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Prosegue la fusione dei ghiacci marini dell’Artico: quest’estate potremmo registrare un nuovo record negativo

Il ghiaccio marino artico ha raggiunto la massima estensione nel mese di marzo, e adesso la stagione di fusione è ben avviata a un ritmo rapido, anche se non così accelerato come negli ultimi anni. Tuttavia le proiezioni di fusione insolitamente intense mostrano un possibile livello minimo record a settembre.

Il ghiaccio marino artico segue il suo ciclo stagionale, come è possibile osservare nell’immagine sottostante elaborata dal sistema Arctic-ROOS. Essa mostra la variazione dell’estensione del ghiaccio marino durante un anno solare. Di solito la fusione inizia all’incirca verso la fine di marzo e dura fino a settembre, quando viene raggiunto il minimo annuale.

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Guardando i dati degli ultimi anni, possiamo vedere come l’estensione del ghiaccio artico del 2020 sia stata la seconda più bassa mai registrata, solo dietro al 2012, che detiene ancora il record negativo di poco più di 4 milioni di km quadrati. Per quanto riguarda il 2021, possiamo dire che a oggi la situazione è migliore rispetto all’ultimo decennio.

Di seguito è mostrata la massima estensione del ghiaccio marino artico negli ultimi 17 anni: si nota come il valore del 2021 sia intorno alla media del periodo 2010-2019 e di poco superiore a molti dei valori dell’ultimo decennio.

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I dati del National Snow and Ice Data Center statunitense relativi all’estensione spaziale del ghiaccio marino artico rispetto alla media rivelano che nella prima parte di giugno i deficit più gravi si sono registrati nel Mare di Laptev, nel Mare di Kara, nel Mare di Barents e nel Mare del Labrador.

Il grafico di seguito ci mostra l’andamento dellestensione del ghiaccio, che appare ben al di sotto della media a lungo termine. La linea tratteggiata rappresenta la stagione 2012, che a settembre ha fatto registrare l’estensione minima record dall’inizio delle misurazioni, avviate nel 1979.

L’attuale estensione del ghiaccio marino ha un’area di poco superiore a 11,4 milioni di chilometri quadrati. Non è il valore più basso per questo periodo dell’anno, ma è ancora inferiore alla media di oltre 1 milione di chilometri quadrati.

Attualmente, quella del 2021 si classifica come la sesta estensione più bassa mai registrata. Lo si può vedere nel grafico sottostante in giallo, insieme ai 5 anni più bassi in rosso.

Questi sono i dati che rappresentano le condizioni all’inizio di giugno, quindi molto può cambiare durante il trimestre estivo. Infatti sebbene il 2012, a inizio giugno, avesse un valore ben al di sopra rispetto agli anni più recenti, tuttavia si è rivelato a settembre come l’anno peggiore in termini di estensione.

Il grafico seguente mostra poi la concentrazione di ghiaccio marino presente in oceano. Abbiamo per lo più una concentrazione del 90-100%, ma si vede bene quanto sia varia e dinamica la calotta polare in tutta la sua vasta estensione.

Finora il 2021 non è tra gli anni peggiori, ma a livello regionale ci sono situazioni molto diverse. In particolare, dinamiche atmosferiche hanno favorito avvezioni calde fin sulle coste dell’Artico Russo: di conseguenza il lato siberiano ha assistito a una maggiore riduzione delle concentrazioni di ghiaccio, che risulta anche molto meno spesso rispetto a quanto si registra al largo delle coste Canadesi.

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In particolare, le regioni artiche sono state molto più calde della media nel periodo tra novembre e aprile. Il clima è stato molto più caldo della norma in gran parte dell’Oceano Artico soprattutto ad aprile, e questo trend è proseguito nel mese seguente. Il fatto che nonostante tali anomalie termiche le attuali condizioni del ghiaccio marino artico siano migliori rispetto a quelle degli ultimi anni dice molto su quanto questi valori siano stati ancora più accentuati negli anni che ci siamo lasciati alle spalle.

Secondo i modelli, questa settimana una zona di bassa pressione interesserà il lato siberiano dell’Oceano Artico, favorendo di conseguenza temperature molto più elevate della media sulla Siberia centrale e lungo il bordo orientale dell’Oceano Artico, aree già particolarmente in sofferenza che vanno incontro a una continua e rapida riduzione della concentrazione di ghiaccio marino.

Per converso si svilupperà un flusso di aria fredda sulla Groenlandia e sul Mare di Barents, dove tuttavia sono previste temperature oceaniche più alte del normale che contribuiranno a una rapida fusione del ghiaccio marino.

Al momento sembra che queste condizioni siano destinate a protrarsi per tutto il mese, favorendo ritmi particolarmente accelerati di fusione.

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Luca Maffezzoni

Nato a Brescia nel 1989, fin dalla giovane età mostra una passione innata verso le tematiche climatiche e ambientali. Dopo aver ottenuto il diploma di Liceo Scientifico consegue prima la laurea triennale in scienze ambientali attraverso la discussione di una tesi riguardante le ondate di calore estive sulla penisola italiana nell’ultimo ventennio. Successivamente, grazie una tesi sperimentale volta allo studio della risposta dei ghiacciai alpini al Global Warming, ottiene la laurea magistrale in scienze e tecnologie ambientali con indirizzo climatico presso il DISAT dell’Università Bicocca di Milano nel Novembre 2015. Dopo una breve esperienza come insegnate di matematica e scienze presso una scuola secondaria di primo grado, ottiene un assegno di ricerca presso L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) della durata di un anno dove si occupa dello sviluppo e mantenimento dell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). In fine, nel novembre del 2017 si traferisce all’università LJMU di Liverpool dove inizia un dottorato di ricerca volto a studiare gli effetti dei cicloni extratropicali sulla calotta glaciale Groenlandese. Tale esperienza è accompagnata da costante attività di insegnamento all’interno dell’università dove si occupa di fornire agli studenti le basi di statistica, programmazione e utilizzo di Geographic Information System (GIS) necessari per poter lavorare e gestire dati meteorologici, climatici e ambientali.

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