Atmosfera

Fuochi d’artificio di Capodanno, un’esplosione di polveri sottili

Picchi di inquinamento eccezionali nelle prime ore del nuovo anno

In tantissimi Paesi del Mondo è tradizione festeggiare il Capodanno con fuochi d’artificio e botti che però liberano nell’atmosfera una ingente quantità di polveri sottili. Lo dimostrano molti studi condotti negli ultimi anni in molti Paesi e città del Mondo: chi ha analizzato gli effetti sulla qualità dell’aria dei fuochi a Città del Messico per Natale e Capodanno, chi quelli del Diwali in India, chi quelli della Festa d’Indipendenza degli Stati Uniti.

Quando vengono esplosi simultaneamente, le concentrazioni di particolato nell’aria raggiungono picchi eccezionali perché i fuochi d’artificio liberano PM10, PM2.5 ma anche ozono, anidride solforosa e biossido di azoto.
Anche per questo quest’anno a Sydney, in Australia, 260 mila persone hanno firmato una petizione per fermare lo spettacolo pirotecnico per il Capodanno 2020: da una parte vorrebbero re-indirizzare i fondi ai vigili del fuoco e agli agricoltori colpiti dalla siccità, dall’altra sarebbe un modo per non aggiungere polveri sottili ad un’aria già irrespirabile a causa del fumo degli incendi.

Ma torniamo a noi. Un recente studio pubblicato nell’aprile del 2019 sulla rivista scientifica Nature ha analizzato le concentrazioni di particolato fine in atmosfera prima e dopo i festeggiamenti di Capodanno tra il 1995 e il 2012 nei Paesi Bassi. Tra il 27 e il 30 dicembre il livello medio nazionale era di 29 μg/m3 , valore che decuplicava nelle prime ore del nuovo anno raggiungendo una media di 277 μg/m3. Nelle zone maggiormente abitate il valore medio è salito addirittura a 598 μg/m3, con picchi di 1132 μg/m3: insomma, valori simili a quelli che vengono raggiunti mediamente nel quartiere più inquinato di Nuova Delhi.

 

Fonte: Impact of New Year’s Eve fireworks on the size resolved element distributions in airborne particles

In Germania, nonostante le richieste dell’agenzia dell’ambiente (DUH), per il Capodanno 2019 scorso sono stati spesi 137 milioni di euro in fuochi d’artificio che hanno liberato in aria 4500 tonnellate di particolato fine. Secondo il DUH si tratta di quantità pari al 17% del totale delle emissioni di particolato di un anno intero.

Non solo a Capodanno. Secondo uno studio sugli effetti sulla qualità dell’aria dei fuochi d’artificio esplosi per festeggiare il 4 luglio negli Stati Uniti, le concentrazioni di PM2.5 hanno raggiunto picchi del 40% più alti sulla media nazionale e localmente fino a 370% più alti.

fuochi artificio capodanno
Fuochi d’artificio al concerto al Circo Massimo in occasione del Capodanno 2019, Roma, 1 gennaio 2019. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Cosa contengono i fuochi d’artificio?

Il materiale pirotecnico è composto da un comburente (il carburante), un ossidante (che permette di fornire ossigeno utile per la combustione), coloranti (elementi chimici che producono colore), il cloro (per enfatizzare i colori) e ovviamente il pacchetto contenitore. I colori che tanto affascinano vengono emessi dal fenomeno di eccitazione-diseccitazione degli elettroni degli elementi metallici. Ogni metallo emette una luce con una lunghezza d’onda precisa, da cui dipende il colore che vediamo: il sodio emette luce gialla, lo stronzio emette luce rossa, il bario il verde, il rame il blu, magnesio e titanio il bianco, il ferro emette luce dorata.

Picco di Pm10 in Islanda dopo il Capodanno 2018. Fonte: Repeated extreme particulate matter episodes due to fireworks in Iceland and stakeholders’ response

L’effetto delle esplosione di fuochi d’artificio a Capodanno è amplificato proprio dalla simultaneità dell’evento, proprio perché l’intero territorio è “bersagliato” da esplosioni pirotecniche. L’effetto sulla qualità dell’aria si legge sulle concentrazioni di particolato delle ore immediatamente successive, generalmente poi i livelli calano, anche per effetto delle condizioni meteo. Pioggia e vento favoriscono, ad esempio, la dispersione o deposizione al suolo delle particelle di particolato.

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Silvia Turci

Ho conseguito una laurea specialistica in Comunicazione per l’Impresa, i media e le organizzazioni complesse all’Università Cattolica di Milano. Il mio percorso accademico si basa però sullo studio approfondito delle lingue straniere, nello specifico del francese, inglese e russo, culminato con una laurea triennale in Esperto linguistico d’Impresa. Sono arrivata a Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995) nel 2014 e da allora sono entrata in contatto con la meteorologia e le scienze del clima: una continua scoperta che mi ha fatto appassionare ogni giorno di più al mio lavoro.

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