IniziativeNotizie MondoTemperature

Al via la prima causa per racket climatico contro le lobby dei combustibili fossili

Alcuni comuni di Porto Rico hanno fatto causa alle compagnie di petrolio e carbone applicando la legislazione sul racket, originariamente destinata a combattere organizzazioni criminali come la mafia. L'accusa è quella di aver cospirato per ingannare il pubblico sul legame diretto tra i loro prodotti e i cambiamenti climatici.

Per la prima volta è stata intentata una causa contro l’industria dei combustibili fossili che applica la legislazione sul racket ai cambiamenti climatici.

A portare avanti una mossa così ambiziosa sono le comunità di Porto Rico che hanno subito la devastazione dell’uragano Maria nel settembre 2017. Solo a Porto Rico quasi 3 mila persone sono state uccise dall’uragano, che ha distrutto interi quartieri e messo in ginocchio la produzione agricola devastando le coltivazioni, soprattutto quelle del caffè.
Chi è sopravvissuto oggi chiama in causa le lobby dei combustibili fossili per le loro responsabilità in fatto di cambiamenti climatici, che a loro volta stanno provocando fenomeni estremi sempre più frequenti, intensi e letali.

I querelanti sono 16 comuni di Porto Rico, che per la prima volta chiedono di applicare contro le compagnie petrolifere e del carbone la legislazione sul racket, originariamente destinata a combattere organizzazioni criminali come la mafia. L’accusa – mossa contro le imprese, le loro associazioni di categoria e una rete di thinktank pagati, scienziati e altri operatori – è quella di aver cospirato per ingannare il pubblico sul legame diretto tra i loro prodotti e i cambiamenti climatici.
Secondo la causa le prove del complotto risalgono al 1989 quando gli imputati, tra cui ExxonMobil, Shell, BP e Rio Tinto, formarono la Global Climate Coalition (GCC) come «società senza scopo di lucro per influenzare, pubblicizzare e promuovere gli interessi dell’industria dei combustibili fossili fornendo informazioni false ai propri consumatori e al pubblico in generale».

L’accusa sostiene che la Global Climate Coalition fosse una vera e propria macchina di propaganda creata con l’obiettivo di contrastare il protocollo di Kyoto, e in generale tutti gli sforzi volti a combattere la crisi climatica. Secondo l’accusa dagli anni Novanta è stato portato avanti un elaborato piano d’azione finalizzato a fuorviare i consumatori convincendoli che il riscaldamento globale non si stava verificando e che, se anche fosse, non c’era consenso scientifico sul fatto che la colpa fosse dei combustibili fossili. Ancora oggi, i negazionisti della crisi climatica oppongono obiezioni molto simili.

«Porto Rico è uno dei luoghi più colpiti dai cambiamenti climatici nel mondo», ha spiegato Melissa Sims, consulente dello studio legale che si occupa dell’accusa, secondo quanto riferito dal Guardian. L’isola «è posizionata in modo così precario – colpita su tutti i fronti da uragani, mareggiate, ondate di calore, sbiancamento dei coralli – da essere il luogo perfetto per questo contenzioso sul clima», ha detto Sims.

Le ultime notizie:

I fiumi atmosferici, responsabili delle recenti alluvioni in California, si possono sviluppare anche in Italia. Ecco di cosa si tratta

Amazzonia, torna attivo il fondo contro la deforestazione

In Spagna, chi produce tabacco dovrà occuparsi di ripulire le strade dai mozziconi

Crisi climatica: la desolante situazione dell’Appennino senza neve

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

Articoli correlati

Back to top button