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La ripresa sostenibile è la più efficace, occorre cambiare direzione agli investimenti

Lo affermano esperti internazionali e Nobel: permette una crescita rapida e crea più posti di lavoro rispetto all'industria fossile

Il Coronavirus ha messo in ginocchio l’intero sistema economico mondiale, causando una crisi che sarà più grave di quella del 2008, forse la più grave dalla Grande Depressione del 1929. Gli sforzi dei paesi saranno, nei prossimi mesi, concentrati nel garantire una ripresa più efficace possibile.

La tentazione è di puntare su una ripresa classica, finanziando massicciamente i combustibili fossili e sfruttando tutte le risorse economiche disponibili, comprese quelle precedentemente destinate alle politiche contro i cambiamenti climatici. Ad esempio, l’amministrazione Trump sta elargendo miliardi alle compagnie aeree e prestiti a basso interesse alle compagnie petrolifere.

Questa strada può sembrare la più appetibile a chi crede che il cambiamento climatico possa essere ignorato, ma, in realtà, si tratta di un percorso non conveniente nemmeno nel breve termine. La strategia di ripresa ottimale è, invece, quella sostenibile, che permetta il rispetto degli obiettivi climatici. Perché? Perché garantisce maggiori ritorni economici e più posti di lavoro nel breve termine, nonché maggiore risparmio nel lungo termine: in definitiva, garantisce una ripresa più efficace, con il miglior rapporto costi-benefici.

Lo studio

Questo è quanto emerso da un recente studio dell’Università di Oxford firmato da esperti di fama internazionale, quali il premio Nobel Joseph Stiglitz e l’economista del clima Lord Nicholas Stern della London School of Economics.

Sono stati catalogati più di 700 pacchetti di politiche di stimolo fiscale proposti o realizzati fra il 2008 e il 2020 nei paesi del G20, incluse le politiche per la ripresa adottate a seguito della crisi finanziaria del 2008, analizzandoli in relazione a quattro caratteristiche: velocità di attuazione, moltiplicatore economico, impatto climatico potenziale e desiderabilità complessiva. Tutto questo intervistando più 231 esperti di ministeri delle finanze, banche centrali o accademie provenienti da 53 paesi, compresi quelli del G20, di cui 28 italiani.

Le misure di stimolo verde sono state tra le opzioni più votate, in quanto in grado di fornire il migliore rapporto costi-benefici in termini di spesa pubblica ed effetti positivi su economia e lavoro nella fase di ripresa post-pandemia.

Lo studio ha così identificato cinque diverse politiche che incentivano allo stesso tempo la crescita economica e la transizione verso un’economia sostenibile:

  • investimenti in infrastrutture verdi come quelle per le rinnovabili e per le tecnologie di Carbon Capture and Storage;
  • miglioramento dell’efficienza energetica delle infrastrutture esistenti in termini, ad esempio, di riscaldamento o isolamento termico;
  • investimenti in training e educazione, utili per ridurre la disoccupazione prodotta dalla crisi;
  • investimenti nel capitale naturale per la rigenerazione e la resilienza degli ecosistemi, ad esempio incentivando la riforestazione e l’espansione dei parchi naturali;
  • finanziamento della ricerca e sviluppo di soluzioni climate-friendly.

 

 

 

Strategie economicamente vantaggiose: nel breve termine

Quello che è però più rilevante e, in un certo senso, più appetibile nell’immediato di queste strategie è che sarebbero in grado di garantire una ripresa economica più efficace rispetto agli investimenti nel fossile: le rinnovabili generano 7.49 posti di lavoro per ogni milione di dollari investito, l’efficientamento energetico degli edifici ne genera 7.72, i combustibili fossili solamente 2.65. Queste politiche sono, insomma, tre volte più convenienti in termini di riduzione della disoccupazione: permettono quindi una maggiore stimolazione della domanda e, di conseguenza, un maggiore aumento del PIL. Inoltre, rinnovabili ed efficientamento energetico sono meno soggetti a delocalizzazione.

Gli investimenti nel capitale naturale e nell’efficientamento energetico sono i più veloci nella realizzazione, il che è essenziale in un periodo di crisi.

Nel lungo termine

Anche nel lungo termine le rinnovabili convengono rispetto al fossile: i minori costi di gestione e mantenimento permettono infatti di liberare risorse per ulteriore espansione e quindi crescita. La stessa non sarebbe invece possibile con l’alto costo di mantenimento del fossile. Allo stesso tempo, l’investimento odierno in rinnovabili riduce i costi futuri della transizione verso l’energia sostenibile. Le rinnovabili ci rendono inoltre meno dipendenti dall’approvvigionamento di energia dall’estero, in particolare da luoghi geopoliticamente instabili come la Russia o il Medio Oriente. 

Tutto ciò senza contare la riduzione dell’inquinamento urbano e delle conseguenti spese sanitarie che queste politiche comportano o la possibilità di direzionare gli investimenti in efficienza energetica verso le abitazioni della parte più povera della popolazione, garantendo maggiore equità sociale.

Incentivare lo smart-working

Interessante anche l’analisi dell’importanza delle politiche di incentivazione dello smart-working durante la fase di transizione successiva al lockdown: le politiche messe in atto nella fase immediatamente successiva a una crisi si sono storicamente rivelate essere le più efficaci nel supportare il radicamento delle nuove abitudini. Si suggerisce di incentivare la diffusione della banda larga e, di nuovo, l’efficientamento energetico degli edifici residenziali.

Studi recenti supportano, infatti, la possibilità che lo smart-working possa diventare un’abitudine, riducendo spostamenti inutili e inquinamento e, in ultima analisi, migliorando la qualità della vita: un primo studio ha calcolato che un terzo della forza lavoro mondiale manterrà lo smart-working part-time (Global Workplace Analytics, 2020). Anche il settore dell’aviazione prevede una riduzione permanente dei viaggi di lavoro.

Senza le politiche giuste, concludono gli economisti, “we will leap from the Covid frying pan into the climate fire” – salteremo dalla padella del Coronavirus al fuoco del clima.

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Elisa Terenghi

Nata a Monza nel 1994, mi sono laureata in Fisica del Sistema Terra presso l’Università di Bologna nel marzo 2019, conseguendo anche l’Attestato di formazione di base di Meteorologo del WMO. Durante la tesi magistrale e un successivo periodo come ricercatrice, mi sono dedicata all’analisi dei meccanismi di fusione dei ghiacciai groenlandesi che interagiscono con l’oceano alla testa dei fiordi. Sono poi approdata a Meteo Expert, dove ho l’occasione di approfondire il rapporto fra il cambiamento climatico e la società, occupandomi di rischio climatico per le aziende.

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