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La Russia blocca la risoluzione Onu per inserire il clima tra le cause di conflitti e instabilità

Arriva il veto della Russia per bloccare la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che inserisce il la crisi climatica tra le cause di conflitti e instabilità.
La risoluzione è in discussione da molti mesi e per la prima volta avrebbe definito il cambiamento climatico una minaccia per la pace. La bozza, che ha goduto di ampio sostegno, avrebbe notevolmente ampliato i criteri utilizzati per giustificare l’intervento nei conflitti armati in tutto il mondo.

La bozza di risoluzione era stata presentata da Irlanda e Niger e avrebbe obbligato l’organismo composto da 15 membri a includere il cambiamento climatico come fattore relativo a “qualsiasi causa alla radice del conflitto o moltiplicatori di rischio”. Il segretario generale avrebbe anche dovuto stilare rapporti regolari su come affrontare i rischi del cambiamento climatico nella prevenzione dei conflitti.

Il voto sulla risoluzione ha visto 12 membri a favore con invece Russia e India contrarie. La Cina si è astenuta. Dato che la Russia è uno dei cinque membri permanenti del consiglio che esercitano il veto, il suo voto negativo ha bloccato il passaggio.

“Posizionare il cambiamento climatico come una minaccia per la sicurezza internazionale distoglie l’attenzione del Consiglio da ragioni autentiche e profondamente radicate di conflitto nei paesi all’ordine del giorno del Consiglio”, ha affermato l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vassily Nebenzia

Il ruolo del cambiamento climatico nei conflitti armati è sotto gli occhi di tutti. La siccità e la desertificazione aggravate dai cambiamenti climatici in Mali, Niger e in altre parti dell’Africa, ad esempio, sono ritenute parte integrante delle lotte per acqua, cibo, terreni agricoli e pascoli. Tutto ciò può portare a violenza e instabilità.

Crisi climatica e conflitti: il caso emblematico della guerra in Siria

Uno studio del 2019 condotto dall’International Institute for Strategic Studies (IISS) ha evidenziato come i conflitti aumenteranno con il progredire della crisi ambientale.
L’indagine ha sottolineato, ad esempio, che anche la guerra in Siria sia stata favorita dagli effetti dei cambiamenti climatici.

L’insurrezione del 2011 contro il presidente Bashar al-Assad, trasformatasi poi in una lunga guerra civile, è stata preceduta dalla siccità più profonda e prolungata che il Paese abbia mai vissuto negli ultimi 500 anni. La siccità ha contribuito ad alimentare la migrazione verso le grandi città, che a sua volta ha esacerbato i problemi sociali che hanno causato i disordini. La siccità ha causato il fallimento del 75% delle aziende agricole siriane e la perdita dell’85% del bestiame tra il 2006 e il 2011, secondo i dati diffusi dalle le Nazioni Unite. Il crollo dei raccolti ha costretto quasi 1 milione e mezzo di siriani a migrare verso i centri urbani, come Homs e Damasco.

Redazione

Redazione giornalistica composta da esperti di clima e ambiente con competenze sviluppate negli anni, lavorando a stretto contatto con i meteorologi e i fisici in Meteo Expert (già conosciuto come Centro Epson Meteo dal 1995).

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