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Ritorno di fiamma per Venere: al via nuove missioni sul nostro pianeta “gemello”

Gli scienziati ritengono che Venere potrebbe nascondere importanti segreti su ciò che rende possibile la vita su un altro pianeta

Dopo vari anni al riparo dai riflettori, nell’ultimo periodo Venere è tornato ad attirare su di sé l’attenzione di scienziati e ricercatori. Ricco di acqua e molto simile alla Terra, Venere potrebbe risultare di fondamentale importanza nella ricerca di altri pianeti abitabili intorno a stelle remote. Ecco che, visto questo rinnovato interesse, è già in programma una missione ad hoc. Parliamo della missione promossa dall’Agenzia Spaziale Indiana (ISRO) che, fissata per il 2023, vedrà una sonda di ultima generazione immettersi nell’orbita di Venere. Subito dopo giungerà un’altra missione, stavolta firmata dalla NASA, mentre nel 2032 sarà l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) a mettere in campo i suoi mezzi e i suoi uomini. Dal canto suo l’Agenzia Spaziale Russa (ROSCOSMOS) sta mettendo tutte le proprie energie sul lavoro inerente una missione che potrebbe partire tra il 2026 e il 2033.

Venere

Venere è il secondo pianeta del Sistema Solare per distanza dal Sole. Esso è conosciuto fin dalla preistoria; infatti è molto brillante e si può vedere facilmente ad occhio nudo, al massimo della sua luminosità (è addirittura 12 volte più brillante di Sirio, la stella più luminosa del nostro cielo). L’orbita di Venere consente al pianeta di essere visibile in cielo nelle vicinanze del Sole, in certi periodi all’alba e in altri al crepuscolo. Per questo gli antichi ritenevano si trattasse di due pianeti distinti: Lucifero quello del mattino, Vespero quello della sera. Proprio grazie alla sua lucentezza, questo pianeta è stato dedicato a Venere, dea della bellezza e dell’amore.

Il pianeta deve la sua luminosità non solo alla sua vicinanza al Sole, ma anche al fatto che è il pianeta più vicino alla Terra, quindi il più visibile. Inoltre il pianeta riflette il 70% della luce che riceve dal Sole: la sua albedo è la più alta di tutto il Sistema Solare. L’atmosfera di Venere risulta molto densa e calda, e i suoi strati superiori sono formati da una spessa coltre di nubi. L’atmosfera è composta per il 96% di anidride carbonica e per il 4% di azoto, con tracce di biossido di zolfo, argon e vapore acqueo. La temperatura al livello del suolo è compresa tra 446 °C e 482 °C, cosa che, al suolo, rende possibile la fusione di metalli come piombo e stagno. Per questo Venere ha da sempre la fama di pianeta decisamente inospitale.

Dal punto di vista “estetico”, ossia da quello delle caratteristiche fisiche, Venere è invece molto simile alla Terra: non a caso, da molti viene considerato un nostro “gemello”. È molto probabile che i nostri due pianeti abbiano la stessa struttura interna: un nucleo ferroso di circa 3.000 km di diametro e un mantello roccioso ed una crosta esterna dello spessore di circa 100 km.

Le missioni

Torniamo, pertanto, al rinnovato interesse nei confronti di Venere. Trattandosi, come detto, di un pianeta decisamente “inospitale”, finora le missioni su di esso sono state ben poche. Negli ultimi 65 anni, a fronte delle ben 11 sonde inviate dalla NASA intorno a Marte (8 giunte sin sulla sua superficie), soltanto due (Pioneer e Magellano) sono state invece mandate nell’orbita di Venere: negli ultimi 15 anni, peraltro, le missioni sono state pari a zero. Inviare uomini lassù, d’altra parte, era evidentemente impossibile. Il nuovo interesse destato da Venere nell’ultimo periodo ha motivazioni diverse. Innanzitutto, il pianeta potrebbe contenere preziose informazioni che ci permetterebbero di capire cosa, realmente, rende un pianeta abitabile: non dimentichiamo che, come sottolineato poc’anzi, Venere è fisicamente del tutto simile alla Terra.

L’”inghippo”, per il quale il nostro gemello in realtà è così inospitale, potrebbe avere un’origine molto lontana. 750 milioni di anni fa, per la precisione. È allora che Venere, sul quale l’acqua sarebbe esistita per 3 miliardi di anni, sarebbe diventato un pianeta “infernale”. Forse è proprio questa sua storia particolare che determina un acceso interesse, ai giorni nostri, da parte degli scienziati. Ne è convinta soprattutto Adriana Ocampo, responsabile dei Programmi Scientifici della NASA a Washington DC, che sottolinea: «Venere ha un ruolo chiave nel comprendere meglio perché la vita si è evoluta così bene qui sulla Terra. Sono stati scoperti oltre 4.000 pianeti al di fuori del nostro sistema solare, molti dei quali sono molto simili alla Terra e a Venere: capire perché questi ultimi si siano evoluti in modo così diverso è fondamentale per cercare la vita lontano da noi».

Il futuro

A bordo della prima missione su Venere, la Shukrayaan-1 indiana, vi sarà una dozzina di strumenti, tra cui un radar che consentirà di ottenere una mappatura dettagliata della superficie. Lo scopo sarà quello di mappare il pianeta. L’ultima missione, avviata con questo stesso scopo, fu Magellano, un progetto targato NASA: circa 30 anni fa si ottennero immagini eccezionali per l’epoca (con una risoluzione di 10-20 km per pixel), ma in grado di fornire soltanto una visione sfocata della superficie di Venere. Con la nuova missione si vuole poi capire se oggi su Venere sia presente una “tettonica a zolle”, elemento molto importante ai fini di uno sviluppo della vita (sulla Terra la tettonica ha determinato un deciso vulcanismo che, a sua volta, ha prodotto moltissima anidride carbonica, con la conseguenza di mantenere, tramite l’effetto serra, un clima caldo sulla superficie terrestre). Per quanto riguarda le missioni NASA, una di queste dovrebbe scendere a circa 250 metri dalla superficie (DAVINCI (Deep Atmosphere Venus Investigation of Noble gases, Chemistry, and Imaging)), permettendo di osservare in modo accurato gli eventuali segni di questa possibile attività geologica. Un’altra missione dovrebbe invece effettuare l’analisi della composizione dell’atmosfera del pianeta (CubeSat UV Experiment (CUVE)). Entro la fine del 2019 sapremo, forse, quali tra le possibili missioni verranno scelte dalla NASA per essere messe in atto e per tornare, nella prima metà degli anni venti di questo secolo, nell’orbita o sulla superficie dell’affascinante pianeta Venere.

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Anna Maria Girelli Consolaro

Giornalista e conduttrice televisiva, Anna Maria dal febbraio 2010 lavora per Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995). Sin dall’infanzia è profondamente interessata e attratta da tutto quel che riguarda la natura e l’ambiente. Per questo, tra le sue grandi passioni, ci sono gli sport all’aria aperta e i viaggi. La sua attività giornalistica è sempre stata dedicata al settore delle eccellenze italiane e, su questo tema, ha condotto oltre 20 trasmissioni televisive, di cui è stata anche autrice. Moderatrice di convegni e conduttrice di eventi, per circa dieci anni Anna Maria ha scritto sulle pagine venete del Corriere della Sera.

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