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La crisi climatica è una minaccia: si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Dalle migrazioni passando anche per vere e proprie guerre, i cambiamenti climatici comportano molti rischi per la sicurezza

I rischi legati ai cambiamenti climatici entrano nell’agenda del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si riunirà nel pomeriggio di oggi, 23 febbraio, proprio per discutere di “Clima e Sicurezza”.

Il programma del mese di febbraio prevede infatti che il Consiglio si focalizzi su quelle che la presidente Barbara Woodward ha indicato come le tre C (Clima, Covid-19 e Conflitti), e la seduta di oggi sarà dedicata proprio alla valutazione dei rischi che i cambiamenti climatici comportano per la sicurezza. Alla guida del Consiglio di Sicurezza per questo mese c’è il Regno Unito, e la riunione di oggi sarà presieduta dal Primo Ministro britannico Boris Johnson, che citando il Segretario generale dell’ONU ha affermato che «fare pace con la natura è una missione decisiva per il ventunesimo secolo». La seduta di oggi vedrà anche la partecipazione – virtuale – del presidente francese Emmanuel Macron e dell’americano John Kerry, inviato speciale per il clima dell’amministrazione Biden.

A partire dalle 14:30, la seduta sarà trasmessa in diretta su YouTube:

Negli ultimi anni gli esperti militari hanno più volte avvertito che i cambiamenti climatici comportano una vasta gamma di rischi per la sicurezza, comprese una corsa all’accaparramento delle risorse naturali e la possibilità di instabilità politica dovuta a problemi come le alluvioni o la devastazione dei raccolti. Tra le conseguenze, anche un maggiore rischio di guerre e l’aumento dei migranti climatici.

Come ha riportato Bloomberg, Boris Johnson ha sottolineato che i cambiamenti climatici rappresentano «una grave minaccia per la pace e la sicurezza globali». Il giornale americano ha riportato anche alcuni estratti delle osservazioni che il Prime Minister avrebbe preparato per la riunione di oggi, in cui si afferma che «a differenza di molte questioni trattate dal Consiglio, questa (la minaccia dei cambiamenti climatici, ndr) è una di quelle che sappiamo esattamente come affrontare». Secondo le informazioni trapelate dal suo ufficio, Johnson sottolineerà anche quanto la cooperazione internazionale sia importante per affrontare questa crisi, invitando in particolare le nazioni più benestanti a supportare quelle meno fortunate anche dal punto di vista economico: «aiutando i paesi vulnerabili ad adattarsi ai cambiamenti climatici e riducendo le emissioni globali allo zero netto, proteggeremo non solo la ricca biodiversità del nostro pianeta, ma anche la sua prosperità e sicurezza».

Cambiamenti climatici e sicurezza, il nodo dei finanziamenti

Nel 2009, al vertice Onu di Copenaghen, si era stabilito che entro il 2020 i paesi sviluppati avrebbero dovuto fornire finanziamenti per 100 miliardi di dollari all’anno, finalizzati proprio a far fronte all’emergenza climatica. Tuttavia gli ultimi dati mostrano che nel 2018 erano stati raggiunti solo 78,9 miliardi di dollari, e gli osservatori hanno evidenziato un rallentamento su cui probabilmente hanno influito anche le dichiarazioni dell’ex presidente USA Donald Trump relative alla volontà di abbandonare l’Accordo di Parigi.

Dopo oltre un decennio è emerso non solo che le risorse messe a disposizione dagli Stati benestanti non sono sufficienti a raggiungere la somma che ci si era preposti, ma anche – come ha evidenziato nello scorso autunno l’Ocse nel rapporto “Finanziamento climatico fornito e mobilitato dai Paesi sviluppati nel 2013-2018” – che la maggior parte del denaro viene erogato sotto forma di prestiti.

Ci sono criticità anche dal punto di vista di come questi finanziamenti vengono utilizzati. L’Accordo di Parigi prevede di destinarli a interventi di mitigazione (che comprendono per esempio un taglio delle emissioni che eviti un ulteriore aumento delle temperature) ma anche all’adattamento, finalizzati cioè ad affrontare le conseguenze della crisi climatica già in atto, cercando insomma di limitare i danni.

Secondo quanto riporta l’Ocse, nel 2018 circa il 70 per cento del finanziamento complessivo per il clima è stato destinato alla mitigazione dei cambiamenti climatici e solo il 21% è stato dedicato all’adattamento.
È un problema, soprattutto considerando che sono proprio i Paesi meno sviluppati – quindi quelli a cui dovrebbero arrivare i finanziamenti – a pagare le conseguenze più gravi e devastanti della crisi climatica. Il risultato è stato che i Paesi meno sviluppati hanno ricevuto solo il 14% della quota totale, e i piccoli stati insulari in via di sviluppo hanno visto arrivare solo il 2 per cento dei finanziamenti messi a disposizione.

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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