economia circolare.

L’Italia è un Paese fortemente urbanizzato, con oltre un terzo della popolazione concentrata nelle sue 14 città metropolitane. Il fenomeno dell’isola di calore urbano è sempre più preoccupante, con un aumento di temperature fino a 4-5°C in più rispetto alle aree periferiche a causa delle poche aree verdi, della cementificazione e dell’utilizzo dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento degli edifici. In generale quanto più grandi e compatte sono le città, tanto maggiore è l’intensità del fenomeno isola di calore.

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Acque interne, dissesto e pesticidi: in buono stato ecologico il 43% dei fiumi, meno bene i laghi

I corpi idrici fluviali in Italia sono circa 7.500, ma solo nel 10% di essi si misura la quantità di acqua circolante (portate) e in rare occasioni si misura la quantità di sedimenti. In buono stato ecologico il 43% dei fiumi. Per quanto riguarda i 347 laghi italiani, solo il 20% raggiunge l’obiettivo del buono stato ecologico. Un altro problema da risolvere è l’eccessivo utilizzo di pesticidi, che proteggono le colture agricole da parassiti e da malattie causate da patogeni ma possono comportare effetti negativi per tutte le forme di vita. In Italia se ne usano 114.000 tonnellate l’anno, che rappresentano circa 400 sostanze diverse. Un problema importante è il loro ritrovamento nelle acque superficiali e sotterranee: nel 2019 le concentrazioni misurate hanno superato i limiti previsti dalle normative nel 25% dei siti di monitoraggio per le acque superficiali e nel 5% di quelli per le acque sotterranee. Obiettivo europeo è ridurre l’uso del 50% entro il 2030.

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Il fenomeno delle specie aliene è in netto aumento in Italia: +96% in 30 anni, un trend superiore a quello registrato su scala europea (76%). Attualmente in Italia sono presenti 3.367 specie aliene e circa il 15% di queste provoca impatti sulla biodiversità̀ e i relativi servizi ecosistemici.

Le tante costruzioni aggravano il costo economico ed umano del dissesto idrogeologico. Negli ultimi 20 anni – sottolinea l’Ispra -, i danni per gli eventi idrogeologici, stimati in oltre un miliardo di euro l’anno, sono stati di gran lunga superiori agli investimenti per interventi di mitigazione del rischio frane e alluvioni, pari in media a circa 300 milioni. Solo negli ultimi tre anni gli investimenti hanno raggiunto il miliardo l’anno: ancora poco, tenuto conto che il fabbisogno per il territorio italiano è di 26 miliardi.

Economia circolare e consumo di materiali: significativi passi avanti nella raccolta differenziata, ma transizione ancora indietro

Per quanto concerne la transizione verso un’economia circolare, l’Italia è ancora indietro nonostante siano stati fatti significativi progressi nella raccolta differenziata: negli ultimi vent’anni è triplicata con un conferimento in discarica passato da circa il 70% al 21% (ma deve arrivare al 10% entro il 2030). Dal 2006 il consumo di risorse materiali – come metalli, cemento, legna, pietra, combustibili  -, si è dimezzato: un altro forte segnale verso la transizione ecologica, conclude l’Ispra.

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Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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