Territorio

Nel 2020 la distruzione delle foreste tropicali ha registrato un’impennata

Il dramma della pandemia non ha fermato la deforestazione: il 2020 è stato tra gli anni segnati dalle maggiori perdite di foreste. Serve invertire la rotta prima che sia troppo tardi

Nelle principali regioni tropicali abbiamo perso almeno 42.000 km quadrati di foreste, solo nel 2020. Da brividi, i dati emersi di recente dall’analisi condotta dall’Università del Maryland e da Global Forest Watch: nonostante la terribile pandemia che ha bloccato il mondo il 2020 sia stato segnato da una perdita di foreste ben al di sopra della media degli ultimi 20 anni.

Come spiega Global Forest Watch, le cause principali della perdita delle foreste sono la deforestazione finalizzata alla raccolta di materie prime in America Latina e nel sud-est asiatico, mentre nell’Africa tropicale pesa soprattutto l’agricoltura. Sempre più significativo anche l’impatto degli incendi e di altri fenomeni legati al clima, come la siccità.

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La situazione è critica soprattutto nelle foreste primarie tropicali umide, come quelle dell’Amazzonia, del Congo e del sud-est asiatico, che per l’umanità dovrebbero invece rappresentare dei veri e propri tesori da custodire, per i loro ecosistemi unici e per il ruolo vitale che hanno nella regolazione del clima globale grazie all’assorbimento del carbonio. In questo tipo di foresta le perdite registrate nel 2020 ammontano ad almeno 4,2 milioni di ettari, con un impressionante aumento del 12% rispetto all’anno precedente.
L’escalation più drammatica si osserva in Brasile, dove la distruzione delle foreste è aumentata addirittura di un quarto, circa, rispetto al 2020: qui sono andati persi almeno 1,7 milioni di ettari di aree boschive.

Crediti: Global Forest Watch

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle foreste

La maggior parte delle perdite registrate dalle foreste sono causate in modo diretto dall’uomo, che le distrugge con incendi e deforestazione, ma sono gravi anche i danni che derivano dai cambiamenti climatici.
Anche gli incendi non dolosi hanno portato a perdite senza precedenti in diverse zone, come il Pantanal brasiliano, la Bolivia, l’Australia e la Russia. Dal clima dipendono anche fenomeni, come tempeste più intense o la diffusione degli insetti, che secondo quanto riferisce Global Forest Watch hanno influito pesantemente sulla perdita di copertura arborea, soprattutto nell’America centrale e nell’Europa centrale.
«Queste dinamiche evidenziano la duplice relazione tra foreste e cambiamenti climatici – sottolineano gli esperti -: non solo le foreste influenzano il clima assorbendo carbonio nella loro crescita ed emettendolo quando vengono distrutte, ma possono anche subire impatti diretti derivanti dal cambiamento delle temperature e delle precipitazioni».

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Oggi siamo chiamati a decidere del futuro delle foreste

Ci troviamo di fronte a una vera e propria emergenza: gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più devastanti, stiamo perdendo una quantità spaventosa di specie a causa dell’estinzione e il disboscamento legato all’accaparramento dei terreni sta avendo impatti terribili e irreversibili anche sui diritti, sulla sussistenza e sul patrimonio culturale di molte popolazioni.
Come sottolinea Global Forest Watch, le iniziative che dobbiamo mettere in atto per ripartire dopo il dramma della pandemia ci offrono un’opportunità per reinventare economie e politiche che permettano di proteggere le foreste, e di conseguenza anche noi stessi, «prima che sia troppo tardi».

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Valeria Capettini

Nata a Milano nel 1991, mi sono laureata in Lettere moderne per poi conseguire una laurea magistrale in Comunicazione. Sono iscritta all'Albo dei Giornalisti della Lombardia. Nel 2016 sono entrata a far parte della squadra di Meteo Expert, allora conosciuto come Centro Epson Meteo: un'esperienza che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della climatologia lavorando fianco a fianco con alcuni dei maggiori esperti italiani in questo settore.

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