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Gestione dell’acqua: troppe perdite nella rete idrica e siccità in aumento. Rischio anche per la salute

La disponibilità di acqua influenza la gestione del territorio e lo sviluppo della civiltà nel suo complesso, in tutte le zone del mondo. Da una corretta gestione delle risorse idriche derivano società più forti e resilienti

Negli ultimi anni sono stati fatti progressi: nel mondo l’accesso all’acqua potabile è aumentato, così come quello ai servizi igienico-sanitari ma, nonostante ciò, miliardi di persone ancora non dispongono di questi servizi essenziali. In tutto il mondo, una persona su tre non ha accesso all’acqua potabile. Secondo la FAO sono i paesi in via di sviluppo a soffrire maggiormente di scarsità d’acqua e ad avere le prospettive future peggiori. I fattori ambientali, come l’esposizione al cambiamento climatico, la conseguente desertificazione, l’impoverimento del suolo che si verifica laddove l’acqua termina di scorrere, e la conseguente riduzione delle risorse alimentari, rendono le popolazioni più povere ancora più vulnerabili.

Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e condizioni igieniche per tutti è uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile posti dall’Agenda 2030. Per rendere ciò possibile, è centrale il ruolo del Water Management, ovvero della gestione dell’acqua, la cui inefficienza non deve essere interrogata solo nei paesi in via di sviluppo.

Water-related challenges – Un.org

In Italia l’acqua è pubblica, non lo è la gestione del servizio idrico

E’ opportuno interrogarsi sulla gestione del servizio idrico italiano, per capirne i limiti e farsi un’idea di quali debbano essere gli obiettivi futuri in un contesto climatico sempre più caratterizzato da scarsità di precipitazioni. La gestione dell’acqua in Italia si sviluppa a livello locale, sulla base delle normative nazionali ed europee.  I consumi di acqua non sono costanti nei paesi europei e un fattore determinante è proprio la diversità climatica dei vari stati. Il servizio idrico italiano viene gestito da un ente pubblico e/o una corporate privata (decreto-legge n. 112 del del 2008) che si aggiudica un appalto pubblico per la gestione idrica integrata, in tal caso si ha quindi una multi-utility a capo della gestione del servizio idrico. Con servizio idrico non si intende solo l’acqua che banalmente esce dai rubinetti per uso domestico, ma si intende un “servizio idrico completo” ovvero che include l’intero ciclo di gestitone dell’acqua. Il servizio idrico completo va dall’estrazione dell’acqua dai pozzi, alla potabilizzazione dell’acqua – che avviene ad esempio tramite l’aggiunta di cloro per evitare problemi sanitari o il trattamento dei metalli nocivi per la salute – alla  gestitone effettiva dell’acqua pulita – che comprende anche le acque grigie e le acqua nere – alla gestione dei depuratori che immettono nei fiumi dell’acqua depurata.

Ogni cittadino italiano, paga in bolletta anche i costi di questo ciclo (art.154 DL152/2006), il valore pagato in bolletta varia in base alle zone di residenza e in base all’efficienza del sistema idrico.

Proprio riguardo all’efficienza del sistema idrico, in Italia alcune zone sono ancora dei colabrodo, l’ultimo rapporto Istat evidenzia come le perdite della rete idrica siano ancora rilevanti: circa 44 metri cubi di acqua al giorno per km di rete nei comuni si perde per strada, ovvero non arriva al consumatore. Il 37,3% del volume di acqua immesso nelle reti dei capoluoghi non raggiunge gli utenti a causa delle dispersioni in rete. Questo significa che, in un intero anno (anno oggetto dello studio: 2018), nella rete di 109 comuni sono stati immessi 2,5 miliardi di metri cubi d’acqua potabile e ne sono andati dispersi 942.500.000 metri cubi d’acqua. 

Oltre all’evidente spreco di una risorsa primaria per la vita, bisogna considerare la gravità della situazione nel suo insieme: il danno finanziario da un lato e il danno ambientale dall’altro che si sovrappongono in un contesto climatico che vede un crescendo delle ondate di caldo e siccità per il nostro paese. 

Le cause di queste perdite si possono identificare in: perdite fisiologiche, perdite dovute ad impianti troppo vecchi e a rischio rotture, perdite dovute ad allacci abusivi. Rispetto alla tendenza passata si sta registrando un lieve miglioramento (la percentuale del 2016 si attestava al 39,0% – rispetto al 37,3% attuale) ma cresce la spesa media mensile per la fornitura di acqua (13,59 euro nel 2016, 14,65 euro nel 2018). Le falle sono ancora consistenti se si considera che un comune su tre si registrano perdite totali superiori al 45%. Le situazioni peggiori si sono registrate a Chieti (74,7%), Frosinone (73,8%), Latina (69,7%) e Rieti (67,8%).

Con l’avvicinarsi della stagione estiva e quindi di possibili e più frequenti ondate di siccità, aumenta il rischio di razionamento dell’acqua potabile, come è già successo in passato, soprattutto nel Mezzogiorno, dove in 12 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana adottate misure per razionare la distribuzione di acqua per uso civile. 

L’obiettivo deve continuare ad essere quello di ridurre al minimo le perdite durante il ciclo dell’acqua. Centrale il ruolo del Water Management integrato che consideri tutti gli step del ciclo di gestione poiché, oltre alle perdite d’acqua sulle reti infrastrutturali, ci sono altre tematiche strettamente connesse al ciclo dell’acqua, come ad esempio la qualità delle acque balneari; lo scarico dei depuratori, tassello del ciclo della gestione dell’acqua, influisce sulla qualità delle acque balneari (mare e laghi), determinandone la possibile presenza di inquinanti e batteri a causa di una mancata o incompleta depurazione delle acque civili. 

L’obiettivo ha rilevanza prioritaria, l’Italia si è collocata al primo posto nell’Ue per i prelievi di acqua a uso potabile: 428 litri per abitante al giorno (anni 2015-2018) ed è geograficamente situata nell’area Mediterranea considerata hot-spot del cambiamento climatico. Non ad ultimo, come evidenziato dalla pandemia COVID-19, l’acqua è un elemento indispensabile per la disponibilità e l’erogazione di servizi igienico-sanitari, l’igiene e l’accesso adeguato all’acqua pulita è fondamentale per prevenire e contenere le malattie. Non poter disporre di questa risorsa è un rischio per la nostra salute, che non possiamo permetterci di correre. 

 

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Elisabetta Ruffolo

Nata a Milano, classe 1989, laureata in Economia & Management Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, conclude il suo percorso accademico con un elaborato in diritto dell'economia su "La normativa europea sull'equity crowdfunding: problemi e prospettive". Approda a Meteo Expert nel 2016 dove si occupa di coordinare le attività di divulgazione scientifica in ambito televisivo e radiofonico, per le quali è responsabile di produzione. E' responsabile editoriale dei contenuti di IconaClima e IconaMeteo. Studia gestione e comunicazione della sostenibilità presso l'Alta scuola per l'Ambiente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

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