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Recovery fund e crescita verde, un’opzione per risollevare l’economia

All’inizio del 2020, in occasione del World Economic Forum di Davon, gli esperti dell’economia mondiale dichiararono che con i cambiamenti climatici è a rischio oltre la metà del Pil globale, qualche mese dopo, una pandemia ha investito le vite e le economie degli stati di tutto il mondo. Così le crisi a minaccia dell’economia e della società sono diventate due: una sanitaria e una climatica; per costruire un futuro sostenibile, le politiche per la ripresa economica, dovranno tenere conto di entrambe.

A seguito di misure stringenti di lockdown per il contenimento della crisi sanitaria, oggi, almeno in Europa si parla di misure di ripresa dalla crisi: piani di recupero e di investimento sono oggetto di discussione sui tavoli dei negoziati nazionali ed internazionali. In Europa si parla di recovery fund, un fondo con il compito di emettere recovery bond, con garanzia nel bilancio UE, che implica una condivisione del rischio da parte di tutti gli stati membri, in ottica futura e senza una vera mutualizzazione del debito passato. Il fondo di recupero ammonta ad una cifra inedita nella storia delle politiche dell’Unione, 750 miliardi di euro da distribuire nei paesi membri, in aggiunta ai fondi del bilancio Ue 2021-2027 pari a circa 1.100 miliardi di euro. Questo è un piano di intervento senza precedenti, il nuovo di ripresa prende il nome di “Next generation EU”; per reperire i 750 miliardi verrà fatta una emissione comune di bond e alla scadenza dei titoli (a lunga scadenza) emessi il ripagamento spetterà alla Commissione europea e, significativamente, non ai singoli paesi membri.

E’ chiaro dunque quanto l’investimento e la creazione di un “debito comune” per la ripresa dei singoli stati e della comunità sia sostanzioso, ne consegue che sarà fondamentale, quando arriveranno i fondi, avere già ben chiaro come utilizzarli; tra le ipotesi di impiego c’è anche quella di intraprendere strategie e investimenti di rilancio considerabili “green”. E’ noto che per anni i concetti di prosperità economica e di regolamentazione ambientale hanno viaggiato spesso su due rette parallele ma, le nuove consapevolezze sulle grandi sfide globali stanno facendo maturare una nuova narrazione che lega sempre di più una crescita economica duratura e virtuosa a strategie verdi e in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

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Con l’obiettivo di integrare produttività economica, crescita verde e sviluppo inclusivo, l’OCSE ha prodotto un documento contenente la proiezione di un quadro politico attuabile a livello nazionale per migliorare il benessere nel contesto dello sviluppo sostenibile.

Secondo lo studio dell’OCSE, non affrontare a livello politico e di governance un cambio di modello di business, causerà gravi ripercussioni sul clima, sulle risorse naturali e sugli ecosistemi in cui le attività produttive operano e che ne provocherebbero danni a catena. Si introduce dunque il fattore sostenibilità, ovvero: favorire la crescita e lo sviluppo economico, garantendo nel contempo che le risorse naturali continuino a fornire le risorse e i servizi ambientali su cui si basa il nostro benessere, invertendo la rotta degli attuali modelli di crescita economica che continuano a erodere il capitale naturale.

L’inversione di rotta è fondamentale per le prospettive di crescita future, perché sta diventando sempre più costoso sostituire il capitale fisico con il capitale naturale e perché il cambiamento non segue necessariamente una traiettoria regolare e prevedibile. Tradotto in esempi pratici, con una minore disponibilità di risorse idriche, bisognerà costruire più infrastrutture per il trasporto (aumento dei costi), con una minore disponibilità di acqua, affrontare una nuova pandemia potrebbe essere più complesso e meno equo (minore adattabilità e resilienza agli shock) e una specie animale o vegetale, potrebbe estinguersi molto più rapidamente della tendenza alla diminuzione finora osservata (traiettoria irregolare e non prevedibile).

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E’ possibile leggere sul quotidiano IlFoglio, un articolo dell’ex Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dal titolo “Una crescita verde”, nel quale delinea alcuni punti fondamentali per non “sprecare una crisi” ma utilizzare la ripresa come un’occasione per dare respiro alle economie nazionali:

  • Collocare le innovazioni “verdi” in un contesto di economia circolare, le cui fasi del ciclo produttivo circolare vengano incentivate da tassazione e regolazione adeguate.
  • Accelerare il mercato interno dell’energia, anche adottando una decisione europea per definire costi e impatti degli investimenti in infrastrutture energetiche alternative e non.
  •  Completare la strategia con una prospettiva globale, per esempio attraverso una tassa verde europea che possa accrescere le risorse proprie europee per finanziare il Next Generation Eu.
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Abbiamo già visto come la ripesa sostenibile possa essere la più efficace, le misure di stimolo verde sono in grado di fornire il migliore rapporto costi-benefici in termini di spesa pubblica ed effetti positivi su economia e lavoro nella fase di ripresa post-pandemia, ma è necessario cambiare direzione agli investimenti e alle azioni di governo facendo sì che indirizzino le risorse verso un nuovo sistema sostenibile.

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Elisabetta Ruffolo

Nata a Milano, classe 1989, laureata in Management Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, conclude il suo percorso accademico con un elaborato in diritto dell'economia su "La normativa europea sull'equity crowdfunding: problemi e prospettive". Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico, per le quali è responsabile di produzione. E' responsabile editoriale dei contenuti di IconaClima e IconaMeteo. Studia gestione e comunicazione della sostenibilità presso l'Alta scuola per l'Ambiente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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