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È finita la PreCOP di Milano: tracciata la strada per Glasgow

La rotta passa da ambizione, trasparenza e finanza climatica, ma dai tavoli di Milano emerge soprattutto una consapevolezza comune: "dobbiamo fare di più"

Si sono chiusi i lavori della PreCOP, la conferenza che ha riunito a Milano i leader di 50 paesi con lo scopo di confrontarsi su diverse importanti tematiche relative al clima e dare una concreta spinta in avanti all’agenda dell’azione climatica in vista della COP26, che si svolgerà nella scozzese Glasgow a partire dal 31 ottobre.

A chiudere ufficialmente queste intense giornate di lavoro per il clima è stata una conferenza stampa tenuta dal ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e il presidente designato della COP26 Alok Sharma.

Sharma ha descritto il confronto di queste giornate come “molto costruttivo” e ha identificato i punti chiave che sono emersi dai tavoli dei negoziati.

Il primo è una consapevolezza profonda che stiamo vivendo un momento cruciale per il clima, e l’appuntamento di Glasgow, per cui questa densa settimana milanese ha avuto una funzione preparatoria, sarà decisivo.

Un altro elemento emerso chiaramente dai lavori della diplomazia del clima è che dobbiamo fare di più per mantenere a portata di mano l’obiettivo di 1.5°C, ha detto Sharma, e soprattutto sarà fondamentale l’impegno delle nazioni del G20, responsabili delle maggiori emissioni.

clima sharma cingolani

Tra i temi di cui si è discusso c’è la centralità di trasparenza e accountability, fondamentali, ha detto Sharma, anche per garantire un clima di fiducia. La questione è da tempo sui tavoli dei negoziati sul clima: se n’era parlato anche nella scorsa primavera ai negoziati intermedi in vista della COP26, quando tuttavia non si erano fatti passi avanti. Come aveva spiegato il policy advisor di Italian Climate Network Jacopo Bencini, la discussione a giugno si era arenata “con il riproporsi delle consolidate dinamiche tra chi, avendone le possibilità finanziarie e tecniche, propone complessi sistemi di rendicontazione e chi, dall’altra parte, invoca quei trasferimenti di finanze e tecnologia che potrebbero fornire anche a chi è più indietro capacità altrimenti impossibili da reperire a livello nazionale”. Dovremo aspettare l’appuntamento scozzese per sapere se, sotto questo punto di vista, si stia muovendo davvero qualcosa.

Il presidente designato della COP26 ha toccato anche un altro punto decisamente caldo, quello del supporto finanziario che va garantito ai paesi più poveri e vulnerabili.
In questo ambito, Sharma ha parlato della spinosa questione dei 100 miliardi di dollari che erano stati promessi da parte dei paesi più benestanti: ha detto che si tratta di un impegno da rispettare, ma che non può essere sufficiente. È necessario che il supporto finanziario che dovranno assicurare le nazioni sia affiancato da un maggiore coinvolgimento e da una più concreta collaborazione del settore privato. Il tema poco prima era stato già menzionato anche dall’inviato speciale per il clima degli Stati Uniti John Kerry, che aveva evidenziato come la stabilità minata dalla crisi climatica sia fondamentale anche per le aziende e le realtà private.

Alok Sharma ha infine parlato di Youth4Climate, l’evento organizzato dal governo italiano che ha visto la partecipazione di circa quattrocento giovani giunti da tutto il mondo, elogiando l’energia che hanno saputo trasmettere i giovani. “Dobbiamo sempre tenere le voci dei giovani nelle nostri menti“, ha avvertito.

Su Youth4Climate è intervenuto anche Cingolani, il cui ministero ha organizzato l’evento iniziando i lavori sotto la guida del predecessore Costa. “Farò il possibile per far sì che questo diventi un evento ricorrente – ha detto Cingolani – e permettere ai giovani di accedere ai tavoli dei decisori politici”.

Tra i temi su cui i leader sono entrati più nel dettaglio c’è l’abbandono dei combustibili fossili, che i giovani di Youth4Climate avevano chiesto di portare a termine entro il 2030. Ma alle domande dei giornalisti né il ministro né Sharma hanno risposto con maggiori dettagli sulle tempistiche in cui sarà effettivamente possibile effettuare il phase-out definitivo richiesto dai giovani.
I leader hanno comunque sottolineato che la politica cercherà di disincentivare “qualsiasi investimento in ricerca ed estrazione di fossili”. Per la transizione è tuttavia necessario che per un po’ le rinnovabili e i combustibili fossili coesistano, ha specificato Cingolani, “ma la strada è chiara”.

Terminati i negoziati di Milano adesso si guarda a Glasgow, ma i leader assicurano che anche le prossime settimane saranno dense di lavoro per portarsi il più possibile avanti prima della COP26. Tra gli appuntamenti più vicini ci sarà anche quello di Roma con il G20, che potrà far emergere nuove novità e contribuirà a tenere accesi i riflettori sul clima.

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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