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Coralli a rischio, la situazione è tragica ma non tutte le speranze sono perdute: ecco cosa si può fare

Le barriere coralline, fondamentali per un quarto della vita marina e per diversi aspetti della vita dell'uomo, rischiano di scomparire: entro i prossimi vent'anni potremo perderne fino al 90%. Ma c'è chi lavora per salvarle, e alcuni progetti stanno dando risultati interessanti

Stiamo perdendo i coralli: un grido d’allarme arriva da tutte le barriere del mondo, dalle Maldive alle Hawaii, passando per le Filippine e l’Australia. Le barriere coralline stanno soffrendo: a rischio non solo ecosistemi unici e importantissimi, ma anche molti aspetti della vita dell’uomo.
Le barriere coralline proteggono le coste dall’erosione, sono dei veri e propri vivai per i pesci che peschiamo e ospitano il plancton, importante anche per la produzione dell’ossigeno che respiriamo. A livello globale, sono fondamentali per un quarto di tutta la vita marina.

La situazione è drammatica

Negli ultimi 20 anni abbiamo già perso la metà delle barriere coralline, e secondo un rapporto presentato lo scorso febbraio siamo destinati a perderne fino al 90% entro i prossimi 20 anni.

La causa principale è riscaldamento degli oceani, dovuto al rafforzamento del Niño ma soprattutto ai cambiamenti climatici di origine antropica. Tra i fenomeni che minacciano i coralli ci sono anche una pesca eccessiva e distruttiva, che influisce sull’equilibrio delle comunità della barriera corallina e la devasta con tecniche come esplosioni o strascico, uno sviluppo costiero insostenibile, l’inquinamento e perfino l’erosione, sia sulle coste che nell’entroterra, che determina un aumento dei sedimenti in grado di “soffocare” i coralli privandoli della luce necessaria alla loro sopravvivenza.

Il fenomeno dello sbiancamento dei coralli sta diventando sempre più intenso e frequente: per riprendersi da ogni singolo evento di questo tipo, la barriera corallina necessita di 10 anni. La situazione appare tragica, se si pensa che siamo destinati ad andare incontro ad anni ancora più difficili a causa del riscaldamento globale: ci si aspetta che entro il 2049 lo sbiancamento nei tropici si verifichi ogni anno, rendendo impossibile il recupero delle barriere coralline.
È anche in vista di questa prospettiva che le nazioni si sono impegnate a limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali: è un valore che dovrebbe permettere la sopravvivenza delle barriere coralline, ma il raggiungimento dell’obiettivo appare davvero arduo.

coralli barriera corallina
Crediti: NPS Climate Change Response

Salvare i coralli è difficile, ma non impossibile

Diverse realtà sono già impegnate nella protezione delle barriere coralline, e stanno mettendo in atto approcci differenti che in alcuni casi stanno dando risultati positivi, concedendo un po’ di speranza. In un recente approfondimento, il Guardian ha analizzato alcuni di questi tentativi.

In Honduras, per esempio, fanno ben sperare i risultati ottenuti dall’organizzazione Coral Reef Alliance, al lavoro per alleggerire la barriera corallina dal peso, almeno, delle attività umane. La pesca eccessiva è infatti un problema per la sopravvivenza di questi preziosi ecosistemi, e l’organizzazione sta collaborando con i pescatori della zona per proteggerli. In particolare, si cerca di fornire un’alternativa allo sfruttamento della barriera corallina: anche se la comunità non potrà mai rinunciare del tutto alla pesca, è possibile fornire alla popolazione metodi alternativi per trovare cibo e denaro. Coral Reef Alliance sostiene la barriera corallina finanziando gli acquisti di barche per pattugliare la zona protetta e aiutando a diversificare le fonti di reddito della comunità, in modo da renderla meno dipendente dallo sfruttamento di questi ecosistemi vulnerabili. L’organizzazione presenta anche alla popolazione i dati raccolti dagli scienziati, così da mostrare in modo evidente come gli stock ittici siano in aumento grazie alle loro azioni. Si sta inoltre occupando della riforestazione dell’entroterra, per ridurre l’afflusso di sedimenti verso il mare, e ha costruito un impianto per trattare le acque reflue. Il risultato è positivo anche per l’economia: la spiaggia pubblica di West End ha ricevuto il riconoscimento di spiaggia balneabile secondo gli standard statunitensi, per esempio. Rendere la popolazione meno dipendente dalla barriera corallina è importante anche per proteggerla nel caso in cui accada il peggio: dovrà abituarsi a sopravvivere senza i coralli, se si estingueranno.

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Crediti: Coral Reef Alliance

Anche nella Grande Barriera Corallina australiana, la più grande al mondo, si sta lavorando per la salvaguardia di questo ecosistema così importante. Ma la situazione è molto seria: in soli 5 anni qui si è persa la metà dei coralli. Le conseguenze pesano anche sull’industria del turismo, che in questa zona si stima dipenda dalla barriera corallina per il 90%.

Proprio il turismo viene coinvolto direttamente nella protezione dei coralli grazie a un progetto innovativo, che lo ha reso protagonista attivo nella cura della barriera corallina. Da quattro anni ha infatti preso piede un programma di coltivazione dei coralli, portato avanti dal professor David Suggett, che si basa sull’idea di accelerare il processo naturale con cui la barriera corallina si rigenera dopo eventi di sbiancamento. Frammenti di corallo vivo vengono infatti “trapiantati” da parti sane della barriera a strutture artificiali o a scheletri di corallo morto. In ogni immersione, i tour operator possono rapidamente trapiantare centinaia di frammenti di corallo, che poi si àncora naturalmente alla barriera e inizia a crescere entro un paio di mesi, rendendo estremamente più rapido un processo naturale che, altrimenti, richiederebbe diversi anni.

Studi recenti hanno dimostrato che i coralli stanno cercando di adattarsi anche autonomamente ai cambiamenti climatici, attraverso le migrazioni: sono apparsi infatti in zone più vicine ai poli, come in Giappone e nel sud dell’Australia, in luoghi che prima erano troppo freddi per ospitarli.
Nel frattempo sono al vaglio altre strategie volte a salvaguardarli, e soprattutto a proteggere l’umanità dalla loro estinzione: per esempio è allo studio una tecnologia di editing genetico che può produrre versioni geneticamente modificate, o anche la possibilità di impiantare in modo selettivo delle varietà di corallo in grado di resistere meglio al calore, inclusi dei polipi coltivati in laboratorio.

Valeria Capettini

Sono nata a Milano nel 1991 e sono da sempre appassionata di giornalismo e scrittura. Dal 2016 lavoro con Meteo Expert, un’esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha permesso di avvicinarmi all’affascinante mondo della meteorologia e della climatologia, offrendomi l’eccezionale opportunità di lavorare fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore. Dopo essermi diplomata al liceo classico, nel 2014 mi sono laureata in Lettere moderne con una tesi sul Giornalismo e sul ruolo dei social media in questo mondo. Nel 2017 mi sono laureata in Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse con una tesi sulla brand personality.

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