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Tassonomia UE: la transizione verde apre al nucleare?

Non è ancora chiaro se il nucleare sarà incluso nella Tassonomia europea delle attività sostenibili. Il suo futuro, almeno in Europa, dipende da tale decisione

Le analisi non hanno rivelato alcuna evidenza su base scientifica che l’energia nucleare arrechi più danno alla salute umana o all’ambiente rispetto ad altre tecnologie di produzione elettrica già incluse nella Tassonomia come attività supportanti la mitigazione del cambiamento climatico.

È quanto affermato dal nuovo report del Joint Research Centre (JRC – il servizio scientifico interno della Commissione Europea) sull’impatto ambientale del nucleare. Cerchiamo di capire quali saranno le conseguenze di questa affermazione e in che contesto va ad inserirsi.

La Tassonomia europea

Quando parliamo di “Tassonomia europea” ci riferiamo ad una “Tassonomia delle attività sostenibili”, ovvero un sistema di classificazione di ciò che può essere considerato sostenibile (dal punto di vista del clima, dell’inquinamento, della biodiversità, delle acque e della circolarità) e ciò che non può esserlo.

La tassonomia si pone come uno strumento utile in generale ad orientare la transizione verde delle imprese e degli Stati; in particolare dovrebbe agevolare lo spostamento efficace degli investimenti verso attività sostenibili, che permetta di evitare il greenwashing e fornisca garanzia di sicurezza rispetto ai rischi climatici. Questo sistema è considerato fondamentale anche alla luce dei requisiti connessi ai finanziamenti del Green Deal e del Next Generation EU.

La Commissione Europea deve ancora in parte stabilire i criteri tecnici specifici per la classificazione e, in particolare, non è ancora chiaro se il nucleare sarà incluso nella tassonomia. Secondo i principi della tassonomia, infatti, per poter essere considerata sostenibile un’attività economica dovrebbe “contribuire sostanzialmente a uno o più degli obiettivi ambientali preposti” (ad esempio mitigazione dei cambiamenti climatici o protezione degli ecosistemi) e allo stesso tempo “non causare danni significativi ai restanti” (criterio del “do no significant harm”).

Criterio del “do no significant harm”: nell’ambito dei principi della Tassonomia europea, indica che le attività qualificate non devono causare danni significativi ad alcuno dei sei obiettivi ambientali preposti (mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione dell’acqua e delle risorse marine, transizione ad un’economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione degli ecosistemi).

Alcuni paesi, quali Austria e Germania, ritengono che il problema dei rifiuti radioattivi ponga automaticamente il nucleare fra le attività che non rispettano tale principio. Altri sostengono invece l’importanza del contributo che il nucleare potrebbe portare al primo fra gli obiettivi: la mitigazione del cambiamento climatico. “Lo sviluppo del settore nucleare nella EU è contestato da alcuni Stati Membri nonostante il suo indispensabile contributo nel combattere il cambiamento climatico, così come il paniere di sinergie non ancora sfruttate fra le tecnologie nucleari e rinnovabili”: si legge in una lettera inviata pochi giorni fa alla Commissione Europea dal presidente francese Macron e dai primi ministri di Polonia, Ungheria, Romania, Slovacchia, Slovenia e Repubblica Ceca.

Anche il “Gruppo di Esperti Tecnici” (TEG) nominato dalla Commissione per stabilire i requisiti per le attività che rispettino i principi della tassonomia non è riuscito a giungere ad una conclusione riguardo al nucleare, in particolare in considerazione della mancanza di “esperienza operativa” rispetto a siti di stoccaggio permanente dei rifiuti radioattivi ad alta attività (costituiti soprattutto da combustibile esausto). La Commissione Europea ha dunque deciso di analizzare più a fondo la questione del “danno significativo” che il nucleare causerebbe ad alcuni degli obiettivi ambientali, con enfasi sulla gestione dei rifiuti radioattivi, commissionando al JRC un report tecnico proprio su questo tema.

Il report dal titolo “Analisi tecnica dell’energia nucleare rispetto al criterio ‘do no significant harm’ del Regolamento (EU) 2020/852 (‘Regolamento sulla Tassonomia’)”, è stato pubblicato il 29 marzo.

Il report JRC nel dettaglio

Previo il rispetto di tutte le norme pertinenti, il report JRC afferma che il nucleare è compatibile con il principio del “do no significant harm”. In particolare: “il confronto degli impatti di diverse tecnologie di generazione elettrica (ad esempio petrolio, gas, rinnovabili e energia nucleare) sulla salute umana e sull’ambiente […] mostra che gli impatti dell’energia nucleare sono per la maggior parte comparabili con l’idroelettrico e le rinnovabili, per quanto riguarda gli effetti non radiologici”. Rispetto invece ai potenziali impatti radiologici, il report JRC riporta che “relative analisi dimostrano che misure appropriate per prevenire l’accadimento degli impatti potenzialmente dannosi o per mitigare le loro conseguenze possono essere implementate utilizzando tecnologie esistenti a costi ragionevoli”.

I processi per lo smaltimento dei rifiuti a bassa radioattività sarebbero “robusti”. Anche riguardo alla gestione dei rifiuti ad alta attività, che più di altre questioni aveva preoccupato il TEG, il report JRC esprime un parere positivo: “Attualmente, c’è un ampio consenso scientifico e tecnico sul fatto che lo smaltimento di rifiuti radioattivi ad alta attività e di lunga durata in formazioni geologiche profonde è, allo stato di conoscenza attuale, considerato un modo appropriato e sicuro di isolarli dalla biosfera per tempi scala molto lunghi”.

Tale soluzione è paragonata alla tecnologia di cattura e sequestro del carbonio (CCS), già inclusa nella tassonomia. Le sfide connesse allo smaltimento di lungo termine in strutture geologiche possono, secondo la JRC, essere “adeguatamente gestite” in entrambi i casi, pur riconoscendo che “in termini di implementazione pratica, non esiste attualmente alcun processo di smaltimento geologico in funzione per l’anidride carbonica o per i rifiuti radioattivi”. Tuttavia “Finlandia, Svezia e Francia sono in uno stato avanzato di implementazione delle loro infrastrutture nazionali di smaltimento geologico in profondità, che ci si aspetta entrino in funzione entro questo decennio”. Non solo, “la sicurezza dello smaltimento dopo la chiusura della struttura è dimostrata da un processo robusto e affidabile” di simulazione che conferma che il rischio è mantenuto nei limiti in tutte le circostanze anche “in assenza di controllo e monitoraggio diretto dell’uomo”.

Il report conferma anche che le emissioni climalteranti connesse all’intero ciclo di vita della produzione elettrica nucleare sono comparabili a quelle di eolico ed idroelettrico. La produzione di altri inquinanti è comparabile o minore rispetto a solare ed eolico e lo stesso vale per gli altri indicatori ambientali riguardanti, ad esempio, le acque, con una occupazione del territorio significativamente minore. L’impatto sulla salute umana è riportato essere comparabile a quello dell’eolico offshore e il tasso di fatalità connesse ad incidenti è minore solamente per il solare.

Il potenziale impatto della Tassonomia sul settore dell’energia nucleare

Dato questo risultato ampiamente positivo, Foratom, l’organizzazione europea dell’industria del nucleare, ha richiesto alla Commissione di chiarificare come e quando includerà il nucleare nella Tassonomia. Secondo i passaggi preannunciati, però, il report del JRC dovrà essere revisionato da due ulteriori gruppi di esperti (di radioprotezione e gestione dei rifiuti prima e di impatti ambientali poi) e non è ancora chiaro quale sarà l’iter decisionale successivo.

Tale incertezza preoccupa non poco i principali attori dell’energia nucleare. Dati gli alti costi per la costruzione di un impianto e il lungo tempo intercorrente fra l’investimento e l’inizio della produzione (e quindi i guadagni), il nucleare è fortemente dipendente dalla disponibilità di finanziamenti e dal valore dei tassi di interesse.

Le aziende che rientreranno nella Tassonomia avranno accesso a finanziamenti a tassi di interessi più bassi. Non solo, nuove regole europee per la concessione di sostegni statali potrebbero potenzialmente legarli ai settori compresi nella Tassonomia, e spesso anche gli investimenti privati per nuovi progetti nucleari sono concessi solo in presenza di forti garanzie finanziarie e aiuti da parte degli Stati. Altri organi internazionali di definizione degli standard di investimento sostenibile potrebbero, inoltre, seguire l’esempio europeo.

Insomma, non rientrare nella Tassonomia sarebbe un problema assai rilevante per il settore, soprattutto vista la competizione con le rinnovabili, che richiedono investimenti e tempi di realizzazione enormemente più contenuti. Già in una nota del 2019, l’agenzia di rating S&P dichiarava: “Vediamo scarse motivazioni economiche per la costruzione di nuovo nucleare negli USA o in Europa Occidentale, a causa del rilevante inasprimento dei costi e della maggiore convenienza delle rinnovabili”.

 

 

Il report JRC è disponibile a questo link.

 

Elisa Terenghi

Nata a Monza nel 1994, mi sono laureata in Fisica del Sistema Terra presso l’Università di Bologna nel marzo 2019, conseguendo anche l’Attestato di formazione di base di Meteorologo del WMO. Durante la tesi magistrale e un successivo periodo come ricercatrice, mi sono dedicata all’analisi dei meccanismi di fusione dei ghiacciai groenlandesi che interagiscono con l’oceano alla testa dei fiordi. Sono poi approdata a Meteo Expert, dove ho l’occasione di approfondire il rapporto fra il cambiamento climatico e la società, occupandomi di rischio climatico per le aziende.

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