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Allarme microplastiche: non risparmiano nemmeno l’Antartide

La decima spedizione antartica colombiana rileva particelle di plastica nei campioni prelevati nello Stretto di Gerlache

Molte volte abbiamo trattato l’inquinamento da microplastiche che sembra non risparmiare nessun angolo del Pianeta, dalla vetta dell’Everest alla Fossa delle Marianne; le ricerche di Paulo César Tigreros Benavides, biologo colombiano dell’Università di Biologia Marina Utadeo, hanno però aperto un nuovo capitolo nella comprensione dell’impatto dell’uomo in luoghi remoti e incontaminati, evidenziandone la presenza anche nelle acque ghiacciate dello Stretto di Gerlache. Si tratta di un corridoio naturale lungo circa 160 km che separa l’Arcipelago di Palmer e l’estremità della Penisola Antartica: il fragile equilibrio dell’Antartide, considerato per lungo tempo immune dal degrado ambientale, viene così messo in crisi dalla presenza di questi frammenti, segno tangibile dell’inquinamento globale.

Alla guida della decima spedizione in Antartide colombiana a bordo della nave della marina “Simon Bolivar”, il biologo ha individuato minuscole particelle di plastica intrappolate nella strumentazione utilizzata per le immersioni: così è scattata un’indagine più approfondita sull’inquinamento delle acque. I campioni prelevati verranno sottoposti ad ulteriori test che saranno determinanti per comprendere sia la quantità di microplastiche presenti sia la loro probabile origine.

Paulo César Tigreros Benavides

Fondamentale per la buona riuscita della spedizione è stata la partecipazione di giovani ricercatori, studenti, stagisti e professori delle sedi universitarie di Santa Marta e Bogotà. La collaborazione tra il dott. Andrés Franco Herrera, la biologa marina María José Nariño e il supporto amministrativo, gestionale dell’Università hanno consolidato il progetto. I contributi degli studenti alle tecniche sul campo e ai protocolli di laboratorio hanno rafforzato la posizione dell’Università come leader nella ricerca sulle microplastiche in Antartide.

Le microplastiche sono il risultato del degrado fisico e chimico di oggetti che impiegano centinaia di anni per decomporsi; sono costituite da polimeri e altri composti tossici. Le dimensioni di queste particelle sono spesso invisibili a occhio nudo e variano da 5 mm a un millesimo di millimetro. Per il biologo e i suoi colleghi non c’è quindi dubbio che queste sostanze inquinanti abbiano raggiunto l’Antartide, nel luogo dove si incontrano gli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano. “Tutti gli oceani sono in movimento verticale e orizzontale permanente, determinando correnti che li collegano in un grande nastro trasportatore, generando una circolazione globale su larga scala. In questa circolazione, le acque di questi 3 oceani, insieme ai loro potenziali problemi ambientali, convergono nell’Oceano Australe che circonda l’Antartide“.

Paulo César Tigreros Benavides

Nonostante la sua lontananza, il continente bianco risulta essere molto esposto alle minacce esterne. Oltre che arrivare trasportate dalle correnti oceaniche dirette a sud, i frammenti inquinanti possono anche viaggiare nell’atmosfera o trovarsi negli escrementi dei mammiferi marini e dei pesci che in alcuni periodi dell’anno migrano verso i Tropici per poi tornare dopo qualche mese. A risentirne è l’intera catena alimentare: i crostacei si nutrono di fitoplancton che spesso confondono con le microplastiche e così vengono contaminati anche i krill, gli organismi marini invertebrati alla base dell’alimentazione di molti altri animali più grandi. Quando una balena si nutre di questo krill, è molto probabile che la microplastica penetri nel suo intestino influenzando il suo sistema polmonare, riproduttivo e persino la sua capacità di nuotare.

Foto di 12019 da Pixabay

Ancora una volta, dunque, sotto accusa è l’inquinamento su larga scala delle acque mondiali da parte di milioni di tonnellate di rifiuti: “Consideriamo l’Antartide come un continente totalmente isolato dalle attività umane, ma riflette i problemi ambientali del Pianeta“.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite che ha appena avviato una spedizione con l’Argentina proprio su questo tema, le microplastiche potrebbero danneggiare ulteriormente l’ecosistema artico riducendo la riflessione del ghiaccio, modificando la rugosità della superficie, stimolando l’attività microbica e agendo come isolante termico. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale lo scioglimento dei ghiacciai, che contengono il 90% dell’acqua dolce del Pianeta, potrebbe causare un innalzamento del livello del mare fino a 60 metri.

Stefania Andriola

Lavoro in redazione da febbraio 2010. Mi piace definirmi “giornalista, scrittrice e viaggiatrice”. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse; amo correre, andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate ma anche leggere un buon libro. Al mattino mi sveglio sempre con un’idea: cercare di aggiungere ogni giorno un paragrafo nuovo e interessante al libro della mia vita e i viaggi riempiono le pagine che maggiormente amo. La meteorologia per me non è solo una scienza ma è una passione e un modo per ricordarmi quanto siamo impotenti di fronte alle forze della natura. Non possiamo chiudere gli occhi e dobbiamo pensare a dare il nostro contributo per salvaguardare il Pianeta. Bastano piccoli gesti.

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