A metà settembre la siccità in Europa resta stabile ma critica nella maggior parte del continente. È il quadro dell’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio europeo sulla siccità (EDO), il servizio Copernicus gestito dal JRC, che segnala condizioni di allerta dalla Francia alla Germania, dal Benelux all’Italia, con temperature ancora sopra la media. Dopo mesi di caldo estremo e piogge scarse, il conto per fiumi, agricoltura, energia ed ecosistemi è ormai evidente.
La mappa di metà settembre
L’EDO classifica la siccità su tre livelli: watch (piogge sotto il normale), warning (calo dell’umidità del suolo) e alert (i due fenomeni persistono e la vegetazione mostra stress visibile, con effetti sulle colture).
Allerta (livello più grave): Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania, Scandinavia meridionale, Italia settentrionale e meridionale, Austria orientale, gran parte del medio bacino del Danubio e Balcani settentrionali, con piccole aree anche in Penisola Iberica, Regno Unito e Ucraina.
Warning: Francia, ampie zone della Germania, Danimarca, Benelux, Regno Unito, Irlanda, Alpi, diverse aree dell’Italia, Balcani ed Europa centro-orientale.
Watch: in comparsa nella Penisola Iberica centrale, presente anche nel nord-est iberico, nella Germania settentrionale e nell’Italia centro-meridionale.
All’inizio di settembre c’era stato un lieve miglioramento: l’estensione delle aree in allerta si era ridotta leggermente nel sud della Francia e nel nord dell’Italia. Ma il giudizio del JRC non cambia: condizioni critiche quasi ovunque.
Metà dell’Europa in siccità
Secondo l’ultimo confronto pubblicato dal JRC, riferito alla fine di luglio, il 50% del territorio dell’Unione europea e del Regno Unito era in siccità a un qualche livello, e il 9% in allerta. Nello stesso periodo del 2018 e del 2022, due anni eccezionali, la quota era stata rispettivamente del 54% e del 60%. Le aree in allerta, quest’anno, sono appena inferiori a quelle del 2022 (11%) e ben superiori a quelle del 2018 (3%). Il motore principale è stato la scarsità di precipitazioni. Le carenze più forti si sono osservate nella Germania meridionale, sulle Alpi, nella Francia centrale e nell’Ucraina occidentale, con deficit prolungati anche su ampie aree di Italia e Regno Unito. Il JRC sottolinea che la siccità si è accumulata dall’inizio della primavera, aggravata da una sequenza di ondate di calore alimentate dal riscaldamento globale. Ad agosto, secondo Copernicus, i quattro grandi fiumi europei (Loira, Po, Reno e Danubio) hanno toccato livelli record di magra. A luglio, a Colonia, il Reno è sceso a 74 centimetri. Le previsioni del sistema europeo di allerta alluvioni (EFAS) indicavano per agosto portate da basse a estremamente basse in molti bacini di Francia, Alpi ed Europa orientale.
Raccolti: l’estate cancella le colture estive
Il bilancio agricolo, pubblicato dal JRC il 28 settembre, è netto. Luglio e agosto hanno visto un numero insolitamente alto di giorni sopra i 35 °C e di notti tropicali, con minime non inferiori ai 20 °C. In ampie zone di Spagna, Francia e Italia i giorni sopra i 35 °C sono stati oltre 15 in più del normale. Il caldo ha accelerato lo sviluppo delle piante: in alcune delle aree più colpite il mais è arrivato a maturazione fino a tre settimane prima del solito, con meno tempo e meno risorse per formare chicchi, tuberi e pannocchie.
Le colture invernali, già concluse prima del picco di caldo, sono rimaste vicine alla media degli ultimi cinque anni. Le colture estive no. Le previsioni di resa MARS del JRC per l’UE a settembre indicano:
| Coltura | Resa rispetto alla media quinquennale |
|---|---|
| Soia | −15% |
| Mais fresco (verde) | −14% |
| Mais da granella | −8% |
| Barbabietola da zucchero | −11% |
| Patate | −7% |
Sulla produzione totale l’impatto sarà ancora maggiore, perché in alcune delle zone più colpite i danni sono tali che la raccolta non è più economicamente conveniente e i campi sono stati abbandonati. In alcuni casi si è arrivati alla perdita totale del raccolto.
Dopo un buon avvio di stagione, la crescita dei prati è crollata in gran parte dell’Europa occidentale e centrale, fermandosi del tutto in alcune regioni. Con meno pascolo, meno fieno per l’inverno e un mais da foraggio in peggioramento, la disponibilità di mangimi si è ridotta in modo sostanziale e alcuni allevatori hanno dovuto diminuire i capi.
La siccità ha smesso di essere solo un tema agricolo. Secondo il JRC, alte temperature e fiumi bassi hanno ridotto la produzione di energia, compresa quella nucleare in Francia. Nel bacino del Po lo stress idrologico è stato severo. In Ungheria e Romania i livelli critici del Danubio hanno compromesso navigazione, approvvigionamento idrico e attività agricole. Le magre di Danubio e Reno hanno ridotto in modo marcato idroelettrico e nucleare.